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	<title>Antologia Rock &#187; gruppi rock</title>
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	<description>L'antologia del Rock</description>
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		<title>A luglio 2010  nella capitale si terrà“Rock in Roma”</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 19:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Rubinetto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo lo strepitoso successo ottenuto lo scorso anno, ritorna  in luglio nella capitale, all’Ippodromo delle Capannelle,  “Rock in Roma”, manifestazione che vedrà alternarsi sulla scena numerosi tra i più importanti gruppi rock sia italiani che del mondo. Significative le presenze già previste per questa edizione 2010 della kermesse:  gli Ska P  e i 99 Posse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1389" src="http://www.antologiarock.it/files/2010/03/rockroma1-300x193.jpg" alt="rockroma" width="300" height="193" />Dopo lo strepitoso successo ottenuto lo scorso anno, ritorna  in luglio nella capitale, all’Ippodromo delle Capannelle,  “Rock in Roma”, manifestazione che vedrà alternarsi sulla scena numerosi tra i più importanti gruppi rock sia italiani che del mondo. Significative le presenze già previste per questa edizione 2010 della kermesse:  gli Ska P  e i 99 Posse il 13 luglio, gli Skunk Anansie  il 15 .luglio come headliner , The Cult il 26 luglio, per cui si prevedono nuove importanti adesioni.</p>
<p>I fan  della band inglese  Skunk Anansie, ricostituitasi da poco, li attendono a Roma, dopo aver decretato il successo del greatest hits “Smashes &amp; Trashes “  , che ha raggiunto i primi posti nelle classifiche.</p>
<p>Foto by Google</p>
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		<title>Barclay James Harvest &#8211; Taking Me Higher</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 12:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il progressive dei buoni. Questo, in estrema sintesi, è il sound che approprierei agli inglesi Barclay James Harvest. In effetti il sound del gruppo è un progressive di facilissimo ascolto e molto fluido. La canzone proviene da &#8220;Gone to Earth&#8221;, album del 1977, che considero il loro meglio riuscito. Riguardo alla band non ci si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lRHtIaULkPg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/lRHtIaULkPg&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Il progressive dei buoni. Questo, in estrema sintesi, è il sound che approprierei agli inglesi Barclay James Harvest. In effetti il sound del gruppo è un progressive di facilissimo ascolto e molto fluido. La canzone proviene da &#8220;Gone to Earth&#8221;, album del 1977, che considero il loro meglio riuscito. Riguardo alla band non ci si può limitare a commentare un video; serva piuttosto da anticipazione ad una band che considero affascinante.</p>
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		<title>I gruppi rock degli anni &#8217;90: i Nirvana ed il grunge</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 22:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nirvana (U.S.A. – 1989) Seattle. Raramente (forse mai) una città è stata così fortemente legata ad una band e ad un genere musicale. Verso gli inizi degli anni ’90, infatti, dalle fogne dell’underground di Seattle uscirono come topi centinaia e centinaia di band musicali; l’associazione era bivalente: se un gruppo è di Seattle automaticamente fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/07/27/i-gruppi-rock-degli-anni-90-i-nirvana-ed-il-grunge/nirvana_nevermind_front/' rel="attachment wp-att-259"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/07/nirvana_nevermind_front-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-259" /></a></p>
<p>Nirvana (U.S.A. – 1989)</p>
<p>Seattle. </p>
<p>Raramente (forse mai) una città è stata così fortemente legata ad una band e ad un genere musicale. Verso gli inizi degli anni ’90, infatti, dalle fogne dell’underground di Seattle uscirono come topi centinaia e centinaia di band musicali; l’associazione era bivalente: se un gruppo è di Seattle automaticamente fa grunge; allo stesso modo, un gruppo, per essere considerato grunge, deve provenire da Seattle.</p>
