Il Thrash Metal dei Metallica

(U.S.A. – 1983)

Il nome dice tutto. I sono i leader assoluti del genere , e più specificamente di un sottogenere dello stesso, chiamato , che si contrappone a quello strillato e kitch che era il glam. Musicalmente parlando, la differenza principale sta nei suoni più bassi e cupi, come attitudine i gruppi thrash non sono smodati e votati all’eccesso, hanno più il modo di fare dei brutti e cattivi che è meglio evitare.

I primi due album del gruppo spaziano appunto tra il thrash e l’ di stile Judas Priest di British Steel, ma è col terzo “Master of Puppets” che il gruppo fa veramente parlare di sé: l’ album diventerà l’emblema dell’, con chitarre e batteria velocissime, sebbene quello che più spicca sono le parti di basso proposte da Clff Burton.

Proprio quando la band ed i suoi singoli componenti iniziarono ad essere apprezzati arriva la tragedia: Cliff Burton muore in un incredibile incidente stradale; il pubblico metal, da sempre restio ai cambiamenti, decise di bocciare in anticipo il nuovo bassista Jason Newsed, col quale, invece, il gruppo produsse quello che a mio giudizio è il loro miglior lavoro: “…And Justice For All”. L’album è un nettissimo passo in avanti rispetto ai canonici suoni dell’, in particolare per quanto riguarda la batteria di Lars Ulrich che, anche grazie all’aiuto del computer, diventa un tappeto di suoni per tutta la durata del disco.

Nel 1991 i con il loro omonimo album decisero di dare una svolta commerciale alla loro carriera: del thrash delle origini non c’era più nemmeno l’ombra; l’ classico si fonde con ritmi più lenti che danno vita ad alcune ballate malinconiche che (diciamocela tutta…) nemmeno i cantautori napoletani si sognerebbero di scrivere. Nella sua totalità, però, è un album completo; i fans dell’ lo disconoscono dalla discografia del gruppo, ma personalmente ritengo sbagliato questo ostracismo; grazie a questo disco il gruppo conquistò una fetta molto più ampia di pubblico, e da questo momento il gruppo decise di continuare sulla stessa falsa riga, ma con risultati meno convincenti.
Negli anni successivi il gruppo fece parlare di sè più per il carattere non eccezionale de leader James Hetfield e Lars Ulrich, e per le loro battaglie contro il download dei brani musicali.
Abbiamo detto che gli ultimi album non sono niente di memorabile; l’ultimo, in ordine cronologico, è “Death Magnetic” del 2008: stroncato da critica e pubblico rappresenta un tentativo di ritorno ad un passato che, come è normale che sia, non appartiene più nemmeno a loro stessi.

In conclusione, se siano loro o no il gruppo migliore della storia dell’ non lo so, né mi interessa (a dirla tutta, comunque il mio voto va per i Van Halen); molti gli preferiscono i cugini/rivali Megadeth, capitanati da quel Dave Mustaine che fu chitarrista dei prima del loro esordio discografico. Rimane il fatto che i , per cercare di ottenere una maggior credibilità verso una fetta maggiore di pubblico, penso che abbiano fatto bene a riadattare la loro musica: insistere sul passato rischiava di essere un accanimento fine a se stesso.