I King Crimson ed i capolavori del progressive
King Crimson (U.K. – 1969)
Progressive.
Spesso per definire il genere musicale di un gruppo bisogna ricorrere a centinaia di etichette, col risultato che non li si riesce a collocare in nessun ambito; in questo caso la definizione di progressive coincide alla perfezione con la musica dei King Crimson: rock con forte richiamo a tematiche della musica classica, con particolare attenzione per le capacità tecniche dei singoli componenti.
La discussione sul fatto se i King Crimson siano stati il primo gruppo progressive della storia, oppure abbiano semplicemente ripreso dai Moody Blues non mi può interessare di meno: qui siamo davanti ad una delle migliori band di sempre, punto e basta.
L’esordio “In The Court of the Crimson King” è la quint’essenza del progressive, anzi, a mio parere è il miglior album della storia del rock. In questo disco delle parti assimilabili all’hard rock si combinano alla perfezione con ritmi più cadenzati e classici, tenendo sempre un occhio di riguardo al jazz ed alla psichedelica. La chitarra del leader Robert Fripp è la protagonista, ma anche Greg Lake (che poi andrà a fare parte degli Emerson Lake & Palmer) si fa notare per le sue favolosi parti di basso e, ancora di più, per la voce. Ciliegina sulla torta, la fantastica e inquietante copertina, rappresentante il volto di un uomo delirante.
Gli album seguenti continuano sulla stessa riga, sempre con ottimi risultati, ma per arrivare ad un altro capolavoro assoluto bisogna arrivare al quarto disco: “Islands”: alcuni componenti sono cambiati, ma la musica proposta rimane di livello eccelso: ancora un altro degli album migliori della storia.
I risultati rimangono formidabili col seguente “Lark’s Tongues in Aspic”: quello che c’è da notare è il primo, leggero, cambiamento di stile: le parti hard rock degli esordi si sono ammorbidite, fino a diventare jazz; le parti della musica classica sono sempre più presenti, e le improvvisazioni si fanno più lunghe, ma senza mai diventare fastidiose.
Nel 1974 il gruppo arrivò a produrre “Red”, il settimo album da studio; quello che poi sarà l’ultimo disco prima di un lungo periodo di riposo rappresenta il primo significativo cambiamento: i brani sono molto più orecchiabili e di facile ascolto; la musica classica, e soprattutto le sperimentazioni danno posto a ritmi più melodici. Si tratta comunque di un altro capolavoro, ed è la prova che i King Crimson sanno fare anche cose facili.
Sette anni dopo “Red”, il gruppo si rifondò; i cambiamenti dei gusti musicali si fecero sentire anche all’interno della band, e quello che ne viene fuori è “Discipline”: sebbene contestato dai fans, penso che a chiunque piacciano gruppi come i Police non possa non essere entusiasta di questo disco, perfetto adattamento alla musica del momento. Sinceramente non penso avrebbe avuto molto senso continuare con un genere quale il progressive, che ormai aveva fatto la sua storia e dato quello che aveva da dare. Il primo scivolone, semmai, arrivò col successivo “Beat”, questo si un album privo di qualsiasi interesse.
La band ebbe, però, modo di rifarsi alla grandissima con un altro disco, che nonostante anche questo sia stato molto criticato, lo considero un altro lavoro assolutamente fondamentale: “Three of a Perfect Pair”. Qui emerge, ancora più che negli altri dischi, il bassista Tony Lewin, che si occupa anche dei campionatori: sicuramente un grandissimo talento del rock. E’ lui a trainare l’album in maniera sempre varia e mai scontata.
A questo punto il gruppo si sciolse un’altra volta, per poi rifondarsi ancora undici anni dopo. “Thrax” è il primo album della terza epoca: così come il progressive negli anni ’80, ora è il rock degli anni ’80 a non interessare a nessuno, e anche in questo caso la band riesce ad adattarsi alle mode del momento, senza però apparire come dei finti giovani: il sound proposto richiama fortissimamente all’hard rock classico in stile Deep Purple; il disco è più che buono, ma un gruppo che si scioglie per due volte per così tanto tempo, evidentemente, perde di interesse: l’album fu pressoché completamente snobbato, così come i lavori seguenti; questi ultimi, in effetti, non riescono a ripercorre le ottime cose fatte in precedenza, ma ad una band capace di creare qualcosa di fenomenale, rinnovarsi, e riproporsi una terza volta, è francamente impossibile chiedere di più.



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