Esce ad Aprile il nuovo album di Omar Pedrini

FOTO OMAR PEDRINIA fine 2010 uscirà il nuovo album di Omar Pedrini, a festeggiare i venti anni di carriera del poliedrico rock. L’album si intitola “La capanna dello zio Rock” e conterrà due inediti “Zio Rock” e “Il figlio del vento” ( quest’ultimo brano costituisce una parte della  colonna sonora del più recente film di Pupi Avati “Il figlio più piccolo”) , oltre a brani di successo del periodo in cui faceva parte del gruppo “Timoria” (“Sangue impazzito”, “Senza vento”, “Sole spento”)  e reinterpretazioni di alcuni brani cantati da solista (“Shock”, “La follia”).

L’uscita rappresenta un atteso ritorno, dal momento che l’ultimo album pubblicato da Omar risale a quattro anni fa.

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Anche Lady Gaga fa una donazione per Haiti

LadyGagaBalletto

Lady Gaga, durante una sua partecipazione al noto programma televisivo “Oprah Winfrey Show” ha comunicato che devolverà l’intero ricavato del del 24 gennaio a New York ai superstiti del terremoto di Haiti, seguendo l’esempio di molti personaggi del mondo dello spettacolo, come Madonna, Brad Pitt e Angelina Jolie.

La cantautrice americana,  ispirandosi alla pop di Michael Jackson e Madonna e a quella glam rock di David Bowie e dei Queen (dalla cui canzone Radio GaGa ha preso il proprio nome d’arte), ha ottenuto in breve tempo un clamoroso , con ben 5 singoli al primo posto nella Billboard Pop 100. E’ notizia di questi giorni quella della sua partecipazione  al 60° Festival di Sanremo come ospite internazionale.

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UnpalcoperTutti al Contestaccio di Roma

Al Contestaccio di Roma, in via Monte Testaccio 65/b, il 20 gennaio 2010 si terrà nuovamente la rassegna musicale UnpalcoperTutti, che consentirà alle emergenti più “in gamba” di farsi conoscere; le migliori verranno selezionate e parteciperanno alla fase finale di MArteLive 2010.

Per l’occasione si esibiranno vari :marte

No One’s Trail (Pop Rock)

Violapolvere (Pop Rock Elettronico)

Christian Muela (Sperimentale – Etnico)

Dubbiadubai (Pop Rock).

Per partecipare al concorso bisogna iscriversi alla Community, acquistare la MArteCard e compilare il form di iscrizione, reperibile sul sito www. martelive.it. Il materiale che ciascuna invierà verrà visionato e, in seguito ad una valutazione positiva dello staff, consentirà di partecipare alle selezioni per MArteLive 2010.

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Gli Happy iniziano il 15 gennaio il loro tour in Italia

happy

Accompagnati dal gruppo milanese “Non mi piace il circo”, la band canadese“Happy” inizia il 15 gennaio 2010 il suo tour italiano, partendo da Montichiari (Bs). Sherry Lee-Wisor, la fondatrice e leader del gruppo porterà in giro anche per l’Europa le sue canzoni “canadian pop”,che mixano atmosfere intimiste ad energia rock e che trattanotemi esistenzialisti e animalisti, facendo  incursioni anche nella disco.

Il merchandise, curato da Movimento Flaneur sarà solo in formato digitale e quindi scaricabile solo su chiavetta USB.

Il delle date italiane:
venerdi 15/01 – Montichiari – Galetér
domenica 17/01 – Pisa – Exwide
martedi 19/01 – Scandiano – La Salumeria del Rock
mercoledi 20/01 – – Bar da Picchio
giovedi 21/01 – Schio (Vicenza) – Mac 2 Rock Club
sabato 23/01 – Cesena – Maison Lulù
domenica 24/01 – Segrate (Milano) – Magnolia

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Gli Arctic Monkeys live a Milano

data-concerto-Arctic-Monkeys-Palasharp-di-Milano-244x300Una data da segnare sull’agenda: martedì 26 gennaio 2010 gli Arctic Monkeys, nota band inglese, saranno a , dove terranno un concerto live al Palasharp. Il noto gruppo d’oltremanica, formatosi nel 2003, mancava da dal 2007, quando si esibì al .