<p>Il valore musicale di queste band non era neanche cattivo, ma il loro periodo storico si limitò a quei 3-4 anni in cui il grunge era in auge. L’industrialità della città dettava i ritmi malinconici, depressivi, e venivano mischiati con le basi classiche e aggressive del punk. Quello che viene fuori non è un movimento di protesta, ma un movimento che si arrende prima di combattere: la rockstar alternativa non è più un vincente contornato di donne come i Motley Crue, ma è un perdente (nel caso dei Nirvana il leader Kurt Cobain è bello, maledetto, ma fondamentalmente un depresso cronico). In questo contesto i Nirvana sono il prodotto più rappresentativo della città di Seattle (anche Jimi Hendirx era di lì, ma in quel caso il legame è pressoché nullo).</p>
<p>L’album di esordio (“Bleach”) serve a delineare i caratteri, ma il grunge vero e proprio doveva ancora venir fuori, ed emerse due anni dopo con il seguente “Nevermind”, probabilmente l’album più significativo nella storia del rock degli ultimi 25 anni. Le basi, come detto, sono quelle tipiche del punk, suonato con un po’più di cura; il nichilismo nei testi ed i ritmi rallentati e cadenzati rendono l’album un’icona non ancora spodestata della generazione post anni ’80. Protagonista assoluto, manco a dirlo, è Kurt Cobain: la sua voce è bassa e decadente, tanto da essere paragonata (in maniera assolutamente spropositata) a quella di Jim Morrison; la chitarra fa riff semplici e orecchiabilissimi, sporcati di quel tanto che basta per esaltare la melodia delle canzoni. “Smells Like Teen Spirits” è un tormentone che durò per anni, ed il suo riff è uno dei più noti della storia del rock. Sebbene non sia questo il genere che normalmente ascolto, penso che sarebbe un delitto non attribuire a quest’album la giusta importanza che merita.</p>
<p>Il lavoro seguente, dopo una raccolta di b-sides (“Incesticide”), è “In Utero”; sebbene anche qui le caratteristiche del grunge ci siano tutte, il gruppo sposta leggermente il tiro verso un suono più metal; il disco è più che buono, ma chiaramente non raggiunge le vette del precedente.</p>
<p>Il 08/04/1994 la depressione che tanto aveva fatto il successo della musica dei Nirvana, ebbe la meglio su Cobain, trovato morto a Seattle per un sospetto suicidio. Morto il leader, il gruppo raggiunge il suo massimo di notorietà.</p>
<p>E’curioso notare che quando muore il leader di una band, gli album postumi, soprattutto se ottenuti da registrazioni precedenti, risultino essere alquanto scadenti, ma in questo caso l’edizione postuma dell’ “MTV Unplugged in New York” rappresenta la vera consacrazione della band. L’album, pur rientrando nella categoria live, deve essere considerato come un episodio a parte: l’esibizione acustica di Cobain in pezzi del gruppo e cover di altre band è qualcosa che lascia semplicemente a bocca aperta. Se prima c’era qualche dubbio sulla loro grandiosità, questo disco spazza via ogni dubbio.</p>
<p>Finita l’avventura con i Nirvana, per gli altri due membri del gruppo iniziarono dei nuovi progetti; particolarmente attivo fu l’estroso batterista Dave Grohl che, tra le altre cose, divenne leader dei Foo Fighters, un gruppo rock crossover molto divertente che, ancora in attività, è stato capace di produrre lavori meritevoli, come il bellissimo “There is Nothing Left to Lose” del 1999.</p>
<p>In conclusione, c’è chi pensa che i Nirvana siano stati un fenomeno passeggero; io penso che le dimostrazioni di bravura, invece, siano state diverse. Non stiamo parlando del gruppo migliore della storia, ma sicuramente di qualcosa di molto più concreto che una meteora.</p>
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		<title>Derek &amp; The Dominos &#8211; Layla</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 20:26:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inutile dire che siamo davanti ad una delle canzoni più belle e simboliche della storia del rock, contenuta in quel capolavoro di Eric Clapton e Duane Allman, in quello che purtroppo, causa morte di quest&#8217;ultimo, rimarrà l&#8217;unico loro album: &#8220;Layla &#38; the Other Assorted Love Songs&#8221;. Pietra miliare del rock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/j6b4aEP2nQQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/j6b4aEP2nQQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Inutile dire che siamo davanti ad una delle canzoni più belle e simboliche della storia del rock, contenuta in quel capolavoro di Eric Clapton e Duane Allman, in quello che purtroppo, causa morte di quest&#8217;ultimo, rimarrà l&#8217;unico loro album: &#8220;Layla &amp; the Other Assorted Love Songs&#8221;. Pietra miliare del rock.</p>
