Lo Psychedelic Polka dei Primus

Primus (U.S.A. – 1990)

Nonostante non siano notissimi al grande pubblico, i Primus sono scuramente uno dei più geniali gruppi dell’intera storia della musica (oltre che uno dei miei preferiti). Il merito va principalmente attribuito al leader della band: Les Claypol, eclettico passista ce con la sua particolarissima tecnica di suonare fa diventare il basso anziché la chitarra lo strumento principale delle composizioni del gruppo.

Il genere in questione non è molto facile da definire: potrebbe essere un abbozzo di crossover suonato in maniera iper-avanguardistica, piuttosto che un hard rock estremamente sperimentale e ritmato; per stare tranquillo prendo la definizione di Les Claypol: i Primus suonano “psychedelic polka” (più chiaro di così…).

Il primo album “Freezle Fry” colpisce subito per le novità proposte dalla band, con particolare attenzione chiaramente alle parti di basso; i testi e le musiche sono dissacranti, umoristici e quasi vogliono apparire volutamente difficili da digerire; se si fosse messo in mano a Frank Zappa un basso, il risultato probabilmente sarebbe stato molto simile a questo.

L’ironia e la dissacrazione dei canoni rock continuano col seguente “Sailing the Seas of Cheese”, e soprattutto con quello che considero il loro miglior lavoro da studio: “Pork Soda” del 1993. Di commercialmente proponibile c’è ben poco, questo è un genere che piace a pochi fedelissimi fans. Sicuramente comunque anche chi non ascolta questo genere-non genere apprezzerà i continui virtuosismi di Claypol.

Se la gazzosa di maiale (traduzione mia personale dell’album) è l’apice artistico dei Primus, il quinto “The Brown Album” riesce ad essere un’altra ottima dimostrazione del valore del gruppo, mentre il seguente “Antipop” del 1999 rimarrà l’ultimo album da studio. In questo disco, dal titolo emblematico, il gruppo sposta la sua attenzione dalla continua dissacrazione e l’ossessiva sperimentazione, ad una continua ricerca per la melodia; non che sia molto differente dai precedenti, ma è sicuramente quello di più facile ascolto, ed è comunque un’altra dimostrazione di bravura del gruppo.

Come già detto, però, questo fu l’ultimo capitolo del gruppo che, tuttora in attività, come produzione si è limitato ad un EP nel 2003. Les Claypol nel frattempo ha intrapreso come progetto parallelo una attività da solista che non differisce molto da quanto già proposto col gruppo. Ormai sono diversi anni che la produzione dei Primus è ferma, ma finché non ci sarà la notizia ufficiale dello scioglimento, voglio credere che riusciranno a produrre qualcos’altro di geniale.

L’improvvisazione Fusion dei Phish

Phish (U.S.A. – 1990)

Continuiamo con le band allergiche al successo. I Phish sono un gruppo formatosi alla fine degli anni ’80, autori di un non meglio definito rock contaminato da funky, progressive, jazz, e chi più ne ha più ne metta.

L’album di esordio ufficiale è del 1990, ma in questo caso è opportuno fare una eccezione: “Junta” del 1989 è una composizione in cassetta in cui il gruppo presenta il loro genere. Le basi spaziano dal progressive al reggae, in uno stile non dissimile dai Police, anche se il punto di riferimento è sempre il funky tipo Red Hot Chili Peppers. Personalmente trovo necessario citare questo come il loro splendido biglietto da visita.

Il secondo album ufficiale del gruppo è “Picture of Nectar” del 1992: sicuramente la loro composizione migliore, ed anche quella che ha ottenuto più riconoscimenti. L’album è veramente fantastico: riprende tutti i generi precedentemente elencati e dà libero sfogo ai vari componenti; particolarmente mirabili sono le prestazioni di due eccezionali musicisti: il leader Trey Anastasio alla chitarra e Mike Gordon al basso; in questo disco trovano pieno spazio per mostrare il loro immenso talento e per fare vedere che sono due dei musicisti più versatili degli anni ’90.

“Shift” del 1993 rappresenta un buon seguito e conferma tutte le peculiarità della band; il quarto “Host” è, poi, poco sotto alla loro opera massima: il gruppo mostra prediligere il funky e la sperimentazione, ma c’è ancora il pieno rispetto per la melodia.

Andando avanti col tempo il gruppo continuò a produrre, ma le idee furono gradualmente sempre meno brillanti; i lavori di per sé non sono male, ma non riescono ad aggiungere niente a quanto di buono già fatto. Per sentire qualcosa di interessante bisogna arrivare al 2002, con il nono “Round Room” che, tra l’altro, fu ingiustamente snobbato sia dalla critica sia dal pubblico. Il loro ultimo album da studio è del 2004 e sembra essere definitivamente l’ultimo. E’un peccato che un gruppo così originale e versatile abbia avuto l’enorme limite di non sapersi proporre dal punto di vista commerciale, avrebbero ottenuto molta più attenzione, come avrebbero meritato.

Toto – Africa

Meravigliosa canzone, che personalmente considero il singolo meglio riuscito dei Toto, contenuta nel loro miglior disco: “Toto IV”. Uno dei pezzi inspiegabilmente messi in secondo piano dai puristi del rock, magari perchè ritenuto troppo “poppeggiante”; il discorso mi interessa poco: lo ritengo uno dei pezzi migliori della storia del rock.

Kansas – Carry On Wayward Son

Una delle mie canzoni preferite di uno dei miei album preferiti di uno dei miei gruppi preferiti. Questa, in sintesi, l’opinione che ho dei Kansas e del loro “Leftoverture”; non mi vergogno a considerarli uno dei gruppi americani più grandi di sempre.

