MC5: l’hard rock americano genuino e senza mezzi termini

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(U.S.A. – 1969)

Continuiamo con quella serie di gruppi che rischiano di sparire dalla memoria umana. Anche in questo caso siamo di fronte ad una rabbiosa risposta americana al raffinato hard rock inglese. Già avevamo detto delle peculiarità del genere sviluppato negli Stati Uniti quando abbiamo parlato dei Grand Funk Railroad; in questo caso c’è molto meno folk e molta più rabbia.

L’album di esordio, “” è una fantastica esplosione di suoni: la musica proposta dalla band è grezza, le chitarre distorte al massimo, e la voce di è graffiante come quella di Brian Johnson degli AC/DC. Ad aggiungere benzina sul fuoco e rendere il tutto ancora più brutale, una registrazione piuttosto sommaria, dal momento che il disco è stato registrato dal vivo; per gli appassionati del genere, questo lavoro è da considerarsi una vera e propria pietra miliare.

Il futuro della band è limitato a due soli altri album, questa volta veramente registrati in studio, ed i (questo è il nome del gruppo per esteso), purtroppo, ammorbidirono i toni. “High Time” è il loro ultimo lavoro da studio, e spazia tra il rock classico e l’hard rock, ispirandosi a band quali potrebbero essere i Kinks. Il disco non è male, ma se paragonato all’esordio mozzafiato, rappresenta comunque un passo indietro.

Per il resto il gruppo decise di mettere definitivamente la parola fine ad un progetto che, purtroppo, non rea stato premiato dal pubblico come avrebbe meritato.