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		<title>I Cure ed il Dark</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2009 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cure (U.K. – 1979) Devo dire la verità, non sono un grande fan della scena dark degli anni ’80, per cui non nascondo di trovarmi in grossa difficoltà a parlare del genere. La difficoltà aumenta se devo parlare di quel gruppo che ne il massimo esponente e del quale, pur non essendone un fan, ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/05/27/i-cure-ed-il-dark/cure/' rel="attachment wp-att-147"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/05/cure-300x299.jpg" alt="" width="300" height="299" class="alignnone size-medium wp-image-147" /></a></p>
<p>Cure (U.K. – 1979)</p>
<p>Devo dire la verità, non sono un grande fan della scena dark degli anni ’80, per cui non nascondo di trovarmi in grossa difficoltà a parlare del genere. La difficoltà aumenta se devo parlare di quel gruppo che ne il massimo esponente e del quale, pur non essendone un fan, ne riconosco comunque le capacità compositive; in breve, sarà difficile parlare dei Cure.</p>
<p>Ci troviamo, tanto per cambiare, nel Regno Unito: il fenomeno Sex Pistols era diventato più che altro un fenomeno di costume ed il punk non solo veniva accettato ma, smacco ancora peggiore, la gente aveva iniziato a farci l’abitudine. Contemporaneamente al punk stava prendendo sempre più piede quello che poi sarebbe diventato un vero fenomeno di massa: il pop. Un singolare punto di incontro tra questi due movimenti così distanti tra di loro potrebbe essere il dark.</p>
<p>Presentato il contesto storico, per la discografia dei Cure è necessario iniziare a parlare del loro secondo album “Seventeen Seconds”, quello che si può vedere come una rude forma di dark. Le tastiere diventano le grandi protagoniste; le atmosfere sono cupe e lente, con estrema attenzione verso la parte elettronica; il tutto produce un suono artificiale e (almeno questo concedetemelo&#8230;) volutamente di cattivo gusto: l’indole dark non è dissimile da quella punk, la differenza principale sta nell’atmosfera di fondo, molto più tetra. L’album fa da apripista a quelli che saranno poi i successi della band, tra cui è necessario quantomeno citare “Pornography”; personalmente però, considero proprio questo il miglior lavoro della band: la freddezza del suono della tastiera che pervade tutto l’album fa raggelare l’ascoltatore; a livello di espressività è un gran risultato.</p>
<p>Nel 1983 viene fatto uscire “Japanese Whispers”, un album di inediti e b-sdes; le sonorità sono molto più pop, ma a dire il vero trovo il lavoro molto divertente ed orecchiabile.</p>
<p>Nella seconda metà degli anni ’80 la band proseguì producendo album con sonorità dichiaratamente più pop, mettendo in secondo piano quel dark che li aveva resi celebri; questi lavori nella loro totalità finiscono con l’essere un po’troppo orientati al successo commerciale, lasciando in secondo piano quelle capacità che al di là dei gusti personali, il gruppo ha ampiamente dimostrato nei primi lavori. Tuttavia anche in questi dischi sono presenti alcuni pezzi piuttosto divertenti che certificano il successo ottenuto.</p>
<p>Nei giorni nostri la band è più o meno attiva, e gli ultimi lavori segnano un certo ritorno al dark, ma come quasi la totalità dei gruppi storici, anche in questo caso il meglio sembra esserci già stato. Questa è la storia dei leader assoluti della scena dark.</p>
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		<title>I Toto ed il neo-progressive</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 22:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Toto (U.S.A. – 1978) Un ottimo esempio di come far rock valido dal punto di vista qualitativo e commerciale. Musicalmente i Toto sono definibili in quella scena neo-progressive che vede come protagoniste assolute le tastiere, e spesso e volentieri strizza l’occhio al pop. L’omonimo album di esordio è veramente eccezionale: il singolo “Hold the Line” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/05/21/i-toto-ed-il-neo-progressive/fc37728/' rel="attachment wp-att-143"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/05/fc37728-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-143" /></a></p>
<p>Toto (U.S.A. – 1978)</p>
<p>Un ottimo esempio di come far rock valido dal punto di vista qualitativo e commerciale. Musicalmente i Toto sono definibili in quella scena neo-progressive che vede come protagoniste assolute le tastiere, e spesso e volentieri strizza l’occhio al pop.</p>