Demian – Wind City

Ex Bubble Puppy, i Demian sono un gruppo hard rock americano che piace alla distanza: all’inizio non sembrano fenomenali (ed in effetti non lo sono), ma alla lunga, più li si ascolta, più li si apprezza. La canzone proviene dall’omonimo album del 1971. Per gli appassionati potrebbero rappresentare una bella sorpresa.

Ultimate Spinach – (Ballad of) The Hip Death Goddess

Gruppo americano di rock psichedelico, gli Ultimate Spinach vantano una discografia di 3 album; quello che vi propongo è un brano contenuto nel loro primo omonimo, che considererei il loro meglio riuscito, sebbene siano tutti e tre piuttosto interessanti. Gruppo non molto preso in considerazione, non mi riesco a spiegare il perchè, in quanto li ritengo piuttosto validi e gradevoli all’ascolto.

The United States of America – Hard Coming Love

Pietra miliare della musica. gli United States of America hanno fatto un unico album di rock psichedelico in stile puramente americano: un capolavoro assoluto, per poi inspiegabilmente sparire. Non nascondo che penso che stiamo parlando di uno degli album più belli della storia, che non dovrebbe mancare in nessuna discografia che si rispetti. Godetevelo.

The Pentangle – A Maid That’s Deep in Love

Gruppo interessante e fuori dagli schemi gli inglesi Pentangle. Autori di un genere che si potrebbe definire progressive, ma che in realtà attinge moltissimo dal folk, la band si è contraddistinta per una discografia piuttosto piena, con parecchi spunti; in particolare mi riferisco al quarto “Cruel Sister”, da cui la canzone proposta. Sono volutamente di nicchia, ed in tutta sincerità a volte faccio fatica ad ascoltarli per lungo tempo, ma sono orignali ed interessanti.

I Faith No More e Mike Patton

Faith no More (U.S.A. – 1985)

Parlare dei Faith no More è in realtà un modo per parlare del progetto più continuo di uno dei personaggi più geniali e sregolati (anche troppo) della storia del rock: Mike Patton.

Iniziando con la storia del gruppo, però, bisogna dire che il primo cantante è un certo Mike Morris, col quale il gruppo incise due album piuttosto carini, molto influenzati dal pop rock commerciale dell’epoca.

Nel 1989 arrivò il cambio di voce e di direzione: “The Real Thing”, pur legato al sound pop, è comunque un ottimo album grazie, soprattutto, all’eclettismo del loro nuovo leader; già qui si vede un certo distacco da quei canoni più commerciali, a favore di un avvicinamento ad un rock più veloce e ritmato che sarà poi prerogativa del seguente “Angel Dust”, indiscutibile fonte di ispirazione di quel genere definibile come alternative rock, o direi piuttosto impropriamente, crossover. Con questi due termini si intende dire che si cercava di andare oltre a quei generi già esistenti quali quell’heavy metal senza compromessi, piuttosto che quel punk che troppo spesso toglieva spazio alle abilità dei musicisti. I gruppi che escono sotto l’etichetta “crossover”, fatte alcune eccezioni, si limitano ad essere per lo più band di adolescenti che vogliono andare oltre, non si sa esattamente oltre cosa e verso dove, ma comunque oltre.

I Faith no More oltre che essere una delle eccezioni di questo genere, sono un gruppo che comunque segue una strada propria, senza preoccuparsi troppo degli schemi canonici.

Il seguente “King for a Day…Fool for a Lifetime” è la massima espressione della musica del gruppo; la loro musica, poco improntata al commerciale, è altamente innovativa e di avanguardia.

Dopo tre ottimi lavori, il gruppo esce nel 1997 con un altro lavoro non negativo, ma Mike Patton aveva oramai concentrato le sue forze sui suoi innumerevoli progetti paralleli, dalle innumerevoli sfaccettature: i Mr.Bungle, gruppo dal quale proveniva e col quale ha continuato a suonare, sono un gruppo rock alternativo che si rifà a quel filone sperimentale rumoristico che ha avuto i suoi massimi esponenti nei Pere Ubu o, ancora di più, in Frank Zappa e Captain Beefheart; nella loro discografia spiccano gli album “California” e soprattutto “Disco Volante”. Le altre band partorite dalla mente di Mike Patton, quali ad esempio i Fantomas o i Moonchild, oppure i suoi album solisti, più che dei progetti musicali, sembrano una valvola di sfogo di una personalità alquanto disturbata; l’album “Pranzo Oltranzista” ne è un chiarissimo esempio: la musica lasci il posto a versi e deliri senza un minimo rispetto per alcuna linea metrica.

Nel 2006, però, in un attimo di lucidità, Mike Patton se ne esce con quello che personalmente considero il suo miglior lavoro in assoluto, oltre che uno dei migliori album del nuovo millennio: “Peeping Tom” riprende parecchio le sonorità dei Faith no More, integrate con alcune sperimentazioni in stile Mr.Bungle senza, però, sfociare nella cacofonia pura.

Per il resto, quello che ci si può aspettare da Mike Patton è tutto ed il contrario di tutto, ma mi sentirei di escludere un nuovo album con i Faith no More. Ad ogni modo spero che la sua parte lucida abbia la meglio su quella delirante.

Boston – More than a Feeling

Superclassico del rock. La canzone, una delle più belle e famose di sempre, appartiene a quel capolavoro che è l’album di esordio della band, che rimarrà su alti livelli, migliori di quelli che diranno le vendite, ma non riuscirà mai a raggiungere quest’apice, effettivamente difficile da raggiungere. Disco imprescindibile per tutto il rock.