Il gruppo olandese The Gathering il 2 febbraio all’Alcatraz di Milano

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Per festeggiare i venti anni dalla formazione del gruppo, gli olandesi “The Gathering” effettueranno un tour in Europa e il 2 febbraio 2010 saranno all’Alcatraz di Milano. La band è una delle migliori esponenti del gothic rock, ma recentemente il suo modo di fare musica si è evoluto, virando verso un rock alternativo dalle tinte psichedeliche. Da marzo 2009 la storica cantante del gruppo Anneke van Gierbergen ha deciso di ritirarsi, per dedicarsi alla famiglia e anche a nuove esperienze musicali, ed è stata sostituita da Silje Wergeland, proveniente da un’altra gothic metal band norvegese, quindi la data dell’Alcatraz sarà anche l’occasione per  ascoltare la nuova voce del gruppo, oltre che dell’ottima musica.

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Il talento dimenticato di Tim Buckley

tim buckley

Tim Buckley (U.S.A. – 1966)

Uno dei più grandi talenti vocali in assoluto mai esistiti nella storia del rock, che rischia quasi di essere completamente dimenticato. Nelle sue composizioni, appunto, il marchio di qualità e valore aggiunto è, appunto, la sua voce.
L’esordio del 1966 porta il suo stesso nome, ed è sicuramente uno dei migliori esempi di quel country-folk rock che aveva così tanto successo negli Stati Uniti. Le canzoni sono vivaci ed espressive, ed un altro elemerge prepotentemente è la chitarra, che in certi momenti ricorda le canzoni più lente e tendenti al folk dei Leppelin.
Il secondo lavoro è “Goodbye and Hello”, che personalmente ritengo il miglior lavoro dell’artista; la base country resta sempre, ma i ritmi diventano più complicati ed atmosferici, ricordando le tematiche di quello che da lì a breve sarebbe stato il movimento rock psichedelico, il tutto è sempre esaltato dall’inconfondibile caratteristica del cantautore: la voce.
“Happy Sad”è il terzo lavoro; in questo caso il titolo basta ed avanza a definire l’album: l’alternanza di ritmi vivaci e tristi è la costante del disco, ancor più che nei suoi precedenti.
A queste tre bombe sparate l’una dietro l’altra, l’artista non riuscì a dare seguito, o meglio: i lavori successivi abbandonano definitivamente le tonalità folk così meravigliosamente espresse fino a quel momento; viene ad essere protagonista una musica molto più introspettiva, che in certe occasioni si limita ad essere uno sfoggio delle sue doti vocali. La critica ritiene che questo sia il miglior periodo artistico di Tim Buckley, personalmente lo preferivo come “menestrello popolare”. Il pubblico, evidentemente, la pensò come me, così Tim Buckley decise di voltare ancora una volta pagina, per seguire le ritmiche del blues, con risultati piuttosto discreti, ma comunque non paragonabili ai livelli dei primi tre album.
Nel 1975 Tim Buckley morì (cosa non proprio insolita per un musicista rock…) per un mix di alcol e cocaina. Quello che ha lasciato, a mio parere, non è stato sufficientemente valorizzato; spero che non faccia la fine che temo, ossia quella di finire definitivamente nel dimenticatoio della musica.