Continua il grande successo del tour degli Afterhours

afterhours

Gli Afterhours continuano il loro tour in tutta Italia, riconfermandosi esponenti di primo piano del mondo rock alternativo italiano. Martedì 23 Marzo 2010 saranno a Roma, all’Auditorium Conciliazione; giovedì 25 al Nuovo Teatro Carisport di Cesena e venerdì 26 al Grande Teatro di  Padova.

Fondata da Manuel Agnelli nel 1986, la band (il cui nome si ispira alla famosa canzone “Afterhours” dei Velvet Underground di Lou Reed), formata dallo stesso Agnelli (cantante), Giorgio Prette (batteria), Giorgio Ciccarelli (chitarra e tastiere), Roberto Dell’Era (basso) e Rodrigo D’Erasmo (violino), ha esordito nel 1988 con l’album “All The Good Children Go to Hell”, riscuotendo fin da subito un notevole successo.

Foto by Google

Il gruppo olandese The Gathering il 2 febbraio all’Alcatraz di Milano

The_Gathering

Per festeggiare i venti anni dalla formazione del gruppo, gli olandesi “The Gathering” effettueranno un tour in Europa e il 2 febbraio 2010 saranno all’Alcatraz di Milano. La band è una delle migliori esponenti del gothic rock, ma recentemente il suo modo di fare musica si è evoluto, virando verso un rock alternativo dalle tinte psichedeliche. Da marzo 2009 la storica cantante del gruppo Anneke van Gierbergen ha deciso di ritirarsi, per dedicarsi alla famiglia e anche a nuove esperienze musicali, ed è stata sostituita da Silje Wergeland, proveniente da un’altra gothic metal band norvegese, quindi la data dell’Alcatraz sarà anche l’occasione per  ascoltare la nuova voce del gruppo, oltre che dell’ottima musica.

Foto by Google

Il 14 gennaio 2010 all’Alcatraz di Milano

alca

Sponsorizzata da Jack Daniel’s e da Rock Tv,  giovedì 14 gennaio 2010 all’Alcatraz di Milano, si terrà un concerto live a ingresso libero, durante il quale si esibiranno alcune famose band italiane, il Teatro degli Orrori, che con il loro ultimo album si sono riconfermati uno dei migliori gruppi di rock alternativo in Italia, e i Linea 77, che, in occasione del decennale del loro primo album, ne riproporranno le canzoni, insieme ai più recenti successi. Sottolineerà l’energica atmosfera della serata la musica rock dei Velvet.

Ospite d’eccezione sarà  Pino Scotto, uno dei primi ad introdurre  trenta anni fa l’Hard Rock

sulla scena musicale italiana. Ingresso ore 20,30.

Il Rock indipendente di Beck

Beck (U.S.A. – 1994)

Genio. Questo è il termine che ha fatto la fortuna e la sfortuna di Beck Hansen. Certe volte accade che vieni segnalato dalla critica come un genio per cui, per voler dimostrare di meritare tale appellativo, ti sforzi a ricercare sempre qualcosa di innovativo, con il risultato che a volte gli esiti vanno sotto le aspettative; questo è quanto successo a Beck, per lo meno in certi periodi della sua carriera.

L’esordio ufficiale è “Mellow Gold”, ed è quello che si suol dire esordio col botto. L’album comprende una mescolanza di suoni che convenzionalmente si possono definire rock, ma in realtà spaziano dall’alternative al funky al country, e chi più ne ha più ne metta. Più nello specifico le canzoni hanno tutte una base rock piuttosto malinconico sopra la quale vengono sperimentati suoni e cambi di ritmo che durano il tempo che basta per disorientare l’ascoltatore, per poi sparire. Sperimentazione, appunto, è la parola d’ordine; una volta ripresisi dallo shockante impatto, comunque, capiamo che veramente ci troviamo davanti ad un genio. La critica accolse il disco in maniera entusiasta, ma la sua risposta non riuscì a soddisfare le attese. Per arrivare ad un altro lavoro che potesse ridare credibilità a Beck, bisogna arrivare al quarto “Odelay” del 1996, dove viene lasciata un po’da parte l’eccessiva sperimentazione e vengono adottati suoni più convenzionalmente legati al classico rock alternativo della seconda metà degli anni ’90.

“Mutations” è l’album che segue e che segna definitivamente la strada che il cantautore vuole intraprendere: il rock sul quale crea le sue basi ha dei ritmi decadenti, non dissimili dai Radiohead, e su queste si sviluppano trame che prediligono nettamente l’elettronica. Questo disco, inoltre, ha il merito di funzionare da rampa di lancio per il suo lavoro meglio riuscito “Midnite Vultures”. Le ritmiche, in questo caso, sono più movimentate e tendenti al funky, l’aiuto dell’elettronica si fa decisamente più netto; è un album sicuramente poco adatto a chi segue un rock più canonico, ma per chi apprezza anche suoni alternativi, e non necessariamente rock, non può non essere entusiasta di questo disco. Anche in questo caso, purtroppo, il seguito non è stato dei migliori; tra i lavori successivi, gli unici meritevoli di una citazione sono “Guero” del 2005 e “Modern Guilt” del 2008.

Se ci troviamo di fronte ad un genio, lo sapremo solo col tempo; quello che è sicuro è che tempo per esprimere il suo estro ne ha ancora, vedremo se vinceranno le sue potenzialità o l’ansia di prestazione.

Il Grunge “intellettuale” dei Pearl Jam

Pearl Jam (U.S.A. – 1991)

Certo è che per certi aspetti la storia della musica è veramente ciclica: alla fine degli anni ’70 i Sex Pistols distrussero i vecchi canoni della musica, ed i Clash furono la ciambella di salvataggio del movimento punk davanti agli occhi del mondo; quasi 15 anni dopo il nichilismo dei Nirvana irrompe nel panorama musicale mondiale come uno tsunami; toccò ai Pearl Jam il compito di convincere critica e pubblico che il grunge aveva qualcosa da dire (e neanche poco).

