L’Alternative Rock degli Smashing Pumpkins
Smashing Pumpkins (U.S.A. – 1991)
Un’altra delle nuove proposte alternative all’heavy metal. Musicalmente, per comodità, li si può collocare nel calderone dell’alternative rock; più nello specifico, non esiste un preciso genere in grado di racchiudere al 100% gli Smashing Pumpkins.
Il primo album degno di nota della band è il secondo “Siamese Dream”: i suoni alti tipici del metal e del loro disco di esordio passano nettamente in secondo piano a favore di sonorità più sporche, distorte, e non particolarmente veloci; il risultato finale è veramente interessante.
Tempo per una raccolta di b-sides, ed arrivò l’album che sancì la definitiva consacrazione del gruppo: “Mellon Collie & the Infinite Sadness”, nettamente il loro miglior lavoro e, più in generale, uno dei punti più alti di tutto il rock alternativo. Raramente un doppio CD come questo riesce ad essere qualitativamente elevato, ma in questo caso ci troviamo davanti ad una piacevolissima eccezione.
Il successivo “Adore” del 1998, però, inizia già a mostrare qualche segno di cedimento, complice il fatto che si tratta di un album registrato senza batterista: alcuni pezzi sono belli, uno su tutti il singolo “I Adore”, ma il disco in sé contiene delle atmosfere troppo decadenti e addirittura deprimenti, tanto che alla lunga finisce con lo stancare.
Quell’alone di depressione che ha sempre fatto da sfondo ai gruppi rock alternativi, dopo aver portato il successo commerciale agli Smashing Pumpkins ed in particolare al leader Billy Corgan, si rivelò essere un nemico, facendo sembrare gli ultimi lavori come delle auto commiserazioni fini a se stesse: l’album “Machine”ed il suo seguito uscito solo su internet, sono un concept album di una rock band decaduta (è autobiografico?…); musicalmente non riesco a trovarci veramente niente di interessante.
Recentemente, dopo un breve scioglimento, il gruppo si è rifondato con un discreto album da studio. Le capacità e la freschezza mentale a mio parere giocano a favore del gruppo, basta che non esagerino ad esprimere il loro malessere esistenziale.
