In Aprile tre concerti live di Federico Poggipollini

Federico Poggipollini live 2Federico Poggipollini, chitarrista rock che collabora fin dal 1994 con Ligabue, in aprile terrà tre concerti per promuovere il suo album “Caos Cosmico” , dal quale sono stati tratti i singoli “Taxi viola” e  “Incredibile Potere”, attualmente messi in onda dalle maggiori emittenti radiofoniche. Accompagnato dalla sua band, formata da Ivano Zanotti (batteria) , da Vincenzo Pastano (chitarra) e da Giorgio Pastanesi (basso), Capitan Fede darà ancora una volta prova della sua capacità di suonare la chitarra con grande bravura e con quella  straordinaria energia, che riesce a trasmettere indifferentemente ad uno stadio urlante, completamente sold out, o ad un composto gruppo di persone che lo ascolta in un club.

Date dei concerti:

16 Aprile 2010 – Vitulazio (Ce)  – Skenè Ristoclub

17 Aprile 2010 – Roma – Locanda Blues

24 Aprile 2010 – Gallarate (Va)  - Bar Abba Live Music

Foto by Federico Poggipollini

Il rock latino americano di Carlos Santana

santana_abraxas

Santana (Messico – 1969)

Nella classifica dei migliori chitarristi del mondo, Carlos Santana occupa senza ombra di dubbio uno dei primissimi posti; personalmente ritengo che dopo Jimi Hendrix sia lui il miglior chitarrista della storia del rock

La sua attività è stata ed è tuttora lunghissima, con parecchi alti e, a dirla proprio tutta, anche parecchi scivoloni; questi ultimi, però, non potranno mai cancellare quanto di meraviglioso è stato fatto all’apice della carriera.

Il suo esordio è l’omonimo “Santana”, un capolavoro assoluto per capacità esecutiva ed originalità. I ritmi del rock psichedelico si mescolano in maniera del tutto inedita ed originalissima con quelli latino americani, facendo uscire qualcosa di estremamente elaborato, ma allo stesso tempo leggero all’ascolto. Il chitarrista di riferimento è senza dubbio Hendrix, ma la sua è una interpretazione del tutto personale e riuscitissima.

Se l’esordio è un capolavoro, il successivo “Abraxas” è sicuramente una pietra miliare del rock, e tranquillamente classificabile come uno dei migliori dischi di tutti i tempi, I singoli “Oye Como Va”, “Black Magic Woman” e “Samba Pa Ti” sono probabilmente i pezzi di maggior successo del chitarrista, che non cambia di una virgola il suo stile rispetto all’album precedente, ma riesce nell’impresa di migliorarne l’esecuzione.

Il genio dell’artista vede una perfetta realizzazione anche nel terzo “Santana III”, dove il chitarrista calca ulteriormente la mano sui ritmi latini: un’altra grande prova. Il seguente “Caravanserai”, invece, pur essendo un bell’album, rappresenta un passo indietro nella discografia: la musica proposta è più orientata verso il jazz e la fusion, ed è il primo lavoro nel quale non si affida ai suoi fidati collaboratori. Il risultato non è perfettamente riuscito.

Negli anni ’70 Santana continua a produrre dischi con regolare continuità; tra questi i più meritevoli sono “Amigos” del 1976 e, soprattutto “Festival”, splendido lavoro dove i ritmi samba la fanno da padrone; cantato sia in spagnolo sia in inglese, l’album si fa notare oltre che per i soliti virtuosismi di chitarra, soprattutto per i talentuosi assoli di bongo e percussioni.

Passando agli anni ’80, questi rappresentano per il chitarrista un netto momento di crisi: dapprima la produzione si sposta verso la disco music, poi cerca senza riuscirci di tornare alle origini, ed infine sperimenta un blues psichedelico buono per l’idea, ma bruttino nell’esecuzione. Di questo decennio solo “Shagò” del 1982 mi sembra essere un disco meritevole di citazione; paradossalmente questo sarà forse il più criticato della sua carriera.

