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	<title>Antologia Rock &#187; gruppi crossover</title>
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	<description>L'antologia del Rock</description>
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		<title>L&#8217;alternative metal a tutto tondo degli A Perfect Circle</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 23:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(U.S.A. &#8211; 2000) Il motivo del loro nome non lo conosco, ma una cosa è sicura: non potevano sceglierne uno più adatto: come in una circonferenza tutti i punti sono equidistanti dal centro, così gli a Perfect Circle possono essere collocati al centro del panorama musicale, rimanendo equidistanti da qualsiasi genere; per comodità li possiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/10/01/lalternative-metal-a-tutto-tondo-degli-a-perfect-circle/a_perfect_circle_-_mer_de_noms_-_front/' rel="attachment wp-att-343"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/09/a_perfect_circle_-_mer_de_noms_-_front-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-343" /></a></p>
<p>(U.S.A. &#8211; 2000)</p>
<p>Il motivo del loro nome non lo conosco, ma una cosa è sicura: non potevano sceglierne uno più adatto: come in una circonferenza tutti i punti sono equidistanti dal centro, così gli a Perfect Circle possono essere collocati al centro del panorama musicale, rimanendo equidistanti da qualsiasi genere; per comodità li possiamo collocare nell&#8217;alternative metal, o forse nel crossover (nel senso che vanno oltre i canonici generi musicali), e con uno sforzo di immaginazione non mi sembra una bestemmia se li identifico come dei Faith no More proiettati nel nostro millennio. </p>
<p>Parlando della discografia, l&#8217;esordio &#8220;Mer de Noms&#8221; si distingue subito per il fatto che, appunto, contiene un po&#8217;di tutto, ma senza esagerazioni: la voce è pulita ma non invedente, anzi, è piuttosto introspettiva; la chitarra è energica ma non veloce, quanto piuttosto penetrante, le atmosfere di fondo sono scure e malinconiche, ma non catastroficamente distruttive, come tanto era di moda negli anni &#8217;90; in definitiva, l&#8217;album è molto bello per l&#8217;equilibrio che riesce a creare.<br />
Il successivo &#8220;Thirteenth Step&#8221; non raggiunge i livelli dell&#8217;esordio, ma rimane comunque più che discreto, sebbene inizi a prevalere quella componente malinconica, che alla lunga rischia di essere pesante.<br />
Il lavoro successivo è &#8220;eMOTIVE&#8221;: per un mio regolamento personale non dovrei parlare di album di cover, ma in questo caso è necessario fare un&#8217;eccezione: in questo disco il gruppo non rende omaggio a canzoni del passato, riproponendole in maniera bella o brutta, bensì le stravolge, togliendonoe quasi le linee ritmiche principali: il loro genere prediletto da &#8220;coverizzare&#8221; è il blues/soul, ma è d&#8217;obbligo citare la cover di &#8220;Imagine&#8221;, sicuramente una delle meglio riuscite della storia. Anche in questo caso le ritmiche malinconiche ed intimiste sono protagoniste, ma stavolta funzionano come elemento di risalto del disco, elevando il risultato finale.</p>
<p>Se la band abbia intenzione di continuare con la produzione, è ancora incerto, però sarebbe sicuramente un peccato che un gruppo capace di produrre lavori così affascinanti terminasse così presto la carriera.</p>
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		<title>I Faith No More e Mike Patton</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 23:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faith no More (U.S.A. – 1985) Parlare dei Faith no More è in realtà un modo per parlare del progetto più continuo di uno dei personaggi più geniali e sregolati (anche troppo) della storia del rock: Mike Patton. Iniziando con la storia del gruppo, però, bisogna dire che il primo cantante è un certo Mike [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.antologiarock.it/blog/2009/07/07/i-faith-no-more-e-mike-patton/faith-no-more-angel-dust-del-1992-delantera/' rel="attachment wp-att-215"><img src="http://www.antologiarock.it/files/2009/07/faith-no-more-angel-dust-del-1992-delantera-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-215" /></a></p>
<p>Faith no More (U.S.A. – 1985)</p>
<p>Parlare dei Faith no More è in realtà un modo per parlare del progetto più continuo di uno dei personaggi più geniali e sregolati (anche troppo) della storia del rock: Mike Patton.</p>
<p>Iniziando con la storia del gruppo, però, bisogna dire che il primo cantante è un certo Mike Morris, col quale il gruppo incise due album piuttosto carini, molto influenzati dal pop rock commerciale dell’epoca.</p>
<p>Nel 1989 arrivò il cambio di voce e di direzione: “The Real Thing”, pur legato al sound pop, è comunque un ottimo album grazie, soprattutto, all’eclettismo del loro nuovo leader; già qui si vede un certo distacco da quei canoni più commerciali, a favore di un avvicinamento ad un rock più veloce e ritmato che sarà poi prerogativa del seguente “Angel Dust”, indiscutibile fonte di ispirazione di quel genere definibile come alternative rock, o direi piuttosto impropriamente, crossover. Con questi due termini si intende dire che si cercava di andare oltre a quei generi già esistenti quali quell’heavy metal senza compromessi, piuttosto che quel punk che troppo spesso toglieva spazio alle abilità dei musicisti. I gruppi che escono sotto l’etichetta “crossover”, fatte alcune eccezioni, si limitano ad essere per lo più band di adolescenti che vogliono andare oltre, non si sa esattamente oltre cosa e verso dove, ma comunque oltre.</p>
<p>I Faith no More oltre che essere una delle eccezioni di questo genere, sono un gruppo che comunque segue una strada propria, senza preoccuparsi troppo degli schemi canonici.</p>
<p>Il seguente “King for a Day&#8230;Fool for a Lifetime” è la massima espressione della musica del gruppo; la loro musica, poco improntata al commerciale, è altamente innovativa e di avanguardia.</p>
<p>Dopo tre ottimi lavori, il gruppo esce nel 1997 con un altro lavoro non negativo, ma Mike Patton aveva oramai concentrato le sue forze sui suoi innumerevoli progetti paralleli, dalle innumerevoli sfaccettature: i Mr.Bungle, gruppo dal quale proveniva e col quale ha continuato a suonare, sono un gruppo rock alternativo che si rifà a quel filone sperimentale rumoristico che ha avuto i suoi massimi esponenti nei Pere Ubu o, ancora di più, in Frank Zappa e Captain Beefheart; nella loro discografia spiccano gli album “California” e soprattutto “Disco Volante”. Le altre band partorite dalla mente di Mike Patton, quali ad esempio i Fantomas o i Moonchild, oppure i suoi album solisti, più che dei progetti musicali, sembrano una valvola di sfogo di una personalità alquanto disturbata; l’album “Pranzo Oltranzista” ne è un chiarissimo esempio: la musica lasci il posto a versi e deliri senza un minimo rispetto per alcuna linea metrica.</p>
<p>Nel 2006, però, in un attimo di lucidità, Mike Patton se ne  esce con quello che personalmente considero il suo miglior lavoro in assoluto, oltre che uno dei migliori album del nuovo millennio: “Peeping Tom” riprende parecchio le sonorità dei Faith no More, integrate con alcune sperimentazioni in stile Mr.Bungle senza, però, sfociare nella cacofonia pura.</p>
<p>Per il resto, quello che ci si può aspettare da Mike Patton è tutto ed il contrario di tutto, ma mi sentirei di escludere un nuovo album con i Faith no More. Ad ogni modo spero che la sua parte lucida abbia la meglio su quella delirante.</p>
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