<p>L’omonimo album di esordio è veramente eccezionale: il singolo “Hold the Line” diventerà presto una delle più famose canzoni della nuova era del rock: pur essendo commercialmente di facile ascolto, dal punto di vista della composizione è davvero valida, e lo stesso discorso lo si può fare per tutto l’album. Particolare attenzione la meritano i 2 leader della band: i fratelli Steve e Jeff Porcaro, rispettivamente tastierista e batterista della band.</p>
<p>Se l’esordio era stato col botto, il successivo “Hydra” non è assolutamente da meno. Il singolo di successo stavolta è “99”, ed anche in questo caso è bene sottolineare il lavoro dei fratelli Porcaro; a differenza della maggior parte dei gruppi che scelgono come riff la chitarra, in questo caso lo strumento che emerge di più è la tastiera.</p>
<p>Nel 1982, con il quarto “Toto IV”, il gruppo raggiunge il punto più alto della sua carriera: in questo disco c’è la maggior parte dei pezzi meglio riusciti del gruppo, in particolare i bellissimi singoli “Rosanna” e “Africa”. Questo fu l’album della definitiva consacrazione: sia che li si vedeva come neo-progressive, sia che li si vedeva come pop, i Toto erano diventati protagonisti assoluti del periodo che va tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Il disco, però, rappresentò anche il punto di partenza di una lenta discesa che li portò fino al 1992 a produrre altri quattro album decisamente poco interessanti. La colpa principale potrebbe essere data al fatto che la band dovette (o volle) cambiare cantanti in continuazione, fino ad arrivare a tenersi alla voce il chitarrista Steve Lukather. In realtà questa è una aggravante, più che altro il sound del gruppo negli ultimi anni si fece veramente stanco.</p>
<p>Nel 1992 accadde un fatto che peggiorò ulteriormente la situazione: Jeff Porcaro, tuttora ritenuto uno dei migliori batteristi della storia, morì a causa di un arresto cardiaco. Il gruppo decise di andare ugualmente avanti, ma i lavori da studio riscossero sempre meno interesse sia in Europa, sia negli Stati Uniti; come per molti altri gruppi pop / neo-progressive, il successo lo continuano ad avere in Giappone. Di questa seconda metà della loro carriera merita comunque una citazione “Through the looking Glass” del 2002: un divertentissimo e riuscitissimo album di cover. In realtà sembra il massimo che adesso oossono fare, ma il loro successo non è stato poi così indifferente.</p>
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		<title>Dire Straits: uno dei migliori gruppi rock degli anni &#8217;70-&#8217;80</title>
		<link>http://www.antologiarock.it/blog/2009/05/20/dire-straits-uno-dei-migliori-gruppi-rock-degli-anni-70-80/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dire Straits (U.K. – 1978) Se il rock è riuscito a sopravvivere agli attacchi bilaterali di punk e pop, questo lo si deve ad alcuni martiri; tra questi, coloro che più di tutti si tennero fedeli alle linee guida classiche furono i Dire Straits, che ebbero l’ulteriore merito di adattare il tutto alle sonorità in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/xJ2W23K-E20&amp;hl=it&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/xJ2W23K-E20&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Dire Straits (U.K. – 1978)</p>
<p>Se il rock è riuscito a sopravvivere agli attacchi bilaterali di punk e pop, questo lo si deve ad alcuni martiri; tra questi, coloro che più di tutti si tennero fedeli alle linee guida classiche furono i Dire Straits, che ebbero l’ulteriore merito di adattare il tutto alle sonorità in voga di quel periodo.</p>
<p>L’omonimo esordio è catalogato (non so veramente perché) come punk; in verità spiegare il genere del gruppo è davvero facile: classico rock anni ’70 che prende spunto sia dai canoni britannici sia da quelli americani; c’è però un particolare che funziona da valore aggiunto della band: la splendida chitarra di Mark Knopfler, che accompagna costantemente tutti i pezzi meglio riusciti del gruppo; l’album si eleva decisamente dal punk dell’epoca, è perfino imbarazzante il paragone; pur vivendo della luce riflessa del singolo “Sultans of Swing” (forse il pezzo più famoso di tutta la loro carriera), bisogna sottolineare che il disco presenta in tutta la sua durata parecchi altri spunti interessanti.</p>
<p>“Making Movies” è il terzo album; nel suo complesso non raggiunge l’esordio, ma comprende alcuni dei pezzi meglio riusciti della band, uno su tutti “Romeo &amp; Juliet”. Nell’album è la chitarra di Knopfler, molto più della voce, ad essere l’io narrante delle canzoni.</p>
