Il Musical diventa Rock:”Il Pianeta proibito” al Teatro Arcimboldi Di Milano

Pianeta Proibito Cuccarini

Dal 24 Febbraio al 7  Marzo  al Teatro Arcimboldi di Milano un sorprendente rock musical  vede il ritorno sulle scene di Lorella Cuccarini in un’inedita versione rockabilly de “Il Pianeta Proibito”. Lo spettacolo, partendo dall’originale musical dell’88 di Bob Carlton, è un sorprendente incontro tra Shakespeare e i miti del rock, sottolineato dalle trascinanti  canzoni rock degli anni ’50 e ‘60 , arrangiate in modo innovativo, e anche da nuove sonorità. Presenze virtuali, come quelle di Mara Maionchi, che impersonerà la prima donna eletta Presidente degli Stati Uniti, di Morgan, che canterà un successo dei Rolling Stones, di Francesco Facchinetti nel ruolo di un giornalista, irromperanno sulla scena grazie alla tecnologia 3D, per la prima volta adoperata in un teatro italiano. La regia di Luca Tommassini ed un cast di tutto rilievo ne fanno uno  spettacolo unico e interattivo, dall’atmosfera magica e divertente, che trasporterà anche gli spettatori su un’astronave che viene risucchiata dal pianeta di Shakespiria.

In tour in varie città italiane per tutto il 2010.

Foto by Teatro Arcimboldi

Chiude a fine gennaio 2010 l’Halfmoon di Londra

Londra

L’aria di crisi che soffia un po’ in tutto il mondo fa vittime eccellenti: molti locali chiudono e fra di loro c’è anche l’Halfmoon di Londra, indimenticabile sede di performances di musica di alto livello. Lo storico pub, che si trova nella zona di Putney, era nato come tale nel 1896, ma  dal 1963 è sede di musica live ed ha visto sul suo palco esibirsi  molti nomi che sarebbero poi diventati famosi, dai Rolling Stones a Kate Bush ad Elvis Costello, agli U2, ai Pentangle, a Billy Bragg, a Van Morrison, solo per citarne alcuni. Chiuderà il 31 gennaio 2010.

Gli Arctic Monkeys live a Milano

data-concerto-Arctic-Monkeys-Palasharp-di-Milano-244x300Una data da segnare sull’agenda: martedì 26 gennaio 2010 gli Arctic Monkeys, nota band inglese, saranno a Milano, dove terranno un concerto live al Palasharp. Il noto gruppo d’oltremanica, formatosi nel 2003, mancava da Milano dal 2007, quando si esibì al Rolling Stones.

Nel febbraio 2008 il gruppo ha partecipato ai BRIT Awards, vincendo come miglior album inglese con “Favourite Worst Nightmare” e come migliore gruppo britannico.

Il loro ultimo album, intitolato Humbug, è uscito in Italia la scorsa estate ed è balzato subito in vetta alle classifiche degli album più venduti.

I biglietti sono  in vendita  sul circuito Ticketone e  su tutti gli altri circuiti a 30 € + diritti di prevendita.

Foto by

I Rolling Stones: gruppo rock a 360 gradi

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Rolling Stones (U.K. – 1964)