Nel febbraio 2008 il gruppo ha partecipato ai BRIT Awards, vincendo come miglior inglese con “Favourite Worst Nightmare” e come migliore gruppo britannico.

Il loro ultimo , intitolato Humbug, è uscito in Italia la scorsa estate ed è balzato subito in vetta alle classifiche degli più venduti.

I biglietti sono  in vendita  sul circuito Ticketone e  su tutti gli altri circuiti a 30 € + diritti di prevendita.

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La storia del rock: i Beatles

A-Hard-Days-Night

Beatles (U.K. – 1963)

Tra tutti i 100, questo è il gruppo sul quale sono più tranquillo nel fare la recensione: qualsiasi cosa scriva, ci sarà sempre qualcuno che troverà qualcosa da criticarmi, tanto vale che quindi non mi sforzi ed esprima senza problemi le mie opinioni.
Il gruppo è inglese di Liverpool, luogo ormai diventato meta di pellegrinaggi di migliaia di fans e, cosa più unica che rara nel , è sempre riuscito a tenere la stessa line-up: McCartney, Lennon, Harrison, Starr, attorno ai quali gravitarono altri personaggi comunque sempre da considerare esterni.
Sin dai primi si è sempre percepito che ci si trovava davanti ad un gruppo che avrebbe cambiato la storia universale della musica. Da qui prendeva forma definitiva quello che poi sarebbe propriamente diventato il : la loro musica rappresentava alla perfezione quello sfogo ribelle che faceva tanto divertire i ragazzi e scandalizzare i genitori. Il primo in cui personalmente vedo qualcosa di veramente valido, fatta eccezione per qualche singolo carino e spensierato dei primi due dischi, è però il terzo “Hard Day’s Night” del 1964: non è uno di quei dischi destinati a rimanere nella storia, ma da questo momento si inizia a capire che il genere composto dal quartetto è qualcosa che va oltre l’essere un fenomeno passeggero.
E’ però col quinto , “Help”, che arriva il salto di qualità (ed arriva veramente alla grande): la canzone “Yeserday” rimarrà come una delle più famose nella storia della musica, ma andando oltre, bisogna sottolineare che è tutto l’ che inizia ad avere una struttura ben definita, una certa elaborazione e complessità. A questo punto anche i detrattori del iniziano a ricredersi, ma c’è bisogno di un’altra prova di maturità; la risposta del gruppo fu “Rubber Soul”: un parecchio più complesso e riflessivo dei precedenti; dalla critica fu accolto come quel lavoro che convinse tutti sulla loro genialità, le tematiche controverse qui trattate, come l’alcol e la droga, fecero rimanere la critica a bocca aperta. Personalmente non lo considero tra i miei preferiti, probabilmente perché il gruppo, a forza di essere sicuro di poter dimostrare che ciò che fanno lo sanno fare e bene, fa diventare il disco un po’troppo presuntuoso, con canzoni spezzate che sembrano voler essere un subliminale saggio di bravura piuttosto che pezzi musicali veri e propri, ma a questo lavoro va dato il merito indiscutibile di aver fatto da apripista a quella che a mio parere è la miglior espressione del genio dei Beatles: “Revolver” del 1966. Il genere della band oramai non ha più quella patina di melenso, quello che il gruppo esprime è una versione acidissima dei loro esordi. La versatilità dei quattro musicisti si sente a turno in ogni singola canzone dell’, facendogli iniziare il culmine della loro carriera; quest’, infatti, fece a sua volta da apripista a quello che è considerato quasi unanimemente dalla critica il miglior lavoro mai prodotto nella storia della musica : “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” del 1967. Come già detto a questo preferisco “Revolver”, ma qui è solo questione di gusti personali; quello che riconosco è che questo lavoro merita un capitolo a parte.
