L’alternative metal a tutto tondo degli A Perfect Circle

(U.S.A. – 2000)

Il motivo del loro nome non lo conosco, ma una cosa è sicura: non potevano sceglierne uno più adatto: come in una circonferenza tutti i punti sono equidistanti dal centro, così gli a Perfect Circle possono essere collocati al centro del panorama musicale, rimanendo equidistanti da qualsiasi genere; per comodità li possiamo collocare nell’alternative metal, o forse nel crossover (nel senso che vanno oltre i canonici generi musicali), e con uno sforzo di immaginazione non mi sembra una bestemmia se li identifico come dei Faith no More proiettati nel nostro millennio.

Parlando della discografia, l’esordio “Mer de Noms” si distingue subito per il fatto che, appunto, contiene un po’di tutto, ma senza esagerazioni: la voce è pulita ma non invedente, anzi, è piuttosto introspettiva; la chitarra è energica ma non veloce, quanto piuttosto penetrante, le atmosfere di fondo sono scure e malinconiche, ma non catastroficamente distruttive, come tanto era di moda negli anni ’90; in definitiva, l’album è molto bello per l’equilibrio che riesce a creare.
Il successivo “Thirteenth Step” non raggiunge i livelli dell’esordio, ma rimane comunque più che discreto, sebbene inizi a prevalere quella componente malinconica, che alla lunga rischia di essere pesante.
Il lavoro successivo è “eMOTIVE”: per un mio regolamento personale non dovrei parlare di album di cover, ma in questo caso è necessario fare un’eccezione: in questo disco il gruppo non rende omaggio a canzoni del passato, riproponendole in maniera bella o brutta, bensì le stravolge, togliendonoe quasi le linee ritmiche principali: il loro genere prediletto da “coverizzare” è il blues/soul, ma è d’obbligo citare la cover di “Imagine”, sicuramente una delle meglio riuscite della storia. Anche in questo caso le ritmiche malinconiche ed intimiste sono protagoniste, ma stavolta funzionano come elemento di risalto del disco, elevando il risultato finale.

Se la band abbia intenzione di continuare con la produzione, è ancora incerto, però sarebbe sicuramente un peccato che un gruppo capace di produrre lavori così affascinanti terminasse così presto la carriera.

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