Il Rap Metal dei Rage Against the Machine
Rage Against the Machine (U.S.A. – 1992)
Piaccia o non piaccia, sono stati degli innovatori. All’inizio degli anni ’90, dopo l’uscita di “Nevermind” dei Nirvana e la svolta commerciale di Metallica e Guns’n Roses, l’heavy metal era stato schiacciato, ancor più che musicalmente, dal punto di vista dell’immagine: i leader delle metal band non erano più degli eroi, ed i metallari con i capelli lunghi avevano iniziato ad essere fuori dal tempo; in pratica, per non essere sepolto, l’heavy metal aveva bisogno di un cambiamento radicale. Il lavoro vedremo che sarà fatto da Korn ed epigoni, ma i Rage Against the Machine furono coloro che tracciarono la strada. Il genere proposto, sia chiaro, non è heavy metal, e nemmeno si avvicina, ma rappresenta comunque un’ancora di salvataggio per gli amanti dei suoni forti.
Il genere musicale della band si può definire “Rap Core”, un hardcore (genere derivato dal punk, ma più veloce e con suoni più nitidi), mescolato ad un genere particolarmente odiato nel mondo dell’heavy metal: il rap. Il filo conduttore del gruppo fu, ancor prima della musica, la politica tendente all’estrema sinistra, che finirà con l’influenzare in maniera eccessiva il gruppo ed i singoli componenti.
L’omonimo album di esordio è, appunto, la perfetta fusione tra rap e hardcore: i suoni sono grezzi, piuttosto semplici, ma anche molto originali, ed il disco risulta essere molto ben riuscito.
Ottenuto il successo, il gruppo decise di seguire la propria strada calcando ancora di più su tematiche estreme, soprattutto dal punto di vista dei testi, spesso rivolti alla protesta sociale. “The Battle of Los Angeles” è il loro terzo ed ultimo album, ed è anche il più estremo, sia per i suoni, sia per gli argomenti trattati. Seguirà solo un bell’album di cover, poi il gruppo, coerente con le sue scelte politiche, decise di sciogliersi per evitare di scendere a troppi compromessi con quello show business che inevitabilmente li circondava.
In questi ultimi anni le reunion sono state fatte solamente per l’attività dal vivo; dopo che con il loro rapcore hanno dato il là ad un genere quale il nu metal, che sembra essere arrivato al tramonto, fare un nuovo disco non avrebbe senso. La loro versatilità e soprattutto l’originalità del chitarrista Tom Morello avrebbero potuto regalare al gruppo una carriera più lunga e con più successi, se solo non si fossero fossilizzati sulle loro intransigenze politiche. Per lo meno sono stati coerenti con loro stessi.
