I gregari del progressive: i Focus

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Focus (Olanda – 1970)

Gli appassionati del progressive, vedendo questo nome, potrebbero commentare: “in questa biografia ci sono già i Jethro Tull, perché mettere anche questi?”; i non appassionati di progressive potrebbero dire, più semplicemente: “chi sono?”. Io li difendo a spada tratta, sebbene è necessario premettere che nonostante i miei apprezzamenti non stiamo parlando di un gruppo della serie A della scena progressive (occupata da King Crimson, Genesis, Pink Floyd e compagnia bella); a dire il vero è difficile metterli anche nella schiera di gruppi che si trova immediatamente dietro (vedi i Camel, piuttosto che i Gentle Giant). I Focus, penalizzati forse anche dal fatto che siano olandesi, sono praticamente sconosciuti ai non appassionati e in tutta verità non hanno creato un granchè. Hanno solo reinterpretato alla grandissima quanto era già stato fatto.

Il primo album meritevole di citazione è il secondo “Moving Waves”. I suoni fanno riferimento chiaro ai Jethro Tull, di cui il leader Thijs Van Leer dimostra essere un grande fan. Il risultato è chiaramente un album “baroccheggiante”dai ritmi fatati, dove vengono ad avere grande importanza, chiaramente, le parti di flauto.

Un’ulteriore dimostrazione di abilità e, in questo caso, anche di originalità, la band la da con il quarto “Hamburger Concerto” del 1974. Qui emerge anche una passione per le parti orchestrali, ed il suono risulta essere non distante da quello degli Emerson Lake & Palmer; notevole è anche la chitarra, suonata da un personaggio spesso rimasto dietro le quinte del rock: Jan Akkermann.

Gli album che seguono sono molto più diretti alla ricerca, purtroppo fallimentare, di sonorità più commerciali che cercano di attrarre un maggior numero di ascoltatori. Tra questi lavori “Ship Memories” del 1977 è l’unico che propone qualcosa di ben riuscito, nonostante fosse il primo disco senza Akkermann, che si dedicò ad una carriera piuttosto intensa di session man.

Nel 1978 lo scioglimento; 25 anni dopo arrivò una reunion con risultati trascurabili e trascurati.

Sono d’accordo nel dire che questi non siano uno dei gruppi immortali del rock, probabilmente nemmeno del progressive, ma è giusto rendergli merito per almeno due album veramente eccellenti, ed altre cose comunque meritevoli di nota (nel periodo della loro miglior produzione considero positivo anche il terzo “Focus III”). Per me questo può bastare per renderli meritevoli di una piccola attenzione.