Jethro Tull – Budapest

Uno dei pezzi migliori dei Jethro Tull, proveniente da uno dei loro album migliori, “Crest of a Knave” del 1987, album che riabilita sia la band, proveniente da un periodo un po’di crisi artistica, sia il movimento progressive in generale, che andava via via scemando. Pezzo meraviglioso.

Il Progressive barocco dei Jethro Tull

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Jethro Tull (U.K. – 1968)

Eccoci arrivati agli albori del progressive; più nello specifico, i Jethro Tull sono autori di un sottogenere del progressive del tutto particolare, che ispirò moltissimi gruppi agli inizi degli anni ’70. La loro musica è abbastanza lontana dalla complessità e dall’esoterismo, per esempio, dei Genesis, si avvicina invece ad uno stile più barocco e medievaleggiante. Il leader assoluto della band è lo scozzese Ian Anderson, cantante, chitarrista, ma soprattutto flautista.

L’esordio “This Was” è più che discreto, ma è ancora accostabile al rock blues; è col successivo “Stand Up” che si iniziarono a delineare i canoni della band: il rock progressivo qui proposto toglie le parti di musica classica tipiche del genere, lasciando posto, come già detto, ad atmosfere più fiabesche e fatate; tra gli strumenti utilizzati appaiono pure il mandolino e la balalaika, ma è necessario sottolineare che qui, come per la maggior parte dei lavori del gruppo, il protagonista assoluto ed io narrante di tutta la musica è e sarà sempre il flauto.

Passando al 1971, i Jethro Tull raggiungono il loro apice col loro quarto disco: “Aqualung”: meno sperimentale e più orientato verso un rock di tipo classico, comprende comunque tutte le peculiarità precedentemente elencate, col vantaggio che è un disco accessibile a tutti. Una citazione particolare la merita la copertina, raffigurante un barbone molto somigliante ad Anderson.

Dopo aver avuto un contatto più umano col pubblico grazie ad “Aqualung”, i Jethro Tull decisero di complicare (non in senso negativo) il tutto, per arrivare ad un progressive molto più complicato e sperimentale, che portò a “Thick as a Brick” e “A Passion Play”, entrambi composti da un’unica canzone (a dire il vero nella riedizione di “A Passion Play” i brani appaiono come separati). Sono due concept album riguardanti, rispettivamente, un bambino prodigio, ed un morto che ha visto il Paradiso. Come ogni disco composto da una sola canzone è necessario mettere le mani avanti, dicendo che la comprensione è tutt’altro che facile, ma in entrambi i casi i risultati sono parecchio apprezzabili.

Continuando con la discografia, la band continuò a produrre parecchi album; la fine degli anni’70 segnò la fine del progressive anche per loro, che si spostarono verso un folk che portò a produzioni abbastanza notevoli, in particolare “Heavy Horses” e “Stormwatch”.

Passando agli anni ’80 c’è da notare un calo nella qualità della produzione, con un’unica, enorme, eccezione: “Crest of a Knave” del 1987: dopo “Aqualung” lo ritengo il miglior lavoro della band. Del vecchio progressive di stile barocco è rimasto poco niente; c’è invece una certa somiglianza con i Dire Straits. L’album, decisamente sullo stile classico del rock anni ’80 è parecchio apprezzabile infatti soprattutto per le parti di chitarra.

Negli ultimi due decenni il gruppo produsse ancora molti altri dischi, ma di rilevante non c’è molto. L’ultimo lavoro è targato 2003 e probabilmente sarà definitivamente l’ultimo album da studio,

Di loro rimarrà sempre e comunque l’immagine di un gruppo capace come pochi altri di personalizzare la musica proposta, e di essere stata una indiscutibile fonte di ispirazione per molte altre band.