Si riuniscono i Pavement!

pavementI  Pavement saranno in Italia per due date, all’Atlantico Live di Roma il 24 Maggio 2010 e all’Estragon di Bologna il 25 maggio 2010 e parteciperanno anche ad altri eventi, come il Primavera Sound, che si terrà dal 27 al 29 maggio al Parc du Forum di Barcellona, dove saranno gli headliner. La band, nata nel 1989 in California, è un’esponente di spicco della musica indie rock americana,  all’inizio interpretata in modo amatoriale, ma con un uso insolito e creativo della chitarra. Fondamentalmente dei bravi ragazzi che si divertivano a suonare, ma che  nel 1991 riescono a raggiungere un grande successo con il loro singolo Summer Babe. Nonostante ciò, il gruppo si scioglie nel 1999. Grande festa, perciò, per il loro ritorno sul palco!

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“Bellimbusti in tour”- Il tour 2010 di Elio e le Storie Tese

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Partirà il  17 gennaio dal Teatro Comunale di Vicenza il tour di Elio e le Storie Tese,che già dal nome, Bellimbusti in Tour, promette di essere divertente e dissacrante come è nello stile del gruppo.  Il tour prevede un fitto calendario, con molte tappe dal nord al sud della penisola, che  porteranno fino a metà marzo i componenti della band a cantare i loro successi, che li hanno resi popolari presso il grande pubblico. Si esibiranno: Elio (cantante,flautista),

Rocco Tanica (pianola), Cesareo (chitarra alto), Faso (chitarra basso),

Christian Meyer  (batteria), Jantoman ( pianole).

Saranno accompagnati da Paola Folli (cantante) e Mangoni .

Calendario del Tour:

Domenica 17 gennaio Vicenza Teatro Comunale

Mercoledì 20 gennaio Ascoli Teatro Ventidio

Giovedì 21 gennaio Parma Auditorium Paganini

Sabato 23 gennaio Soresina (CR) Teatro Sociale

Mercoledì 27 gennaio Udine Teatro Giovanni da Udine

Giovedì 28 gennaio Mestre (VE) Teatro Toniolo

Venerdì 29 gennaio Mantova Teatro Sociale

Sabato 30 gennaio Levico (TN) Palalevico

Lunedì 1 febbraio Verona Teatro Filarmonico

Mercoledì 3 febbraio Savona Teatro Chiabrera

Venerdì 5 febbraio Carpi (MO) Teatro Comunale

Sabato 6 febbraio Copparo (FE) Teatro Comunale De Micheli

Lunedì 8 febbraio Cesena Nuovo Teatro Carisport

Mercoledì 10 febbraio Bologna Europa Auditorium

Giovedì 11 febbraio Firenze Teatro Verdi

Venerdì 12 febbraio Roma Auditorium Parco della Musica

Sabato 13 febbraio Roma Auditorium Parco della Musica

Lunedì 15 febbraio Civitanova Marche (MC) Teatro Rossini

Martedì 16 febbraio Jesi (AN) Teatro Pergolesi

Sabato 20 febbraio Gallarate (VA) Teatro Gassman

Lunedì 22 febbraio Assisi (PG) Teatro Lyric

Giovedì 25 febbraio Brescia Palabrescia

Sabato 27 febbraio Milano Sala Verdi Conservatorio

Domenica 28 febbraio Milano Sala Verdi Conservatorio

Martedì 2 marzo La Spezia Teatro Civico

Lunedì 8 marzo Catania Teatro Metropolitan

Mercoledì 10 marzo Lecce Teatro Politeama

Giovedì 11 marzo Bitritto (BA) Palatour

Venerdì 12 marzo Cosenza Teatro Rendano

Lunedì 15 marzo Napoli Teatro Acacia

Martedì 16 marzo Rosignano Solvay (LI) Teatro Ernesto Solvay.

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Kevin Kostner interprete rock al Teatro Smeraldo di Milano il 31 Marzo 2010

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Kevin Kostner, il famoso attore californiano, divenuto noto al grande pubblico nel 1990 con il film “Balla coi lupi”, che gli valse il premio Oscar come miglior regista, ha dato una svolta alla sua vita, decidendo di far diventare la sua più importante passione, la musica, il suo nuovo impegno lavorativo, a dimostrazione  della poliedricità della sua personalità di artista.

Nel 2007 suonò la chitarra folk elettrificata durante un concerto gratuito in Nuovo Messico e da allora, insieme alla sua band, i “Modern West”, ha continuato, incidendo dischi e partecipando a tournée, realizzando, così, il suo sogno, quello di avere finalmente un contatto più diretto con il suo pubblico, che il cinema non gli permetteva.

Durante  una tappa del suo tour sarà in Italia e il 31 Marzo del 2010 si esibirà a Milano, al Teatro Smeraldo, nell’insolita veste di rockstar.

Dire Straits: uno dei migliori gruppi rock degli anni ’70-’80

Dire Straits (U.K. – 1978)

Se il rock è riuscito a sopravvivere agli attacchi bilaterali di punk e pop, questo lo si deve ad alcuni martiri; tra questi, coloro che più di tutti si tennero fedeli alle linee guida classiche furono i Dire Straits, che ebbero l’ulteriore merito di adattare il tutto alle sonorità in voga di quel periodo.

