Il rock in stile britannico degli americani The Killers

The Killers (U.S.A. – 2004)

Se devo scommettere su chi sarà il gruppo che riempirà gli stadi nel prossimo decennio, la mia puntata è sui The Killers.

Quando nella prima metà del 2000 il britpop cominciò a perdere di interesse, abbiamo già visto con i Coldplay che la scena musicale decise di creare un bivio: rallentare il tutto, oppure accelerarlo, con l’aggiunta di un po’di elettronica. In entrambi i casi, in questo periodo storico nascono tonnellate di gruppi, molti dei quali anche piuttosto validi, e coloro che hanno il “merito” di nascere nel Regno Unito vengono pompati fino all’inverosimile.

Questa introduzione può apparentemente stonare se relazionata ad un gruppo americano, ma il valore dei The Killers è talmente elevato che la stampa britannica decise quasi di attribuirgli la cittadinanza inglese honoris causa. A parte gli scherzi, il loro sound è incredibilmente british, tanto che ha senso considerarli come la logica continuazione del britpop.

“Hot Fuss” è il loro disco di esordio, e sicuramente è uno dei più begli album dell’ultimo decennio: il rock proposto, pur non essendo estremamente elaborato, è molto energico, ma allo stesso tempo melodico, e rispecchia tutte le caratteristiche dell’indie, inteso come britpop accelerato.

Visto che in questi anni va di moda l’album che rimane facilmente impresso nella mente, i The Killers centrarono perfettamente il bersaglio anche col secondo “Sam’s Town”, dedicato alla loro città, Las Vegas, per evidenziare il fatto che comunque loro non sono inglesi; si tratta di un eccellente seguito all’esordio. Musicalmente non si distacca moltissimo, ed il risultato è sempre qualcosa di molto gradevole.

Il gruppo è ancora in pienissima attività, e dopo la raccolta di inediti “Sawdust” considerabile poco più di uno spiacevole incidente di percorso, la band esce nel 2008 con “Day & Age”; il disco è piuttosto bello e gradevole all’ascolto, ma la band abbandona quel sound loro originale, in favore di un pop rock più di massa, sebbene stiamo parlando di un disco piuttosto ben riuscito. Per quanto riguarda il futuro, i presupposti per vincere la mia personalissima scommessa ci sono tutti, a tal punto che non so se si tratti propriamente di una scommessa o una battaglia già vinta; sta a loro l’abilità di rimanere su questi altissimi livelli.

Il Rock da campus degli Weezer

The Weezer (U.S.A. – 1994)

Il gruppo che ha preso il posto dei R.E.M. negli stereo dei Campus universitari americani.

Musicalmente, però, i Weezer altro non sono che una risposta al britpop e soprattutto all’indie di stile britannico. In sostanza, quello che fanno è semplice, ma nella sua semplicità risulta divertente.

Passando alla discografia, la band si fa conoscere al grande pubblico sin dall’album di esordio, “The Blue Album”. La spensieratezza delle canzoni viene in certi momenti stemperata da ritmi più malinconici, facendo risultare il disco relativamente maturo. In questo lavoro è presente la canzone “Buddy Holly”, diventata famosissima, in particolare negli Stati Uniti, grazie al video, nel quale il gruppo prende parte ad una puntata di Happy Days, impersonando una band che si esibiva da Arnold’s. Il genere che fanno, pur essendo carino e di impatto immediato, ha comunque l’enorme difetto di lasciare pochissimo spazio alla versatilità, per cui gli album immediatamente seguenti non riuscirono ad emergere; una eccezione, in verità, è il secondo “Pinketon”, che presenta suoni molto più decadenti ed impegnati; snobbato all’inizio, il disco fu poi rivalutato e considerato il miglior lavoro del gruppo. Personalmente lo ritengo il peggiore: sembra un tentativo di mostrarsi come una band camaleontica e capace di stupire, ma in realtà penso che il gruppo sappia fare, e bene, quello che ha proposto con il primo disco, nient’altro.

Andando avanti con gli anni, il gruppo torna a divertire col quinto album: “Make Believe” del 2005: disco senza pretese, ma perfetta colonna sonora per una ipotetica festa in stile Americano.

Nel 2008 la band ha fatto uscire un altro lavoro, che non eccelle, ma nemmeno stona. L’impressione è che non rimarranno immortali nei secoli dei secoli, ma dopo l’ondata di depressione lasciata da grunge ed epigoni, sono probabilmente il gruppo rock che in questi ultimi anni meglio ha espresso la vitalità e la spensieratezza della musica.

The Killers – Shadowplay

Che dire: Shadowplay è una cover fatta dai The Killers, che riprende l’originale dei Joy Division. I Joy Division non mi sono mai piaciuti particolarmente, e l’album in cui è contenuto questo brano, “Sawdust”, nemmeno. Detto ciò, è una delle cover più belle che abbia mai sentito. A volte non si riesce a trovare una spiegazione logica per qualcosa, ma se questa cosa è bella, tanto vale tenersela stretta.