
Who (U.K. – 1965)
MOD. Per sintetizzare lo stile musicale e di vita degli Who è necessaria e sufficiente questa espressione (che altro non è che l’abbreviazione di “modernismo”). Con questo termine si comprende un fenomeno artistico, musicale, ma più in generale di vita, nato in Inghilterra verso la fine degli anni ’50, al quale aderiscono persone che sposano l’idea di adottare tutto ciò che è di moda, all’avanguardia ed insolito. Più avanti con gli anni questo stile di vita verrà ad avere una matrice politica, abbracciando ideologie prettamente di destra, per poi degenerare in una sua frangia estrema col movimento skinhead. Ciò che è curioso è il fatto che musicalmente il genere MOD prende molto dalla musica nera: jazz, blues e soul, vendono riviste in chiave, appunto, moderne per l’epoca.
L’esordio discografico è “My Generation”: l’influenza della musica nera si sente abbastanza, ma l’ispirazione principale è senza dubbio quella dei Beatles; la critica ed il pubblico considerano questo lavoro una vera e propria pietra miliare della musica, e la title-track rimarrà una canzone simbolo del rock; personalmente vedo questo disco come un lavoro carino all’ascolto, ma comunque ancora piuttosto acerbo, e sicuramente non rappresentativo del gruppo.
Dopo il successivo “A Quick One”, in cui meritano una citazione particolare le canzoni “Boris the Spider” e “Happy Jack”, il gruppo cambia radicalmente stile col terzo “The Who Sell Out”, nel quale emerge alla grandissima la versatilità dei singoli componenti. Personalmente questo disco non è tra i miei preferiti, ma i continui cambi di situazioni musicali che si trovano all’interno di questo lavoro, rendono lo stesso più che meritevole di attenzione; i pezzi dell’album sono suonati come se fossero all’interno di un programma di una radio pirata di Londra, che con i suoi stacchetti fa da intermezzo alle canzoni.
Il gruppo capisce di essere portato per le composizioni lunghe, per cui l’album successivo è il doppio “Tommy”; per chi ha una bassa capacità di concentrazione, come il sottoscritto, il consiglio è di ascoltare il disco poco alla volta: tutto insieme potrebbe portarvi un enorme mal di testa. Una volta definito il modo migliore per ascoltare questo lavoro, si capisce che ci troviamo davanti ad un disco eccezionale; lo stile è quello dei Beatles stile “Revolver”, ma l’album è molto più complesso. “Tommy” non è considerabile come un “concept album”, è invece una vera e propria opera rock, in quanto potrebbe essere benissimo vista come il copione di una rappresentazione, che vede protagonista un certo Tommy.
Per coloro i quali non sono riusciti a digerire la complessità dell’album, il successivo “Who’s the Next” è l’album che li farà ricredere sulla band: qui si trovano alcuni dei singoli più conosciuti della band, come “Baba O’Riley”, “Won’t Get Fooled Again”, o “Behind Blue Eyes”. L’impatto col disco è immediato, deciso e semplicemente devastante, qui come non mai sono esaltate le doti canore di Roger Daltey e la fantastica chitarra di Pete Townshend; le canzoni sono più brevi ed incisive, per cui sono anche di più facile ascolto.
La band, arrivata al culmine della loro carriera decise di riprendere a fare ciò che li aveva contraddistinti davanti agli occhi del pubblico: “Quadrophenia” è un’altra opera rock, una specie di autobiografia della band, con protagonista Jimmy, un ragazzo che decise di abbracciare il movimento musicale e di vita del MOD. Per i seguaci del genere è ritenuto una specie di Bibbia; dal punto di vista musicale è sicuramente un disco validissimo, forse leggermente più facile da ascoltare di “Tommy”. Anche in questo caso, comunque, valgono le stesse precauzioni. Questo lavoro fu anche l’ultimo veramente degno di nota, quelli successivi cercano di abbracciare una fetta maggiore di pubblico, ma artisticamente non sono molto validi.
Nel 1978 il gruppo dovette fare fronte alla tragica scomparsa del batterista Keith Moon; nel 1982, quattro album dopo “Quadrophenia”, la band decise di chiudere i battenti; i tre componenti rimasti continuarono con carriere soliste dai risultati alterni; nel 2002 morì anche il bassista John Entaistle; nel 2006, 24 anni dopo, Daltey e Townshend tornarono per un nuovo lavoro da studio, ma nonostante la voce ancora fenomenale, il disco non è dei migliori.
In conclusione, per quello che hanno dato nella loro carriera, piacciano o non piacciano, gli Who sono stati sicuramente uno de gruppi più eccentrici ed incisivi della storia del rock.