In quegli anni per essere presi davvero sul serio da una critica forse eccessivamente sofisticata, l’unico modo era quello di fare un “concept ”: un filo conduttore lega tutte le canzoni del disco e la musica funge da colonna sonora della storia. Nel caso di quest’, i Beatles si misero da parte, lasciando il compito di narratore al Sergente Pepper, accompagnato dalla sua Band.
Detto che si tratta di un “concept ” un altro argomento su cui bisogna parlare è, mai nella storia della musica come in questo caso, la copertina dell’: l’idea è semplice e geniale, una specie di foto-collage dove i quattro sono ritratti assieme ad altre persone o personaggi, tra cui spiccano i volti, per esempio di Albert Einstein, o di Marlon Brando; la leggenda vuole, inoltre, che nel “casting” fossero stati presi in considerazione e poi scartati, altri personaggi quali Gesù o Adolf Hitler. Tale copertina fu comunque ripresa, riadattata e personalizzata in infinite occasioni, diventando a buon diritto una delle più grandi espressioni artistiche dell’intero ‘900.
Fate queste premesse, veniamo all’ il della band si fa a tratti più psichedelico e comunque molto più contorto, l’esasperata ricerca della melodia viene messa in secondo piano, a favore di una ricerca per la sperimentazione; il risultato, soprattutto considerati i precedenti della band, lascia semplicemente sbigottiti. In questo lavoro, a differenza che in tutti gli altri passati e futuri, non c’è la canzone destinata a diventare tormentone, o il singolo che continua a girare nelle radio; in verità la canzone “Lucy in the Skies With Diamonds” diventò soggetta ad un numero di interpretazioni tutte differenti tra di loro, che solo questa meriterebbe un altro capitol a parte, ma musicalmente non è stata assolutamente concepita come singolo prettamente commerciale; tutto l’ è un unico singolo, l’errore più grosso sarebbe estrapolare un pezzo da quello che è il suo unico habitat naturale, per questo è rarissimo sentire per radio un pezzo di questo disco, nonostante sia convenzionalmente considerato il miglior di sempre. Nella sua compattezza il risultato è oggettivamente eccezionale, ma quasi incredibilmente, mi spiazza il fatto che non ci sia il super singolo.
Raggiunto il punto più alto della loro carriera, i Beatles riuscirono ancora a tenere livelli qualitativi eccellenti col seguente “Magical Mistery ”, che riprende le sonorità di “Help!”. Da questo momento in poi, però, si iniziò a percepire che le personalità dei singoli componenti erano diventate troppo forti per poter essere ingabbiate tutte in un’unica band, ed i progetti personali, soprattutto di Lennon, ebbero la priorità rispetto alle esigenze del gruppo; i lavori che seguono ne risentirono, nonostante gli in sé siano piuttosto discreti, manca tuttavia la genialità dei singoli membri. Tra questi, il disco che emerge è comunque “” del 1969, che a sua volta presenta un’altra copertina capolavoro, nella quale i quattro Beatles attraversano le strisce pedonali, in un’altra immagine destinata a diventare anch’essa simbolo del ‘900.
L’ultimo lavoro fu quel “Let it Be”, che con la sua title track funziona da perfetto pezzo di chiusura di una carriera sempre sulla cresta dell’onda.
La discografia comprende anche una serie di riedizioni, inedite, collane, che raggiunge una quantità prossima all’infinito, ma per rispetto della credibilità del gruppo penso sia meglio non soffermarsi.
Dieci anni dopo l’ultimo disco, il mito dei Beatles subì un colpo che diventò a tutti gli effetti la mazzata finale: nel 1980, a New York, John Lennon fu ucciso da un accanito (e a quanto pare invasato) fan della band, quasi a voler mettere la pietra tombale su questo pezzo di storia.