Il gruppo rock alternativo per eccellenza. Nella prima metà degli anni ’60, quando il rock aveva iniziato a prendere piede, questo genere negli Stati Uniti seguiva una classica linea ispirata al folk, nel Regno Unito si prediligevano le linee guida tracciate dai Beatles, e la tematica principalmente trattata era l’amore.
Quando uscì l’omonimo esordio dei Rolling Stones, la reazione fu quella di un lampo che squarciò il cielo: per la prima volta il rock tirò fuori quell’immagine aggressiva, che da lì in poi diventò una delle caratteristiche principali del genere.
Musicalmente parlando si tratta di un lavoro molto graffiante, dove immediatamente emerge il talento dei due leader: il cantante Mick Jagger ed il chitarrista Keith Richards; la voce alta e quasi gridata del primo si sposa perfettamente con una distorsione della chitarra ce per i tempi aveva raggiunto livelli veramente estremi. Il lavoro, come molti dischi di esordio in quei tempi, è composto da 9 cover, e comprende una versione britannica ed una americana (fastidiosissima abitudine che il gruppo si porterà avanti diversi anni). Di per sé il lavoro non è male, ma nemmeno niente di particolarmente rilevante; la sua importanza, quello si, è data dal fatto che questo sarà il biglietto da visita di quella che poi sarà la loro carriera. La peculiarità che emerge è in un fatto particolarissimo: in quegli anni la scena musicale americana e quella britannica erano nettamente differenti: ci si mette pochissimi secondi a riconoscere la provenienza di una rock band di quei tempi; i Rolling Stones furono la prima band a fare una musica di tipo trasversale, aprendo gli orizzonti di quella scena British che ha sempre avuto il limite enorme di essere estremamente chiusa. Nonostante questa peculiarità, è curioso vedere come le versioni americane dei loro dischi siano così differenti da quelle britanniche.
Nei successivi dischi, il gruppo sforna dei singoli destinati a rimanere nella storia, come “Everybody Needs Somebody to Love”, divenuto un vero e proprio tormentone grazie ai Blues Brothers, e soprattutto “Satisfaction”. Gli album che li contengono, in verità, non sono granché; per arrivare alla consacrazione, anzi al vero e proprio capolavoro, bisogna passare ad “Aftermath”, che nella sua versione americana è un vero e proprio pezzo di storia del rock. Qui c’è il definitivo stacco dal cordone ombelicale che aveva tenuto il gruppo in un certo senso attaccati sia ai Beatles, sia a Bob Dylan. Il rock qui proposto è aggressivo, atmosferico, senza mezzi compromessi; la canzone “Paint it Black” rappresenta il punto più alto della carriera artistica del gruppo. L’anno di uscita è il 1966, per cui sappiamo quale è il contesto in cui la band si trova, ma questa volta veramente i Rolling Stones hanno iniziato a candidarsi seriamente come il miglior gruppo della storia; a rimettere le gerarchie come prima, i Beatles sono dovuti uscire con “Sgt. Peppers”.
Il successivo “Between the Buttons”smentisce quanto detto prima: il sound qui proposto si rifà molto a quello contemporaneamente proposto da Beatles e Beach Boys. Il disco di per sé non è male, ma sembra avere meno personalità dei precedenti, per questo lo ritengo un leggero passo indietro, così come il sequente “Their Satanic Majesties Request”, che si ispirava un po’troppo al periodo esoterico beatlesiano.
Il seguente “Beggars Banquet”rappresenta di fatto un ritorno alle origini, e anticipa un altro capolavoro assoluto: “Let it Bleed”, altra prova eccelsa del gruppo, che raggiunse così una seconda consacrazione.
Il seguente “Sticky Fingers” fu la conferma della seconda consacrazione, e dopo “Aftermath” è il lavoro meglio riuscito della band. Il disco diventò a tutti gli effetti il simbolo del gruppo, a cominciare dalla copertina, la celeberrima “Tongue & Lip” di Andy Wharol; questo lavoro rappresenta, inoltre, l’apice artistico di Keith Richards, che per tutto l’album sforna a getto continuo riff al vetriolo.
Arrivati al loro culmine, la band inizia lentamente, ma inesorabilmente, con la discesa: i dischi successivi si fanno notare solamente per qualche singolo, come per esempio “Angie” o “Start me up”; l’unico album veramente all’altezza del nome del gruppo è “Some Girls” del 1978.
Nel periodo sopra citato il genere proposto dal gruppo si sposta dapprima verso un rock classico di matrice americana, poi, verso un classico rock ‘n roll di matrice americana, poi, all’inizio degli anni ’80, lo spostamento verso il pop fu piuttosto netto, perdendo gran parte delle loro peculiarità artistiche. Negli anni ’90 la band produsse poco materiale, ma comunque piuttosto notevole: “Voodo Lounge” rappresenta un bel ritorno ai vecchi fasti: sicuramente non è un capolavoro, ma è comunque un manifesto di vitalità. Negli anni seguenti i due album prodotti da studio ottennero un relativo successo solo grazie al loro nome, ma in effetti non c’è niente di particolarmente notevole.
Tirando le somme, è difficile dare un giudizio secco sulla carriera dei Rolling Stones: tre pietre miliari e almeno due album eccellenti sono un risultato comunque invidiabile, ma se il tutto avviene in una carriera di oltre 40 anni, mi viene un attimo da ricredermi: non penso che siano un gruppo da podio nella storia del rock, ma sicuramente sono da collocare in una ipotetica top ten.