Inutile dire che siamo davanti ad una delle canzoni più belle e simboliche della storia del rock, contenuta in quel capolavoro di Eric Clapton e Duane Allman, in quello che purtroppo, causa morte di quest’ultimo, rimarrà l’unico loro album: “Layla & the Other Assorted Love Songs”. Pietra miliare del rock.
Quando tre fenomeni si incontrano, è facile che il risultato è qualcosa di veramente geniale; magari non durerà a lungo, ma la genialità verrà comunque espressa, E’ chiaro che nei Cream la personalità di spicco sia Eric Clapton, ma anche il bassista Jack Bruce ed il batterista Ginger Baker sono sicuramente due dei migliori musicisti che abbiano mai calcato le scene del rock.
I componenti della band venivano da precedenti esperienze con altre band, tra cui bisogna citare gli Yardbirds, gruppo blues-rock rampa di lancio di diversi artisti, quali appunto Eric Clapton, che inizialmente ne trae chiaramente ispirazione.
Premettendo che sarebbe un insulto cercare di etichettare il sound del gruppo, mi limito a dire che le linee guida sono quelle del rock-blues americano della seconda metà degli anni’60, perfettamente reinterpretate dalla chitarra di Clapton, tanto che penso che sia innegabile dire che i primi gruppi hard rock ne sono stati pesantemente influenzati.
“Fresh Cream” è il loro debutto, dove già emergono le capacità dei componenti della band, ma è ancora Clapton a prevalere sugli altri, sebbene non in maniera netta; i suoi assoli entrano all’interno delle canzoni in maniera quasi chirurgica.
Quella che però rimarrà l’opera magna del gruppo è il terzo “Wheels of Fire” del 1968, vero e proprio capolavoro rock. L’album è composto da un primo CD da studio e un secondo dal vivo, nel quale si sbizzarriscono a turno i singoli componenti come mai in precedenza. L’album perde magari qualche virtuosismo di Clapton, risultando meno hard rock e molto più blues, ma guadagna decisamente nelle sue parti ritmiche. Il CD live è un’ulteriore espressione della genialità assoluta dei componenti, che danno letteralmente libero sfogo alla loro indole artistica senza però, come troppo spesso accade, essere leziosi o troppi fini a loro stessi.
Evidentemente tre galli non possono stare in un solo pollaio per troppo tempo, per chi la band, dopo un altro disco con tracce da studio ed il resto dal vivo, decise di sciogliersi nel 1968, ed i componenti presero altre strade. Colui che sbarcò il lunario fu, ovviamente, Clapton, che si unì a Duane Allan, altro geniale chitarrista ex Allman Brothers, per formare i “Derek & The dominos” autori dell’album “Layla & Other Assorted Love Songs”, una splendida e originalissima espressione di quel rock blues tanto caro agli americani. Protagonista assoluta è, manco a dirlo, la chitarra. Il singolo di quest’album è quella “Layla” che in seguito Clapton riproporrà nella sua carriera da solista e che rappresenterà il suo più grande successo. La tragica morte di Allman nel 1970 bloccò quel progetto così ben avviato, e Clapton cominciò ad avere grossi problemi personali con la droga. Dopo altre sperimentazioni musicali, intraprese una carriera solista che gli regalerà molti successi, ma che strizza un po’troppo al commerciale. Il chitarrista virò decisamente verso il blues, con sonorità molto più riflessive e cadenzate.
Tornando ai Cream, non succede molto spesso che un gruppo con soli tre album e mezzo riesca a dare un contributo così incisivo alla storia della musica; non ritengo una bestemmia considerare questa band tra le prime 15-20 della storia.