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	<title>Antologia Rock &#187; pearl jam</title>
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	<description>L'antologia del Rock</description>
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		<title>Il Grunge &#8220;intellettuale&#8221; dei Pearl Jam</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 11:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/07/30/il-grunge-intellettuale-dei-pearl-jam/pearl-jam-ten-rock-band-ps3/' rel="attachment wp-att-268"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/07/pearl-jam-ten-rock-band-ps3-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-268" /></a></p>
<p>Pearl Jam (U.S.A. – 1991)</p>
<p>Certo è che per certi aspetti la storia della musica è veramente ciclica: alla fine degli anni ’70 i Sex Pistols distrussero i vecchi canoni della musica, ed i Clash furono la ciambella di salvataggio del movimento punk davanti agli occhi del mondo; quasi 15 anni dopo il nichilismo dei Nirvana irrompe nel panorama musicale mondiale come uno tsunami; toccò ai Pearl Jam il compito di convincere critica e pubblico che il grunge aveva qualcosa da dire (e neanche poco).</p>
<p>Inutile specificare che anche in questo caso stiamo parlando di un gruppo di Seattle; la particolarità è data dal fatto che con il loro genere impegnato ed intellettuale sono stati coloro che più di tutti hanno dato espressione al disagio espresso da questo genere.</p>
<p>Il loro album di esordio è “Ten”, uscito quasi in concomitanza con “Nevermind” e, subito dietro l’album dei Nirvana, rappresenta il massimo manifesto del genere. La realtà è che, musicalmente parlando, l’esordio dei Pearl Jam è quanto meno un gradino sopra a quello dei Nirvana; a mio giudizio è nettamente il miglior prodotto di tutto il grunge. Particolarmente degni di nota sono, oltre ai riff del chitarrista Steve Gossard, la splendida voce di Eddie Vedder; le tematiche sono quelle tipiche del grunge, ma rispetto ai Nirvana c’è meno aggressività e più riflessività.</p>
<p>Il seguito “Vs” si mantiene sugli altissimi livelli del precedente; forse la prestazione di Vedder è meno notevole, ma il disco rimane comunque più che buono.</p>
<p>Nel 1994 avviene il fattaccio: Curt Cobain fu trovato morto a Seattle; toccò così ai Pearl Jam scrivere l’ultimo atto del grunge con “Vitalogy”; anche qui ci troviamo davanti ad un disco più che buono, ma già vengono tracciate le linee guida di quello che sarà il futuro della band: suoni estremamente più introspettivi e cadenzati, tipo quelli che poi saranno il marchio di fabbrica dei Radiohead e dell’indie pop inglese.</p>
<p>Dopo “Vitalogy” la band produsse altri cinque album che, causa la loro avversione allo show business, ebbero molto meno successo di quanto avrebbero meritato. Il grunge degli esordi si è mutato in un suono molto meno sporco ed ancor meno aggressivo; le parti cattive, relativamente presenti agli inizi, e che si combinavano perfettamente con quelle melodiche grazie al collante della voce di Vedder, sono praticamente sparite; i dischi in sé non sono male, ma purtroppo non si riesce a trovare la genialità degli esordi.</p>
<p>Il gruppo è ancora in attività, e nel 2009 è uscito con &#8220;Backspacer&#8221;: del grunge non c&#8217;è minimamente più traccia; ci troviamo piuttosto davanti ad un rock classico americano, che segue quel filone &#8220;nazional-popolare&#8221; iniziato con Bob Dylan e proseguito con Bruce Springsteen, e chiaramente riadattato ai tempi che corrono; devo dire la verità: davanti a questi mostri sacri il gruppo perde il confronto, ma riuscire ad arrivare ad un&#8217;evoluzione come questa deve essere considerata come un punto di arrivo non da poco: riproporre il grunge adess non avrebbe avuto senso, quindi direi che è meglio così. Per quanto riguarda i loro esordi, ribadisco che artisticamente li ho sempre ritenuti i numeri uno della scena grunge.</p>
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