Traffic Festival, il festival gratuito di Torino

Traffic_7Ingresso gratuito al Traffic Festival che si terrà a Torino e a Venaria Reale  dal 14 al 17  luglio e che proporrà gruppi torinesi, ma anche nazionali  ed internazionali. Molte le band famose che si esibiranno sul palco, come gli inglesi Klaxons, esponenti di spicco del synth rock indipendente di Londra, che si sono messi in luce con loro album “Myths of the Near Future” e con alcuni singoli di successo. Presenteranno in questa occasione in anteprima il  loro nuovo disco e la loro musica, che si  ispira a quella New Rave  degli anni ’90 ed è da loro stessi definita “Psichedelica- Progressive/Pop” nella loro pagina di MySpace, praticamente un mix di indie rock e dance, chiamato nu rave.

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A Bologna l’I-Day Urban Festival

blink182-i-day-festivalAll’Arena Parco Nord di Bologna, sua sede storica,  si terrà l’I-Day Urban Festival 2010, che avrà luogo sabato 4 settembre 2010.

Si potrà contare sulla presenza di numerose importanti band, tra cui gli statunitensi Blink 182, che saranno gli headliner, accompagnati dai Sum 41; saranno presenti anche i Modest Mouse, esponenti di spicco della musica indie rock americana,  i Sonic Youth, che hanno in programma un tour che li porterà in tutto il mondo.  Da segnalare l’assenza dei Pennywise, a causa dell’annullamento del loro tour europeo.

I biglietti, acquistabili sui consueti circuiti di vendita,  costeranno 32 euro più i diritti di prevendita, ma,  chi ha acquistato il biglietto del Festival del 2009, avrà un bonus di euro 20, da usare per l’acquisto del  biglietto per l’edizione del 2010 (iniziativa valida fino al 30 giugno).

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Nuovo album per gli Arcade Fire

arcade-fire-pledgeGli Arcade Fire, importanti esponenti della musica indie rock canadese, hanno annunciato che il loro nuovo album “The Suburbs” (il terzo lavoro in studio della band), molto atteso dai fans,  sarà pubblicato il 2 o il 3 agosto 2010 e conterrà 16 canzoni. La band è costituita dal cantante Win Butler e da sua moglie, oltre che da Régine Chassagne, che suona vari strumenti, e da altri musicisti e   canta sia in inglese che in francese;  durante le sue esibizioni usa numerosissimi strumenti, tra cui l’arpa ed è  molto conosciuta anche in Italia, per la sua canzone Rebellion, che nel 2008 è stata scelta come sigla del programma televisivo Otto e mezzo, che va in onda su LA7.

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I Blood Red Shoes in Italia per tre concerti

BloodRedShoes01_JH12Laura –Mary Carter e Steven Ansell, i componenti della indie rock band inglese (originaria di Brighton) Blood Red Shoes, divenuti famosi in soli tre anni e con soli due album , saranno in Italia, per presentare il loro ultimo album “Fire Like This”, pubblicato l’1 Marzo 2010, nel quale riescono a creare un bel mix di melodia e di musica rock.

Numerose e distanziate tra loro le date dei concerti italiani: il 13 luglio saranno a Pescara, al Canarie Beach Club (Lungomare Cristoforo Colombo), il 14 luglio a Bologna al Julive c/o il Botanique, con ingresso libero; il 22 novembre, invece, saranno a Milano alla Casa 139  in via Ripamonti 139.

I biglietti sono già in vendita a 13 euro+ prevendita  sul circuito Ticketone.

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The Morning Benders in Italia

The Morning Benders in ItaliaLa band indie rock The Morning Benders , formatasi nel 2008 a Berkeley in California, sarà in Italia a luglio, per promuovere il suo nuovo album, dal titolo “Big Echo”, che uscirà il 25 giugno nel nostro Paese; sarà  il suo secondo studio album, dopo quello  di esordio, “Talking  Through Tin Cans”.  Le date nelle quali potremo vedere esibirsi live sul palco Christopher e Jonathan Chu, Tim Or e Julian Harmon sono: martedì 14 luglio 2010 all’Hana-Bi di Ravenna, dove l’ingresso sarà gratuito, mercoledì 15 luglio 2010 all’Aquavitae Festival di Giovinazzo (Ba), ingresso 10 euro, e giovedì 16 luglio 2010 al Neapolis Festival a Napoli, ingresso 30 euro.

