Il talento dimenticato di Tim Buckley

tim buckley

Tim Buckley (U.S.A. – 1966)

Uno dei più grandi talenti vocali in assoluto mai esistiti nella storia del rock, che rischia quasi di essere completamente dimenticato. Nelle sue composizioni, appunto, il marchio di qualità e valore aggiunto è, appunto, la sua voce.
L’esordio del 1966 porta il suo stesso nome, ed è sicuramente uno dei migliori esempi di quel country-folk rock che aveva così tanto successo negli Stati Uniti. Le canzoni sono vivaci ed espressive, ed un altro elemerge prepotentemente è la chitarra, che in certi momenti ricorda le canzoni più lente e tendenti al folk dei Leppelin.
Il secondo lavoro è “Goodbye and Hello”, che personalmente ritengo il miglior lavoro dell’artista; la base country resta sempre, ma i ritmi diventano più complicati ed atmosferici, ricordando le tematiche di quello che da lì a breve sarebbe stato il movimento rock psichedelico, il tutto è sempre esaltato dall’inconfondibile caratteristica del cantautore: la voce.
“Happy Sad”è il terzo lavoro; in questo caso il titolo basta ed avanza a definire l’album: l’alternanza di ritmi vivaci e tristi è la costante del disco, ancor più che nei suoi precedenti.
A queste tre bombe sparate l’una dietro l’altra, l’artista non riuscì a dare seguito, o meglio: i lavori successivi abbandonano definitivamente le tonalità folk così meravigliosamente espresse fino a quel momento; viene ad essere protagonista una musica molto più introspettiva, che in certe occasioni si limita ad essere uno sfoggio delle sue doti vocali. La critica ritiene che questo sia il miglior periodo artistico di Tim Buckley, personalmente lo preferivo come “menestrello popolare”. Il pubblico, evidentemente, la pensò come me, così Tim Buckley decise di voltare ancora una volta pagina, per seguire le ritmiche del blues, con risultati piuttosto discreti, ma comunque non paragonabili ai livelli dei primi tre album.
Nel 1975 Tim Buckley morì (cosa non proprio insolita per un musicista rock…) per un mix di alcol e cocaina. Quello che ha lasciato, a mio parere, non è stato sufficientemente valorizzato; spero che non faccia la fine che temo, ossia quella di finire definitivamente nel dimenticatoio della musica.

I grandi cantautori di folk rock americano: Simon and Garfunkel

Simon & Garfunkel (U.S.A. – 1964)

Come si suol dire, esperienza breve ma intensa. Questa è stata in estrema sintesi la carriera del duo americano composto da Paul Simon e Art Garfunkel. In un periodo come quello della metà degli anni ’60, quando negli Stati uniti la star indiscussa era Bob Dylan, qualsiasi musicista era inevitabilmente influenzato dalla musica folk; i due non furono da meno, anzi, per moltissimi aspetti si potrebbero addirittura definire come i fratelli minori di Bob Dylan.
Il vero grosso successo per il duo arriva col secondo album, “Sounds of Silence”; il disco, come detto, è pervaso dal folk classico, riadattato in maniera ancor più pacifica e rilassante. La title-track è uno dei pezzi più famosi del gruppo e, più in generale, della storia della musica, anche perché colonna sonora del film “Il Laureato”. L’album di per sé non è male, ma è un po’troppo incentrato sul singolo e su poche altre canzoni: alcuni pezzi sembrano essere fatti volontariamente per contorno.
Le cose migliorano sensibilmente con il quarto album: “Bookends” del 1968. In questo disco si trova l’altro super classico del gruppo: “Mrs. Robinson”, anch’essa nella colonna sonora de “Il Laureato”. In questo caso, il disco è molto più completo, e al suo interno si possono trovare molti spunti interessanti e vari.
Nel 1970 esce “Bridge over Troubeled Water”, che segna un certo cambiamento rispetto ai lavori precedenti: il sound inizia ad avvicinarsi al rock di stile inglese, le canzoni diventano complesse ed articolate come mai precedentemente. Tra i pezzi dell’album non c’è il singolo davvero immortale, ma ci sono molte canzoni estremamente varie e tutte valide, infatti i singoli estratti hanno comunque avuto grandissimo successo. Tale versatilità fa si che quest’ultimo è sicuramente il lavoro meglio riuscito del duo.
Arrivati al loro apice artistico, i due, mai molto in sintonia a livello personale, iniziano a scontrarsi in maniera più decisa del solito, e lo scioglimento spesse volte paventato, questa volta accadde veramente. Entrambi continueranno con lunghissime carriere soliste di interesse secondario (soprattutto quella di Garfunkel) e comunque incentrate sui loro vecchi successi; le numerose richieste da parte dei fans di una reunion non riuscirono, né probabilmente riusciranno mai, a farli produrre un nuovo disco da studio.
Una carriera di 5 album è relativamente breve, il paragone con Bob Dylan vede, chiaramente, vincere quest’ultimo, ma già il fatto che fare un paragone tra loro non sia così scandaloso, è segno che qualcosa (neanche poco) di buono lo hanno fatto.