I malinconici Procol Harum

Procol Harum (U.K. 1967)

Un altro di quei gruppi che non è riuscito a dire basta quando era il momento, riuscendo sì a sopravvivere nel mondo del business musicale, ma perdendo di credibilità tanto che si rischia di mettere in secondo piano tutto quello che di eccelso hanno fatto nel periodo migliore della loro carriera.

Il loro omonimo esordio sarebbe già sufficiente per consacrare i Procol Harum come un grandissimo gruppo; il genere proposto va tra l’orchestrale ed il progressive, più o meno in stile Moody Blues, con la differenza enorme che qui le canzoni sono molto più semplici e di facile impatto. Il singolo “A Whiter Shade of Pale” è la protagonista assoluta del disco, e rimarrà il loro maggior successo.

Il secondo “Shine on Brightly” conferma quanto di buono il gruppo sa proporre, ed è un ottimo crocevia tra il precedente ed il successivo “A Salty Dog”, altro grandissimo disco che contiene quella title-track anch’essa destinata ad essere un successo planetario. Questo disco è meno orchestrale dei precedenti, e si avvicina di più ad una specie di rock blues molto elaborato.

Queste tematiche musicali vengono riprese e sviluppate nei lavori successivi: “Broken Barricades” è il quinto album, che segna un certo indurimento dei suoni, oramai privi della musica orchestrale, tanto da essere quasi accostabile all’hard rock, Questo rimarrà sicuramente il momento più duro della loro carriera, ma anche più sottovalutato, perché pur essendo un buonissimo album non ha avuto quel successo, soprattutto di critica, che a mio parere avrebbe meritato.

I numerosi lavori successivi, purtroppo, non raggiungono né si avvicinano ai picchi di creatività raggiunti durante gli esordi; gli album che vanno dal 1973 al 1977 non sono molto interessanti, se si fa eccezione per “Exotic Byrds & Fruit”, che rappresenta un parziale ritorno agli esordi.

Dopo che per tutti gli anni ’80 il gruppo fu considerato sciolto, la motivazione per tornare in studio il gruppo la trovò nel 1991, con un album dedicato allo storico batterista Barrie James Wilson, tragicamente scomparso. Per la cronaca il disco si chiama “The Prodigal Stranger” ma purtroppo non è niente di che. Negli anni seguenti il nome della band continuò ad uscire grazie a continue riedizioni, ristampe, inediti e altro; di album da studio solo uno nel 2003 e pure piuttosto trascurabile.

Come per i Moody Blues, anche in questo caso non si possono cancellare le ottime cose fatte dalla band durante il periodo di massima creatività, ma anche in questo caso l’eccesso di produzioni discografiche fa correre il grossissimo rischio di togliere la credibilità ad una band che comunque, se non è tra i grandissimi della storia del rock, non ci è poi neanche tanto distante.