Gli anni ’90 non rappresentano sicuramente un periodo migliore, infatti il chitarrista decide di prendersi una pausa riflessiva che dura dal 1994 al 1999, anno in cui esce “Supernatural”. In quegli anni Santana aveva decisamente perso di credibilità davanti agli occhi di critica e pubblico. La sua geniale trovata fu quella di riprendere i suoi tipici ritmi latini degli esordi e proiettarli verso un rock più sperimentale, togliendo la parte psichedelica; il risultato fu un successo di livello planetario, che gli fece riprendere con gli interessi la credibilità perduta. Personalmente ritengo che il disco sia piuttosto scadente, composto da canzoni di impatto immediato, ma che sostanzialmente non contengono niente di artisticamente valido; fatto sta che il successo ottenuto azzittirebbe chiunque.

I due lavori seguenti sono sullo stesso stile, ma con una differenza: mentre in “Supernatural” si poteva almeno trovare qualche riff carino, qui i pezzi sono realizzati in maniera veramente scadente e contornati di improbabili collaborazioni (come quella con Sean Paul).

Personalmente non ho mai avuto niente contro chi insegue il successo in maniera spudorata, ma da romantico sognatore speravo che Santana avesse potuto riottenerlo proseguendo con quanto di assolutamente eccelso ha fatto agli esordi.

Con Jimi Hendrix la chitarra prende vita

jimi-hendrix

Jimi Hendrix (U.S.A. – 1967)

Se il rock può essere considerato una forma d’arte duratura nel tempo, questo lo si deve soprattutto a personaggi abili a dare espressività allo strumento più caratteristico del genere: la chitarra elettrica; Jimi Hendrix è stato, con ogni probabilità, il più grande genio della chitarra elettrica. Uno dei tantissimi manifesti della sua unicità è stata la sua esibizione a Woodstock, dove si cimentò in una interpretazione tutta sua dell’inno americano. Più in generale, nella sua brevissima discografia (4 album), si trovano migliaia e migliaia di espressioni del suo talento. Nonostante il chitarrista fosse americano di Seattle, convenzionalmente è considerabile inglese di adozione, dal momento che la sua band, la Jimi Hendrix Experience era composta da strumentisti inglesi.

L’esordio discografico è “Are You Experienced”: qualcosa di veramente mai sentito prima per la capacità di proporre riff sempre originali e vari, oltre che la fenomenale abilità negli assoli di chitarra. Tecnicamente il suo genere si può definire a cavallo tra il rock classico e quello psichedelico, condito con una buona dose di funky. Emotivamente è un album che lascia a bocca aperta per la sua versatilità, punto e basta. Dopo il primo dei King Crimson e il primo dei Doors, lo considero il miglior album della storia del rock.

“Axis: Bold as Love” è il suo degno successore; anche qui ogni singola canzone presenta un riff mai banale e le sperimentazioni sono continue, e sempre con risultati fenomenali.

“Eletric Ladyland” è il terzo lavoro da studio: anche qui un altro capolavoro. In questo caso è dedicato molto meno spazio alla melodia e alle ritmiche classiche, a favore di una continua sperimentazione; è sicuramente il lavoro più difficile all’ascolto prodotto da Hendrix, ma è l’ennesima prova della sua indiscutibile genialità.

Nel 1970, però, qualcosa inizia a scricchiolare: il bassista Noel Redding ed il batterista Mitch Mitchell lasciano il progetto, ed Hendrix si trovò costretto a cambiare i componenti, fondando la “Band of Gipsies”, che è anche il nome del suo quarto album. Qui di nota un netto cambio di stile rispetto ai lavori precedenti: la psichedelica lascia posto ad un rock blues di matrice più classica, le canzoni sono nettamente più lunghe; il risultato, comunque buono, è tuttavia un passo indietro rispetto ai lavori precedenti.

Il 18 Settembre del 1970 Jimi Hendrix fu costretto a mettere la parola fine alla sua breve, ma intensissima carriera: fu trovato morto nel suo appartamento di Londra, probabilmente per overdose. Se ne andò così, dopo soli tre anni di carriera, il più grande chitarrista della storia.