Inutile specificare che anche in questo caso stiamo parlando di un gruppo di Seattle; la particolarità è data dal fatto che con il loro genere impegnato ed intellettuale sono stati coloro che più di tutti hanno dato espressione al disagio espresso da questo genere.

Il loro album di esordio è “Ten”, uscito quasi in concomitanza con “Nevermind” e, subito dietro l’album dei Nirvana, rappresenta il massimo manifesto del genere. La realtà è che, musicalmente parlando, l’esordio dei Pearl Jam è quanto meno un gradino sopra a quello dei Nirvana; a mio giudizio è nettamente il miglior prodotto di tutto il grunge. Particolarmente degni di nota sono, oltre ai riff del chitarrista Steve Gossard, la splendida voce di Eddie Vedder; le tematiche sono quelle tipiche del grunge, ma rispetto ai Nirvana c’è meno aggressività e più riflessività.

Il seguito “Vs” si mantiene sugli altissimi livelli del precedente; forse la prestazione di Vedder è meno notevole, ma il disco rimane comunque più che buono.

Nel 1994 avviene il fattaccio: Curt Cobain fu trovato morto a Seattle; toccò così ai Pearl Jam scrivere l’ultimo atto del grunge con “Vitalogy”; anche qui ci troviamo davanti ad un disco più che buono, ma già vengono tracciate le linee guida di quello che sarà il futuro della band: suoni estremamente più introspettivi e cadenzati, tipo quelli che poi saranno il marchio di fabbrica dei Radiohead e dell’indie pop inglese.

Dopo “Vitalogy” la band produsse altri cinque album che, causa la loro avversione allo show business, ebbero molto meno successo di quanto avrebbero meritato. Il grunge degli esordi si è mutato in un suono molto meno sporco ed ancor meno aggressivo; le parti cattive, relativamente presenti agli inizi, e che si combinavano perfettamente con quelle melodiche grazie al collante della voce di Vedder, sono praticamente sparite; i dischi in sé non sono male, ma purtroppo non si riesce a trovare la genialità degli esordi.

Il gruppo è ancora in attività, e nel 2009 è uscito con “Backspacer”: del grunge non c’è minimamente più traccia; ci troviamo piuttosto davanti ad un rock classico americano, che segue quel filone “nazional-popolare” iniziato con Bob Dylan e proseguito con Bruce Springsteen, e chiaramente riadattato ai tempi che corrono; devo dire la verità: davanti a questi mostri sacri il gruppo perde il confronto, ma riuscire ad arrivare ad un’evoluzione come questa deve essere considerata come un punto di arrivo non da poco: riproporre il grunge adess non avrebbe avuto senso, quindi direi che è meglio così. Per quanto riguarda i loro esordi, ribadisco che artisticamente li ho sempre ritenuti i numeri uno della scena grunge.

Lo Psychedelic Polka dei Primus

Primus (U.S.A. – 1990)

Nonostante non siano notissimi al grande pubblico, i Primus sono scuramente uno dei più geniali gruppi dell’intera storia della musica (oltre che uno dei miei preferiti). Il merito va principalmente attribuito al leader della band: Les Claypol, eclettico passista ce con la sua particolarissima tecnica di suonare fa diventare il basso anziché la chitarra lo strumento principale delle composizioni del gruppo.

Il genere in questione non è molto facile da definire: potrebbe essere un abbozzo di crossover suonato in maniera iper-avanguardistica, piuttosto che un hard rock estremamente sperimentale e ritmato; per stare tranquillo prendo la definizione di Les Claypol: i Primus suonano “psychedelic polka” (più chiaro di così…).

Il primo album “Freezle Fry” colpisce subito per le novità proposte dalla band, con particolare attenzione chiaramente alle parti di basso; i testi e le musiche sono dissacranti, umoristici e quasi vogliono apparire volutamente difficili da digerire; se si fosse messo in mano a Frank Zappa un basso, il risultato probabilmente sarebbe stato molto simile a questo.

L’ironia e la dissacrazione dei canoni rock continuano col seguente “Sailing the Seas of Cheese”, e soprattutto con quello che considero il loro miglior lavoro da studio: “Pork Soda” del 1993. Di commercialmente proponibile c’è ben poco, questo è un genere che piace a pochi fedelissimi fans. Sicuramente comunque anche chi non ascolta questo genere-non genere apprezzerà i continui virtuosismi di Claypol.

Se la gazzosa di maiale (traduzione mia personale dell’album) è l’apice artistico dei Primus, il quinto “The Brown Album” riesce ad essere un’altra ottima dimostrazione del valore del gruppo, mentre il seguente “Antipop” del 1999 rimarrà l’ultimo album da studio. In questo disco, dal titolo emblematico, il gruppo sposta la sua attenzione dalla continua dissacrazione e l’ossessiva sperimentazione, ad una continua ricerca per la melodia; non che sia molto differente dai precedenti, ma è sicuramente quello di più facile ascolto, ed è comunque un’altra dimostrazione di bravura del gruppo.

Come già detto, però, questo fu l’ultimo capitolo del gruppo che, tuttora in attività, come produzione si è limitato ad un EP nel 2003. Les Claypol nel frattempo ha intrapreso come progetto parallelo una attività da solista che non differisce molto da quanto già proposto col gruppo. Ormai sono diversi anni che la produzione dei Primus è ferma, ma finché non ci sarà la notizia ufficiale dello scioglimento, voglio credere che riusciranno a produrre qualcos’altro di geniale.