<p>Nel 1983, poi, i Dire Straits fanno uscire il quinto “Brothers in Arms”. Questo è sicuramente uno dei punti più alti dell’intero panorama rock degli anni ’80, un capolavoro assoluto. La chitarra di Knopfler è più che mai protagonista assoluta, dando il ritmo ai brani ed esaltandoli al tempo stesso, mischiando in maniera perfetta talento ed orecchiabilità. Le canzoni degne di nota si sprecano, ma, paradossalmente, quelle meglio riuscite sono “Walk of Life”, che segue un riff di tastiera e “Your Latest Trick”, ritmata dal sassofono. La chitarra, comunque, ha modo di farsi notare all’interno di ogni singola canzone.</p>
<p>Tra “Brothers in Arms” ed il successivo album da studio “On Every Street” passano addirittura otto anni, nei quali Knopfler sembra più interessato ai progetti personali che a quelli della band; il disco non ha il successo di pubblico del precedente, ma forse è stato eccessivamente sottovalutato: per le sonorità si può tranquillamente definire il seguito ben riuscito del loro capolavoro, con il difetto che è capitato in un periodo storico in cui all’interno del panorama rock c’era una grandissima ricerca di sonorità alternative, col venir meno di quelle classiche.</p>
<p>Il gruppo, più che sciogliersi, decise di spegnersi lentamente ed in silenzio; Mark Knopfler continuò con la sua carriera da solista, con qualche alto e basso. Egli è tuttora in attività e sembra aver un particolare talento per le colonne sonore: avrà moto di farsi risentire; c’è da ripetere che nessuno è riuscito a tenere vivo negli anni ’80 il puro rock come i Dire Straits.  </p>
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		<title>I Television e l&#8217;inizio della New Wave</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2009 23:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Television (U.S.A. – 1977) Potevano essere gli U2. Se c’era un gruppo che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 aveva fatto vedere già dalle prime battute che aveva tutte le carte in regola per diventare la band del futuro questi erano sicuramente i Television. Musicalmente li si può inserire in quel contesto della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/05/18/i-television-e-linizio-della-new-wave/television20-20marquee20monn/' rel="attachment wp-att-135"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/05/television20-20marquee20monn-300x298.jpg" alt="" width="300" height="298" class="alignnone size-medium wp-image-135" /></a></p>
<p>Television (U.S.A. – 1977)</p>
<p>Potevano essere gli U2. Se c’era un gruppo che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 aveva fatto vedere già dalle prime battute che aveva tutte le carte in regola per diventare la band del futuro questi erano sicuramente i Television. Musicalmente li si può inserire in quel contesto della New Wave di non facile descrizione, nel quale vedremo come protagonisti gli Smiths. In effetti sembrano una via di mezzo tra gli Smith sessi e quei gruppi più pop sempre racchiudibili nel calderone della New Wave, come per esempio i Talking Heads.</p>
<p>Se ci avete fato caso sto parlando di un fenomeno quasi esclusivamente britannico: il sound del gruppo è, infatti, molto più tendente al british che a quello del loro paese di origine; non a caso, infatti, sono stati molto più apprezzati nel nostro continente.</p>
<p>L’esordio “Marquee Moon” è qualcosa di semplicemente fenomenale: è la perfetta sintesi del rock proposto alla fine degli anni ’70, risposta molto più intelligente a quel punk che proprio in quell’anno regnava sovrano. Il merito della riuscita del disco va principalmente attribuito al leader della band: il cantante e chitarrista Tom Verlaine, abilissimo ad esaltare all’ennesima potenza quanto proposto dal gruppo, grazie alle sue perfette linee melodiche. Verlaine si sbizzarrisce per tutto l’album a tirar fuori riff orecchiabili ma assolutamente scontati; questo genere di rock, leggero nell’ascolto ma non nel contenuto fu quello che fece la fortuna, appunto, degli U2.</p>
<p>Il seguente “Adventure”, pur non raggiungendo le genialità del precedente, rimane comunque un bell’album rock di ascolto dacile e divertente. La critica però, evidentemente abituata troppo bene da Verlaine e soci, aveva stroncato il disco oltre le sue colpe. Il secondo capitolo fu anche l’ultimo della saga dei Television; Tom Verlaine continuò con una carriera solista che, nonostante i riscontri abbastanza positivi, non mi sembra paragonabile a quello che potenzialmente avrebbe potuto fare col gruppo. A dire il vero la band si rifondò per l’omonimo album nel 1993: quello che è triste è che tale disco passò quasi completamente inosservato e anch’esso fu considerato negativo oltre i propri demeriti.</p>
