Bachman Turner Overdrive – Not Fragile

Come spesso accade in questa sezione, non stiamo parlando di gruppi completamente sconosciuti, quanto magari di gruppi lasciati in secondo piano, o dimenticati. I canadesi Bachman Turner Overdrive, infatti, sono stati sempre apprezzati per la loro musica, ma lasciati un po’in sordina. La canzone proposta proviene dal loro terzo “Not Fragile”, eccellente disco rock tendente all’hard rock, e che considero il punto più alto della loro discografia, piuttosto densa e piena di spunti. Per chi non li conoscesse li consiglio, chi li conosce penso che non possa non concordare con me quando dico che ci troviamo davanti ad una gran bella band.

L’Alternative Rock degli Smashing Pumpkins

Smashing Pumpkins (U.S.A. – 1991)

Un’altra delle nuove proposte alternative all’heavy metal. Musicalmente, per comodità, li si può collocare nel calderone dell’alternative rock; più nello specifico, non esiste un preciso genere in grado di racchiudere al 100% gli Smashing Pumpkins.

Il primo album degno di nota della band è il secondo “Siamese Dream”: i suoni alti tipici del metal e del loro disco di esordio passano nettamente in secondo piano a favore di sonorità più sporche, distorte, e non particolarmente veloci; il risultato finale è veramente interessante.

Tempo per una raccolta di b-sides, ed arrivò l’album che sancì la definitiva consacrazione del gruppo: “Mellon Collie & the Infinite Sadness”, nettamente il loro miglior lavoro e, più in generale, uno dei punti più alti di tutto il rock alternativo. Raramente un doppio CD come questo riesce ad essere qualitativamente elevato, ma in questo caso ci troviamo davanti ad una piacevolissima eccezione.

Il successivo “Adore” del 1998, però, inizia già a mostrare qualche segno di cedimento, complice il fatto che si tratta di un album registrato senza batterista: alcuni pezzi sono belli, uno su tutti il singolo “I Adore”, ma il disco in sé contiene delle atmosfere troppo decadenti e addirittura deprimenti, tanto che alla lunga finisce con lo stancare.

Quell’alone di depressione che ha sempre fatto da sfondo ai gruppi rock alternativi, dopo aver portato il successo commerciale agli Smashing Pumpkins ed in particolare al leader Billy Corgan, si rivelò essere un nemico, facendo sembrare gli ultimi lavori come delle auto commiserazioni fini a se stesse: l’album “Machine”ed il suo seguito uscito solo su internet, sono un concept album di una rock band decaduta (è autobiografico?…); musicalmente non riesco a trovarci veramente niente di interessante.

Recentemente, dopo un breve scioglimento, il gruppo si è rifondato con un discreto album da studio. Le capacità e la freschezza mentale a mio parere giocano a favore del gruppo, basta che non esagerino ad esprimere il loro malessere esistenziale.

Demian – Wind City

Ex Bubble Puppy, i Demian sono un gruppo hard rock americano che piace alla distanza: all’inizio non sembrano fenomenali (ed in effetti non lo sono), ma alla lunga, più li si ascolta, più li si apprezza. La canzone proviene dall’omonimo album del 1971. Per gli appassionati potrebbero rappresentare una bella sorpresa.

MC5: l’hard rock americano genuino e senza mezzi termini

MC5_-_Kick_Out_The_Jams_-_Front

MC5 (U.S.A. – 1969)

Continuiamo con quella serie di gruppi che rischiano di sparire dalla memoria umana. Anche in questo caso siamo di fronte ad una rabbiosa risposta americana al raffinato hard rock inglese. Già avevamo detto delle peculiarità del genere sviluppato negli Stati Uniti quando abbiamo parlato dei Grand Funk Railroad; in questo caso c’è molto meno folk e molta più rabbia.

L’album di esordio, “Kick Out the Jams” è una fantastica esplosione di suoni: la musica proposta dalla band è grezza, le chitarre distorte al massimo, e la voce di Rob Tyner è graffiante come quella di Brian Johnson degli AC/DC. Ad aggiungere benzina sul fuoco e rendere il tutto ancora più brutale, una registrazione piuttosto sommaria, dal momento che il disco è stato registrato dal vivo; per gli appassionati del genere, questo lavoro è da considerarsi una vera e propria pietra miliare.