L’omonimo esordio è catalogato (non so veramente perché) come punk; in verità spiegare il genere del gruppo è davvero facile: classico rock anni ’70 che prende spunto sia dai canoni britannici sia da quelli americani; c’è però un particolare che funziona da valore aggiunto della band: la splendida chitarra di Mark Knopfler, che accompagna costantemente tutti i pezzi meglio riusciti del gruppo; l’album si eleva decisamente dal punk dell’epoca, è perfino imbarazzante il paragone; pur vivendo della luce riflessa del singolo “Sultans of Swing” (forse il pezzo più famoso di tutta la loro carriera), bisogna sottolineare che il disco presenta in tutta la sua durata parecchi altri spunti interessanti.

“Making Movies” è il terzo album; nel suo complesso non raggiunge l’esordio, ma comprende alcuni dei pezzi meglio riusciti della band, uno su tutti “Romeo & Juliet”. Nell’album è la chitarra di Knopfler, molto più della voce, ad essere l’io narrante delle canzoni.

Nel 1983, poi, i Dire Straits fanno uscire il quinto “Brothers in Arms”. Questo è sicuramente uno dei punti più alti dell’intero panorama rock degli anni ’80, un capolavoro assoluto. La chitarra di Knopfler è più che mai protagonista assoluta, dando il ritmo ai brani ed esaltandoli al tempo stesso, mischiando in maniera perfetta talento ed orecchiabilità. Le canzoni degne di nota si sprecano, ma, paradossalmente, quelle meglio riuscite sono “Walk of Life”, che segue un riff di tastiera e “Your Latest Trick”, ritmata dal sassofono. La chitarra, comunque, ha modo di farsi notare all’interno di ogni singola canzone.

Tra “Brothers in Arms” ed il successivo album da studio “On Every Street” passano addirittura otto anni, nei quali Knopfler sembra più interessato ai progetti personali che a quelli della band; il disco non ha il successo di pubblico del precedente, ma forse è stato eccessivamente sottovalutato: per le sonorità si può tranquillamente definire il seguito ben riuscito del loro capolavoro, con il difetto che è capitato in un periodo storico in cui all’interno del panorama rock c’era una grandissima ricerca di sonorità alternative, col venir meno di quelle classiche.

Il gruppo, più che sciogliersi, decise di spegnersi lentamente ed in silenzio; Mark Knopfler continuò con la sua carriera da solista, con qualche alto e basso. Egli è tuttora in attività e sembra aver un particolare talento per le colonne sonore: avrà moto di farsi risentire; c’è da ripetere che nessuno è riuscito a tenere vivo negli anni ’80 il puro rock come i Dire Straits.

Con Jimi Hendrix la chitarra prende vita

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Jimi Hendrix (U.S.A. – 1967)

Se il rock può essere considerato una forma d’arte duratura nel tempo, questo lo si deve soprattutto a personaggi abili a dare espressività allo strumento più caratteristico del genere: la chitarra elettrica; Jimi Hendrix è stato, con ogni probabilità, il più grande genio della chitarra elettrica. Uno dei tantissimi manifesti della sua unicità è stata la sua esibizione a Woodstock, dove si cimentò in una interpretazione tutta sua dell’inno americano. Più in generale, nella sua brevissima discografia (4 album), si trovano migliaia e migliaia di espressioni del suo talento. Nonostante il chitarrista fosse americano di Seattle, convenzionalmente è considerabile inglese di adozione, dal momento che la sua band, la Jimi Hendrix Experience era composta da strumentisti inglesi.

L’esordio discografico è “Are You Experienced”: qualcosa di veramente mai sentito prima per la capacità di proporre riff sempre originali e vari, oltre che la fenomenale abilità negli assoli di chitarra. Tecnicamente il suo genere si può definire a cavallo tra il rock classico e quello psichedelico, condito con una buona dose di funky. Emotivamente è un album che lascia a bocca aperta per la sua versatilità, punto e basta. Dopo il primo dei King Crimson e il primo dei Doors, lo considero il miglior album della storia del rock.

“Axis: Bold as Love” è il suo degno successore; anche qui ogni singola canzone presenta un riff mai banale e le sperimentazioni sono continue, e sempre con risultati fenomenali.

“Eletric Ladyland” è il terzo lavoro da studio: anche qui un altro capolavoro. In questo caso è dedicato molto meno spazio alla melodia e alle ritmiche classiche, a favore di una continua sperimentazione; è sicuramente il lavoro più difficile all’ascolto prodotto da Hendrix, ma è l’ennesima prova della sua indiscutibile genialità.

Nel 1970, però, qualcosa inizia a scricchiolare: il bassista Noel Redding ed il batterista Mitch Mitchell lasciano il progetto, ed Hendrix si trovò costretto a cambiare i componenti, fondando la “Band of Gipsies”, che è anche il nome del suo quarto album. Qui di nota un netto cambio di stile rispetto ai lavori precedenti: la psichedelica lascia posto ad un rock blues di matrice più classica, le canzoni sono nettamente più lunghe; il risultato, comunque buono, è tuttavia un passo indietro rispetto ai lavori precedenti.

Il 18 Settembre del 1970 Jimi Hendrix fu costretto a mettere la parola fine alla sua breve, ma intensissima carriera: fu trovato morto nel suo appartamento di Londra, probabilmente per overdose. Se ne andò così, dopo soli tre anni di carriera, il più grande chitarrista della storia.