<p>In conclusione, quello dei Television è e forse rimane il più clamoroso caso di gruppo meteora: esordio discografico folgorante e sparizione quasi immediata. Continuo a pensare che sarebbero potuti essere gli U2.</p>
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		<title>L&#8217;hard rock unico degli AC/DC</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 23:20:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[AC/DC (Australia – 1975) Sicuramente uno dei gruppi dalla personalità più forte nella storia della musica. Il meccanismo apparentemente sembra semplice: si prende l’hard rock di inizio anni ’70, lo si mischia con il blues, si accelera il tutto, ed ecco gli AC/DC. Questa combinazione perfettamente dosata dal quartetto portò un sound particolarissimo che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/05/12/lhard-rock-unico-degli-acdc/st4570acdc-posters/' rel="attachment wp-att-123"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/05/st4570acdc-posters-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-123" /></a></p>
<p>AC/DC (Australia – 1975)</p>
<p>Sicuramente uno dei gruppi dalla personalità più forte nella storia della musica. Il meccanismo apparentemente sembra semplice: si prende l’hard rock di inizio anni ’70, lo si mischia con il blues, si accelera il tutto, ed ecco gli AC/DC.</p>
<p>Questa combinazione perfettamente dosata dal quartetto portò un sound particolarissimo che ha marcato negli anni tutti i lavori del gruppo, quasi come fosse una specie di marchio registrato: non si riescono, infatti, a trovare band ai quali il gruppo si sia particolarmente ispirato, e sicuramente non c’è stato nessuno in grado di seguire le loro orme, tralasciando le numerose tribute band.</p>
<p>Le canzoni si sviluppano tutte sui taglienti riff di chitarra di Angus Young, personalità di spicco degli AC/DC sia a livello musicale, sia per quanto riguarda l’immagine: negli show dal vivo si presenta sempre con un look tutto suo composto da giacca, cravatta, cappellino con la visiera e bermuda (quest’ultimo un tributo alla loro Australia); l’immagine che traspare della band è quella dei ragazzini cattivi. A completamento dello stile musicale, l’aggiunta delle parti ritmiche del chitarrista Malcom, fratello di Angus, a dare una struttura alla versatilità del primo.</p>
<p>Il loro disco di esordio è il fantastico “High Voltage”, album che spazza come un tornado il canonico hard rock precedentemente sentito: l’album è di un’incisività davvero incredibile. </p>
<p>Quello che ritengo il loro miglior lavoro, è comunque il terzo “Let There Be Rock”, album leggermente più blues dei precedenti, ma nel quale Angus Young si sbizzarrisce più che mai con i suoi riff ed assoli, consacrando gli AC/DC al grande pubblico. La loro abilità sta nel fatto di tirar fuori sempre qualcosa di originale all’interno di un sound ben consolidato, e a tal proposito calza a pennello un altro grandissimo lavoro, il quinto “Highway to Hell”, nel quale viene fuori il loro lato oscuro e propriamente hard rock.</p>
<p>All’apice del successo, però, gli AC/DC dovettero fare fronte al momento più difficile della loro carriera: la morte del cantante Bon Scott, avvenuta in circostanze ancora poco chiare, sebbene il motivo principale sembri essere l’abuso di alcol.</p>
<p>Una volta assorbito il colpo, la band tornò con un altro grandissimo lavoro: “Back in Black”, album culto che segna l’immediata rinascita del gruppo. La voce aggressiva ma pulita di Bon Scott viene sostituita da un elemento che diventerà un’altra peculiarità della band: la voce secchissima di Brian Johnson. Il risultato è semplicemente spettacolare.</p>
<p>Negli anni successivi gli AC/DC andarono avanti con altri buoni lavori, ma per un’altra pietra miliare bisogna aspettare 10 anni: nel 1990 esce “The Razors Edge”: per l’occasione Angus Young forse come non mai sforna riff che lasciano a bocca aperte, le ritmiche sono ancora più incisive e  si fanno più pulite, grazie a sonorità più moderne. Il successo mondiale è assoluto, e consacra gli AC/DC probabilmente come la band australiana più popolare nella storia. Andando avanti con gli anni, come normale che sia, anche loro iniziarono a sentire il peso degli anni, e gli altri tre lavori da studio, pur non negativi non raggiungono i livelli eccelsi degli altri.</p>