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Si riuniscono i Pavement!

pavementI  Pavement saranno in Italia per due date, all’Atlantico Live di Roma il 24 Maggio 2010 e all’Estragon di Bologna il 25 maggio 2010 e parteciperanno anche ad altri eventi, come il Primavera Sound, che si terrà dal 27 al 29 maggio al Parc du Forum di Barcellona, dove saranno gli headliner. La band, nata nel 1989 in California, è un’esponente di spicco della musica indie rock americana,  all’inizio interpretata in modo amatoriale, ma con un uso insolito e creativo della chitarra. Fondamentalmente dei bravi ragazzi che si divertivano a suonare, ma che  nel 1991 riescono a raggiungere un grande successo con il loro singolo Summer Babe. Nonostante ciò, il gruppo si scioglie nel 1999. Grande festa, perciò, per il loro ritorno sul palco!

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The Futureheads in Italia

futureheadsAl Trasimeno Music Festival, che si terrà a giugno nella suggestiva località dell’Umbria, il 18 giugno 2010 si potranno ascoltare, tra gli altri, The  Futureheads, la band inglese indie rock,che mancava da due anni dai palcoscenici italiani. Il gruppo si esibirà, inoltre,  al Troublefestival di Monza il 19 giugno.

Costituita da quattro elementi, Ross Millard, Dave Hyde, Barry Hyde e David “Jaff” Craig, la band, nata nel 2000 a Sunderland in Inghilterra,  ha pubblicato il suo più recente album “The Chaos” nello scorso aprile ed il tour in Europa e in America sarà a supporto dell’album., che a pochi giorni dalla pubblicazione sta già riscuotendo un grande successo.

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Il rock in stile britannico degli americani The Killers

The Killers (U.S.A. – 2004)

Se devo scommettere su chi sarà il gruppo che riempirà gli stadi nel prossimo decennio, la mia puntata è sui The Killers.

Quando nella prima metà del 2000 il britpop cominciò a perdere di interesse, abbiamo già visto con i Coldplay che la scena musicale decise di creare un bivio: rallentare il tutto, oppure accelerarlo, con l’aggiunta di un po’di elettronica. In entrambi i casi, in questo periodo storico nascono tonnellate di gruppi, molti dei quali anche piuttosto validi, e coloro che hanno il “merito” di nascere nel Regno Unito vengono pompati fino all’inverosimile.

Questa introduzione può apparentemente stonare se relazionata ad un gruppo americano, ma il valore dei The Killers è talmente elevato che la stampa britannica decise quasi di attribuirgli la cittadinanza inglese honoris causa. A parte gli scherzi, il loro sound è incredibilmente british, tanto che ha senso considerarli come la logica continuazione del britpop.

“Hot Fuss” è il loro disco di esordio, e sicuramente è uno dei più begli album dell’ultimo decennio: il rock proposto, pur non essendo estremamente elaborato, è molto energico, ma allo stesso tempo melodico, e rispecchia tutte le caratteristiche dell’indie, inteso come britpop accelerato.

Visto che in questi anni va di moda l’album che rimane facilmente impresso nella mente, i The Killers centrarono perfettamente il bersaglio anche col secondo “Sam’s Town”, dedicato alla loro città, Las Vegas, per evidenziare il fatto che comunque loro non sono inglesi; si tratta di un eccellente seguito all’esordio. Musicalmente non si distacca moltissimo, ed il risultato è sempre qualcosa di molto gradevole.

Il gruppo è ancora in pienissima attività, e dopo la raccolta di inediti “Sawdust” considerabile poco più di uno spiacevole incidente di percorso, la band esce nel 2008 con “Day & Age”; il disco è piuttosto bello e gradevole all’ascolto, ma la band abbandona quel sound loro originale, in favore di un pop rock più di massa, sebbene stiamo parlando di un disco piuttosto ben riuscito. Per quanto riguarda il futuro, i presupposti per vincere la mia personalissima scommessa ci sono tutti, a tal punto che non so se si tratti propriamente di una scommessa o una battaglia già vinta; sta a loro l’abilità di rimanere su questi altissimi livelli.

Il Rock da campus degli Weezer

The Weezer (U.S.A. – 1994)

Il gruppo che ha preso il posto dei R.E.M. negli stereo dei Campus universitari americani.

Musicalmente, però, i Weezer altro non sono che una risposta al britpop e soprattutto all’indie di stile britannico. In sostanza, quello che fanno è semplice, ma nella sua semplicità risulta divertente.

