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	<title>Antologia Rock &#187; free hand</title>
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	<description>L'antologia del Rock</description>
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		<title>Il progressive chiaro e netto dei Gentle Giant</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 10:38:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>enrico.malato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antologia rock]]></category>
		<category><![CDATA[acquiring taste]]></category>
		<category><![CDATA[free hand]]></category>
		<category><![CDATA[gentle giant]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi progressive]]></category>
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		<description><![CDATA[Gentle Giant (U.K. – 1970) Anche in un discorso di rock in generale, non soltanto relativo al progressive, ritengo giusto prendere in considerazione anche loro. Anch&#8217;essi facenti parte di quel calderone che era il progressive britannico che va tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, i risultati ottenuti dal gruppo furono secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ruid.com/photos/show/ilmala/51293"><img src="http://www.ruid.com/photos/medium/51293-4kgd273ay2hthcqjmm8x.jpg" alt="Gentle%20Giant%20-%20Gentle%20Giant%20Frontal" /></a></p>
<p>Gentle Giant (U.K. – 1970)</p>
<p>Anche in un discorso di rock in generale, non soltanto relativo al progressive, ritengo giusto prendere in considerazione anche loro.</p>
<p>Anch&#8217;essi facenti parte di quel calderone che era il progressive britannico che va tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, i risultati ottenuti dal gruppo furono secondo me minori rispetto a quanto avrebbero meritato.</p>
<p>Il loro secondo disco, “Acquiring Taste” è il primo nel quale la band mostra le proprie potenzialità. Anche in questo caso il tipo di progressive proposto è quello secondo i canoni dei Jethro Tull, con ritmi fiabeschi e medievali. Il protagonista della band è Ray Shulman, bassista e soprattutto violinista; nonostante il gruppo non brilli per originalità, l’interpretazione è comunque molto positiva.</p>
<p>Col passare del tempo il gruppo, parecchio snobbato in madrepatria ed apprezzato, per esempio, in Italia, continuò sulla stessa lunghezza d’onda, ed i dischi prodotti furono piuttosto gradevoli; “In a Glass House” del 1973 è il loro quinto album ed è anche una loro parziale consacrazione, o per lo meno è quello che più di tutti ha convinto critica e pubblico. Il settimo “Free Hand”, invece, è l’ultimo che riesce a proporre qualcosa di vario e divertente; i rimanenti, pur non avendo niente di particolarmente negativo, suonano un po’come ripetitivi.</p>
<p>Nel 1980 il gruppo, forse per mancanza di riscontri commerciali, decise di mollare il colpo.</p>
<p>Detto ciò, penso che certe volte per essere ritenuti un buon gruppo non è necessario a tutti i costi fare qualcosa di originale ed innovativo, sebbene in un genere come il progressive qualcosa di tuo ce lo devi mettere per forza. I Gentle Giant si sono limitati a riproporre, in maniera comunque piuttosto personalizzata, delle cose che erano già state fatte da altre. A chi le fa bene, come in questo caso, penso che bisogna renderne comunque merito.</p>
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