I Pink Floyd: rock psichedelico, progressive e tanto altro
Pink Floyd (U.K. – 1967)
Sicuramente uno dei migliori gruppi della storia. In attività dalla fine degli anni ’60, i Pink Floyd vantano una carriera talmente variegata da poter essere considerati tranquillamente leader assoluti del movimento del rock psichedelico (agli inizi della loro carriera), del progressive (metà) e del rock classico (fine).
L’album di esordio è “The Piper at the Gates of Dawn”; come già detto sopra, il genere proposto è un acidissimo rock psichedelico non lontano da quello di Jimi Hendrix. Raramente una sperimentazione continua come quella che si trova in questo disco ha prodotto dei risultati così convincenti, tanto che il lavoro in questione è da considerarsi assolutamente un capolavoro.
Il seguente “A Saucerful of Secrets” fa subito notare un cambiamento: Syd Barret, chitarrista e fino a quel momento leader indiscusso della band esce prima del completamento del disco, ed al suo posto entra David Gilmour. Barret proseguirà una carriera solista nella quale non si riesce a trovare qualche spunto particolarmente notevole, e si dedicherà a quello che sembra il suo passatempo preferito: la droga. Nel 2006 la sua scomparsa fu comunque vissuta all’interno del gruppo come un evento particolarmente tragico. Venendo al disco, è sicuramente un lavoro estremamente buono, sullo stesso stile del precedente, ma leggermente inferiore; era comunque quasi impossibile fare meglio.
Passando al quarto disco del gruppo, “Ummagumma”, iniziamo a notare un nettissimo cambio di stile: l’album è composto da una parte live e una da studio; soffermandoci su quest’ultima, è chiaro il passaggio dalle sonorità tipicamente psichedeliche dei primi lavori a quelle più sinfoniche, quasi in stile Moody Blues. I richiami alla musica classica barocca sono continui, ed il lavoro risulta essere sicuramente il più oscuro, enigmatico, e di difficile ascolto tra quelli della discografia dei Pink Floyd; il disco è sicuramente notevole, ma dopo un progetto così difficile da digerire, la band decise di aggiustare il tiro, iniziando ad abbracciare tematiche musicali un attimino più commerciali e tipiche del progressive classico: il seguente “Atom Heart Mother” è il primo tentativo, piuttosto riuscito, di intraprendere questa strada; il disco è famoso anche per la sua stranissima copertina, raffigurante semplicemente una mucca, che lasciò a bocca aperta i fans del progressive e del rock psichedelico, abituati a copertine più complesse ed arzigogolate.
Le linee guida di “Atom Heart Mother” vennero riprese e migliorate alla grandissima dal successivo “Meddle”: altro capolavoro assoluto, uno dei migliori album progressive, ma anche del rock in generale. La strumentale “One of These Days” e la fenomenale “Echoes” sono le locomotive che trainano questo disco, e rappresentano l’inizio del picco artistico del gruppo. All’interno del disco è degna di una citazione anche “Fearless”, ripresa dai tifosi del Liverpool nel loro celeberrimo inno “You’ll Never Walk Alone”.
Il seguente “Obscured by Clouds”, nonostante rappresenti comunque un passo indietro rispetto ai precedenti, lo ritengo eccessivamente sottovalutato dalla critica: il lavoro è comunque ascoltabile, ed il suo vero difetto è quello di sfigurare rispetto ai capolavori precedenti. Gli si deve poi attribuire un ulteriore merito: questo album ha un po’la funzione di preparare il terreno per l’apice assoluto della loro carriera, sia dal punto di vista artistico, sia da quello commerciale: “The Dark Side of the Moon” del 1973 è spesso considerato il miglior album progressive di sempre; lasciando da parte queste classifiche, la cosa sicura è che questo è ancora una volta uno dei punti più alti della storia del rock: le complesse tematiche musicali proposte appaiono comunque orecchiabili e di ascolto relativamente facile; è probabilmente qui che il cantante / bassista Roger Waters inizia a prendere quella leadership che poi si trasformò in egemonia; la sua prestazione è comunque innegabilmente eccellente.
Forti del successo di critica e di pubblico, i Pink Floyd riuscirono a ripetersi, e in certi aspetti anche a superarsi: “Wish You Were Here” è un album più semplice del precedente, in cui le parti melodiche stemperano ulteriormente i numerosissimi virtuosissimo; a forza di essere ripetitivo, considero anche questo disco un capolavoro; le canzoni “Shine on Your Crazy Diamond” e la title-track sono le canzoni cardine del disco, che rimarranno due pezzi storici della band.
Arrivati all’apice assoluto, dopo tanto tempo, i Pink Floyd non potevano fare altro che iniziare una normalissima discesa: “Animals”comunque dimostra che la band è ancora più che viva: si tratta di un originale concept album, basato su “La Fattoria degli Animali” di George Orwell.
Quando però sembrava che la discesa dovesse essere costante, la band tirò fuori il lavoro che più di tutti ha diviso: “The Wall”. Parecchi fans non lo riconoscono nella discografia, incolpando il gruppo di essere passato ad un rock più orecchiabile, e di aver messo da parte quei virtuosismi e quelle atmosfere che tanto avevano caratterizzato i dischi precedenti; la presenza di Roger Waters, inoltre, sembrava essere passata da leadership a tirannia. Un’altra schiera di persone, tra cui ci metto me stesso, pensano invece che il gruppo sia riuscito a tirar fuori un altro capolavoro: meno elaborato e più vicino ai dettami del rock classico, è comunque un disco di qualità eccelsa, nel quale spicca un altro super classico: quella “Another Brick in the Wall”, che dieci anni dopo diventerà uno dei simboli della caduta del muro di Berlino.
Arrivati gli anni ’80, iniziò per il gruppo una fase di stanca (era quasi ora…): Waters durò un altro album, e poi optò per una carriera solista piena di successi, ma senza quella qualità che lo aveva contraddistinto all’interno della band. Per il resto, ci fu il tempo per altri due album da studio, e poi lo spazio fu dedicato alle attesissime reunion.
Arrivati ai giorni nostri, chiaramente, nessuno si aspetta che i Pink Floyd siano ancora in grado di tirar fuori un album che sappia tener testa alla loro storia, ma è giusto che il gruppo si goda il meritatissimo successo per tutto quello che è riuscito a fare nella sua lunghissima carriera.