Passando alla discografia, la band si fa conoscere al grande pubblico sin dall’album di esordio, “The Blue Album”. La spensieratezza delle canzoni viene in certi momenti stemperata da ritmi più malinconici, facendo risultare il disco relativamente maturo. In questo lavoro è presente la canzone “Buddy Holly”, diventata famosissima, in particolare negli Stati Uniti, grazie al video, nel quale il gruppo prende parte ad una puntata di Happy Days, impersonando una band che si esibiva da Arnold’s. Il genere che fanno, pur essendo carino e di impatto immediato, ha comunque l’enorme difetto di lasciare pochissimo spazio alla versatilità, per cui gli album immediatamente seguenti non riuscirono ad emergere; una eccezione, in verità, è il secondo “Pinketon”, che presenta suoni molto più decadenti ed impegnati; snobbato all’inizio, il disco fu poi rivalutato e considerato il miglior lavoro del gruppo. Personalmente lo ritengo il peggiore: sembra un tentativo di mostrarsi come una band camaleontica e capace di stupire, ma in realtà penso che il gruppo sappia fare, e bene, quello che ha proposto con il primo disco, nient’altro.

Andando avanti con gli anni, il gruppo torna a divertire col quinto album: “Make Believe” del 2005: disco senza pretese, ma perfetta colonna sonora per una ipotetica festa in stile Americano.

Nel 2008 la band ha fatto uscire un altro lavoro, che non eccelle, ma nemmeno stona. L’impressione è che non rimarranno immortali nei secoli dei secoli, ma dopo l’ondata di depressione lasciata da grunge ed epigoni, sono probabilmente il gruppo rock che in questi ultimi anni meglio ha espresso la vitalità e la spensieratezza della musica.

Il Rock indipendente di Beck

Beck (U.S.A. – 1994)

Genio. Questo è il termine che ha fatto la fortuna e la sfortuna di Beck Hansen. Certe volte accade che vieni segnalato dalla critica come un genio per cui, per voler dimostrare di meritare tale appellativo, ti sforzi a ricercare sempre qualcosa di innovativo, con il risultato che a volte gli esiti vanno sotto le aspettative; questo è quanto successo a Beck, per lo meno in certi periodi della sua carriera.

L’esordio ufficiale è “Mellow Gold”, ed è quello che si suol dire esordio col botto. L’album comprende una mescolanza di suoni che convenzionalmente si possono definire rock, ma in realtà spaziano dall’alternative al funky al country, e chi più ne ha più ne metta. Più nello specifico le canzoni hanno tutte una base rock piuttosto malinconico sopra la quale vengono sperimentati suoni e cambi di ritmo che durano il tempo che basta per disorientare l’ascoltatore, per poi sparire. Sperimentazione, appunto, è la parola d’ordine; una volta ripresisi dallo shockante impatto, comunque, capiamo che veramente ci troviamo davanti ad un genio. La critica accolse il disco in maniera entusiasta, ma la sua risposta non riuscì a soddisfare le attese. Per arrivare ad un altro lavoro che potesse ridare credibilità a Beck, bisogna arrivare al quarto “Odelay” del 1996, dove viene lasciata un po’da parte l’eccessiva sperimentazione e vengono adottati suoni più convenzionalmente legati al classico rock alternativo della seconda metà degli anni ’90.

“Mutations” è l’album che segue e che segna definitivamente la strada che il cantautore vuole intraprendere: il rock sul quale crea le sue basi ha dei ritmi decadenti, non dissimili dai Radiohead, e su queste si sviluppano trame che prediligono nettamente l’elettronica. Questo disco, inoltre, ha il merito di funzionare da rampa di lancio per il suo lavoro meglio riuscito “Midnite Vultures”. Le ritmiche, in questo caso, sono più movimentate e tendenti al funky, l’aiuto dell’elettronica si fa decisamente più netto; è un album sicuramente poco adatto a chi segue un rock più canonico, ma per chi apprezza anche suoni alternativi, e non necessariamente rock, non può non essere entusiasta di questo disco. Anche in questo caso, purtroppo, il seguito non è stato dei migliori; tra i lavori successivi, gli unici meritevoli di una citazione sono “Guero” del 2005 e “Modern Guilt” del 2008.

Se ci troviamo di fronte ad un genio, lo sapremo solo col tempo; quello che è sicuro è che tempo per esprimere il suo estro ne ha ancora, vedremo se vinceranno le sue potenzialità o l’ansia di prestazione.