Articolo sui Marillion, scritto da Marcello Ernano

I Marillion nascono come gruppo prog rock nel 1978 ad Aylesbury in Inghilterra. Ancora oggi la band gode di una folta schiera di fans del neoprogressive , anche se tutti ricordano il miglior periodo con Fish alla voce.
La band ricorda nei suoni e neela stesura dei brani, i Genesis del periodo d’oro con Peter Gabriel tanto che anche la voce di Fish ricorda quella di Gabriel.
Album come Fugazy e Script Of a Jester Tear ma ancor di più l’album che gli da la svolta decisiva ovvero Misplaced Childood sono ancora ricordati dai fans e da il sottoscritto con un po di commozione.
Anche se con l’ingresso del nuovo cantante le cose cambiano un po, i Merillion dimostrano di fare ancora una buona musica con ricerche nel sound e ciò mi pare giusto per qualsiasi band che deve evolversi.
Ricordiamo la formazione
Fish (cantante e autore dal 81 a l’88)
Mick Pointer :batteria ( lascerà il gruppo nell’83)
Brian Jelliman : tastiera( lascerà nel 81 la band)
L a formazione attuale che vede
Steve Hogarth: cantante e scrittore dei testi a volte anche tastierista entra nel gruppo nel 1989
Steve Rothery : chitarra acustica Pete Trewavas: basso elettrico e seconda chitarra nella band dal 1982
Mark Kelly : tastiera (si unisce al gruppo nel 1981)
Ian Mosley : batteria e percussioni( si unisce al gruppo nel 1982)
Che il rock sia con voi Marcello

Il Neo-Progressive dei Marillion

Marillion (U.K. – 1983)

Negli anni ’80 i gruppi storici della scena progressive abbiamo visto che decisero di dare un taglio netto al passato; se in quel periodo aveva ancora senso parlare di progressive, questo lo si doveva quasi esclusivamente ad un manipolo di gruppo che, pur adattandosi alle sonorità in voga in quel tempo, sono comunque riusciti a rispettare le caratteristiche del genere in questione. A tal riguardo il gruppo più rappresentativo, forse, sono proprio i Marillion. Entrando più nello specifico, bisogna dire che quanto proposto dalla band non lo si può definire proprio progressive, dal momento che manca completamente il legame con la musica classica; rimane tuttavia l’attenzione per i virtuosismi tecnici e le canzoni piuttosto elaborate, ben amalgamate con le tastiere, protagoniste assolute degli anni ’80. Quello che viene fuori è catalogabile come neo-progressive.

Parlando della discografia, dopo i primi due album che tanto sanno di tributo ai Genesis, il gruppo mostra in maniera definitiva la propria identità con “Misplaced Childhood”; lo stile Genesis si sente ancora, ma la voce del leader Fish emerge alla grande, ed è la caratteristica che fa fare il salto di qualità alla band. Il singolo “Keileigh” rimarrà la canzone più famosa del gruppo ed è la vera cartina tornasole di questo album, veramente eccezionale.

Tempo per un altro disco, ed il gruppo deve far fronte al cambiamento più significativo della sua carriera: Fish decise di lasciare il gruppo per intraprendere una carriera solista di discreto successo, sia per quanto riguarda la produzione, sia per il successo ottenuto. Al suo posto arrivò Steve Hogarth, tuttora presente nella formazione. Sebbene i fans accettarono di cattivo grado questa novità, francamente mi sembra impossibile trovare un sostituto più adatto gi Hogarth. “Season End” del 1989, infatti, non risente per niente del cambiamento, anzi, il gruppo assume sempre di più quelle caratteristiche che poi sarebbero diventate le peculiarità del neo-progressive, e l’album è più che buono, ed addirittura superato dal seguente “Holidays in Eden”.

Quello che si può rimproverare al gruppo sono invece le produzioni che seguirono: a metà degli anni ’80 anche il neo-progressive dovette far fronte ad una mancanza di idee, e gli album proposti dai Marillion suonarono come piuttosto ripetitivi e stanchi; per uno spiraglio di luce bisogna attendere il 2001, con “Anoraknophobia”, dove i ritmi, da pomposi e trionfanti che erano, si sono fatti più lenti e cadenzati.

Nel 2007 arriva una sorpresa: “Somewhere Else” è un disco più che positivo, che ricalca i Marillion del nuovo millennio, mentre il doppio “Happiness is the Road” del 2009, uscito originariamente solo on-line, è una mezza (quasi totale) delusione.

Se il gruppo sarà in grado di dare qualcosa di valido non so, ma escluderei un ritorno ai risultati di “Misplaced Childhood”: mi accontento di quanto hanno fatto nei loro anni d’oro.

I Toto ed il neo-progressive

Toto (U.S.A. – 1978)

Un ottimo esempio di come far rock valido dal punto di vista qualitativo e commerciale. Musicalmente i Toto sono definibili in quella scena neo-progressive che vede come protagoniste assolute le tastiere, e spesso e volentieri strizza l’occhio al pop.

L’omonimo album di esordio è veramente eccezionale: il singolo “Hold the Line” diventerà presto una delle più famose canzoni della nuova era del rock: pur essendo commercialmente di facile ascolto, dal punto di vista della composizione è davvero valida, e lo stesso discorso lo si può fare per tutto l’album. Particolare attenzione la meritano i 2 leader della band: i fratelli Steve e Jeff Porcaro, rispettivamente tastierista e batterista della band.

Se l’esordio era stato col botto, il successivo “Hydra” non è assolutamente da meno. Il singolo di successo stavolta è “99”, ed anche in questo caso è bene sottolineare il lavoro dei fratelli Porcaro; a differenza della maggior parte dei gruppi che scelgono come riff la chitarra, in questo caso lo strumento che emerge di più è la tastiera.

Nel 1982, con il quarto “Toto IV”, il gruppo raggiunge il punto più alto della sua carriera: in questo disco c’è la maggior parte dei pezzi meglio riusciti del gruppo, in particolare i bellissimi singoli “Rosanna” e “Africa”. Questo fu l’album della definitiva consacrazione: sia che li si vedeva come neo-progressive, sia che li si vedeva come pop, i Toto erano diventati protagonisti assoluti del periodo che va tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Il disco, però, rappresentò anche il punto di partenza di una lenta discesa che li portò fino al 1992 a produrre altri quattro album decisamente poco interessanti. La colpa principale potrebbe essere data al fatto che la band dovette (o volle) cambiare cantanti in continuazione, fino ad arrivare a tenersi alla voce il chitarrista Steve Lukather. In realtà questa è una aggravante, più che altro il sound del gruppo negli ultimi anni si fece veramente stanco.

Nel 1992 accadde un fatto che peggiorò ulteriormente la situazione: Jeff Porcaro, tuttora ritenuto uno dei migliori batteristi della storia, morì a causa di un arresto cardiaco. Il gruppo decise di andare ugualmente avanti, ma i lavori da studio riscossero sempre meno interesse sia in Europa, sia negli Stati Uniti; come per molti altri gruppi pop / neo-progressive, il successo lo continuano ad avere in Giappone. Di questa seconda metà della loro carriera merita comunque una citazione “Through the looking Glass” del 2002: un divertentissimo e riuscitissimo album di cover. In realtà sembra il massimo che adesso oossono fare, ma il loro successo non è stato poi così indifferente.