Il futuro della band è limitato a due soli altri album, questa volta veramente registrati in studio, ed i Motor City 5 (questo è il nome del gruppo per esteso), purtroppo, ammorbidirono i toni. “High Time” è il loro ultimo lavoro da studio, e spazia tra il rock classico e l’hard rock, ispirandosi a band quali potrebbero essere i Kinks. Il disco non è male, ma se paragonato all’esordio mozzafiato, rappresenta comunque un passo indietro.

Per il resto il gruppo decise di mettere definitivamente la parola fine ad un progetto che, purtroppo, non rea stato premiato dal pubblico come avrebbe meritato.

L’hard rock raffinato dei Led Zeppelin

Led Zeppelin (U.K. – 1969)

Un’altra delle più belle pagine del rock. Spesso considerati i pionieri, nonché i massimi esponenti dell’hard rock, i Led Zeppelin sono e saranno sempre loro: Jimmy Page alla chitarra, Robert Plant alla voce, John Paul Jones al basso, e John Bohnam alla batteria. Personalmente ritengo che sia inutile e sbagliato ingabbiarli in un genere: i Led Zeppelin sono i Led Zeppelin, punto e basta.

Il loro omonimo album di esordio già mostra quanto di buono il gruppo sa fare: il ruolo di leader inizialmente lo si deve attribuire a Jimmy Page, chitarrista proveniente da quella fucina di talenti che erano gli Yardbirds (vedi Eric Clapton). I lunghi suoi lunghi assoli di chitarra sono stati si un costante punto di riferimento per l’hard rock, ma non è giusto limitare il tutto ad un insegnamento per le generazioni future: quanto proposto da Page è tuttora qualcosa di difficilmente raggiungibile.

Il seguente disco, senza grande sforzo di fantasia, si chiama “Led Zeppelin II”; il risultato è un ulteriore passo avanti: il disco è un autentico capolavoro. Page tira fuori riff ora estremamente aggressivi (Whole Lotta Love”), ora estremamente melodici (“Thank You”). Oltre al chitarrista, però, è necessario sottolineare la prestazione di Plant, che si adatta perfettamente alle ritmiche del disco.

Il terzo lavoro si chiama “Led Zeppelin III” e, sebbene ci sia un primo parziale cambiamento di stile, siamo di fronte ad un altro album eccezionale. I riff duri lasciano un po’più spazio a ritmi tipicamente folk, e preparano a quella che sarà la loro opera magna, intitolata semplicemente “IV”: uno dei migliori album in assoluto della storia del rock. L’eclettismo di tutti i componenti viene fuori come non mai; il disco è una continua esibizione di versatilità, ma sempre nel pieno rispetto della melodia. “Stairway to Heaven” è la canzone simbolo, e col tempo diventerà uno dei più famosi brani della storia del rock, ma è tutto l’album ad essere particolarmente mirabile.

Una volta fatto il meglio, la band riuscì ancora a rimanere su altissimi livelli col seguente “Houses of the Holy”, un altro disco fenomenale, il più selvaggio e brutale della loro discografia. In questo caso è Bohnam a farsi notare con la sua batteria.

Arrivati a questo punto, la band iniziò a fare cose “solamente” buone: “Physical Graffiti” è un disco più che carino all’ascolto, ma non aggiunge niente a quanto (tantissimo) di buono fatto in precedenza. Il seguente “Presence” rappresenta, ahimè, un passo indietro, mentre “In thug the out Door”, l’ultimo lavoro da studio della band, risulta divertente all’ascolto, ma niente di più.

Nel 1980 avviene il dramma: John Bohnam durante una festa a casa di Page fu trovato morto soffocato dal proprio vomito; i Led Zeppelin accusarono il colpo, tanto che la band decise di non continuare, e l’ultimo album prodotto dopo il 1980, tolte le raccolte, è il divertente “Coda”, composto da inediti e parti dal vivo. Che si trattasse di un omaggio a Bohnam lo si può chiaramente capire dall’ampio spazio lasciato alle ecletticissime esibizioni di batteria.

In conclusione, se i seguaci del rok classico si divertono a chiedersi se siano meglio i Beatles o i Rolling Stones, quelli del rock duro fanno lo stesso con Led Zeppelin e Deep Purple, continuando la tradizione degli aut-aut tanto cara agli inglesi.

Personalmente penso che i Led Zeppelin siano stati un gruppo magari di ascolto non immediato, ma sicuramente più universali e probabilmente anche più di impatto dei Deep Purple. Sicuramente sono un punto fondamentale della storia del rock.