<p>Gli AC/DC rimarranno sempre e comunque una delle band di assoluto riferimento nel panorama dell’hard rock, e sicuramente un gruppo di culto al quale rimane pressoché impossibile provare ad ispirarsi senza essere assorbiti dal loro enorme carisma.</p>
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		<title>Il Rock operaio del Boss: Bruce Springsteen</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 22:51:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bruce Springsteen (U.S.A. – 1973) Uno dei simboli degli Stati Uniti d’America. Più di lui solo Bob Dylan è riuscito a proiettare nella sua musica un’intera nazione. Il genere proposto da “The Boss” Bruce Sprinsteen è rock, puro e semplice rock, di quello che dà energia ed infiamma gli animi così come piace agli americani. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/04/29/il-rock-operaio-di-bruce-springsteen/brucespringsteen/' rel="attachment wp-att-81"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/04/brucespringsteen-239x300.jpg" alt="" width="239" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-81" /></a></p>
<p>Bruce Springsteen (U.S.A. – 1973)</p>
<p>Uno dei simboli degli Stati Uniti d’America. Più di lui solo Bob Dylan è riuscito a proiettare nella sua musica un’intera nazione. Il genere proposto da “The Boss” Bruce Sprinsteen è rock, puro e semplice rock, di quello che dà energia ed infiamma gli animi così come piace agli americani.</p>
<p>Venendo alla discografia, nei primi due album il cantautore inizia a mettere le basi per quella che sarà la sua carriera: si tratta di due dischi carini, che narrano della vita quotidiana dei cittadini medi americani. Se per l’idea di fondo si era già guadagnato le simpatie del pubblico, la consacrazione arriva col terzo, fantastico, “Born to Run” del 1975: un vero e proprio capolavoro. La title-track diventa il suo primo grande successo; i pezzi di chitarra sono più elaborati e molto più energici. Le influenze sono quelle classiche americane: il tipico rock mischiato con folk e un po’di country; i testi sono sulla stessa linea degli esordi.</p>
<p>Dopo il successo commerciale ottenuto, il cantante impiega tre anni per il seguente “Darkness on the Edge of Town”, meno energico del precedente, ma che contiene comunque dei pezzi più che validi. </p>
<p>Per quanto riguarda i due album che seguono, c’è da notare che il sesto “Nebaska” è il primo lavoro acustico di Springsteen, che in questa occasione non collabora con la E Street Band; questo, come tutti gli altri album acustici che vedremo sarà a mio parere uno dei momenti meno esaltanti della sua carriera, in quanto privo di quell’energia diventata un suo marchio di fabbrica.</p>
<p>Nel 1984, però, avrà modo di rifarsi “Born in the U.S.A.”, una vera pietra miliare del rock, ed il punto più alto della sua carriera, sia artistica, sia commerciale. Il disco sforna un singolo dietro l’altro, tutti sprizzanti di orgoglio, rabbia e voglia di emergere; la title-track diventa un successo mondiale destinato a rimanere nelle generazioni, ma sono tanti i brani da ricordare, come l’altro super successo “Glory Days”. Paradossalmente l’unico difetto che si potrebbe trovare in questo album è il fatto che tutte le canzoni sono ottime e molto diverse tra di loro, facendo così sembrare “Born in the U.S.A.” più che un lavoro da studio, un Greatest Hits: il difetto, appunto, sta nel fatto che il disco non risulta compatto, ma composto da canzoni splendide separate tra di loro; è chiaramente un problema che vorrebbe avere ogni artista.</p>
<p>Negli anni successivi, Springsteen farà uscire diversi altri dischi, ma nessuno di questi non solo non raggiunge i due capolavori sopra citati, anzi ci vanno piuttosto lontani, in particolar modo per quanto riguarda gli album acustici, che sembrano essere un tributo non molto riuscito a Bob Dylan.</p>
<p>Per rivedere parzialmente la luce, bisogna arrivare al 2007, con “Magic”: sicuramente il disco più graffiante e rabbioso della seconda metà della sua carriera, che tra l&#8217;altro ebbe un degno seguito con &#8220;Working on a Dream&#8221; del 2009.</p>
<p>Con i successi ottenuti ed il suo carisma il “Boss” ha, ed avrà per molti anni, un posto d’onore nel cuore dell’americano medio. Se in futuro riuscirà a mettere un’altra pietra miliare alla sua collezione sarà tanto di guadagnato, altrimenti già così va più che bene.</p>
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