Gli Ulan Bator e la scena underground moderna

Ulan Bator (Francia – 1995)

La cosa più bella del definire i 100 gruppi più importanti della storia del rock è che non esister un parametro assoluto per definire queste band: esisterebbe una logica che mi fa escludere alcuni gruppi commercialmente difficili da proporre a tutti, ma per il resto nessuno mi può proibire di sbizzarrirmi quanto mi pare.

Gli Ulan Bator sono un gruppo tuttora attivissimo: sconosciuti ai più, sono invece stati capaci di proporre cose veramente interessanti; il loro genere è un rock elettronico con fortissime influenze derivanti dalla musica psichedelica, dal krautrock tedesco e, in minor misura, dal progressive.

Gli esordi, pur essendo interessanti, danno uno spazio alla sperimentazione francamente eccessivo, e questo si rivelò un difetto per un riconoscimento commerciale molto minore di quello che avrebbero meritato, ma bisogna anche dire che l’ascolto di questi lavori è piuttosto difficile, e risultano essere a tratti un po’troppo frammentari e fini a se stessi.

Nel 2000 il gruppo arriva al quarto album: “Ego Echo”, ed è qui che le cose iniziano a cambiare in maniera sensibile: innanzitutto è il primo disco della band con tutti i pezzi cantati; in secondo luogo, l’eccessiva sperimentazione lascia il posto ad atmosfere più ambient e pacifiche, facendo risultare il lavoro molto rilassante all’ascolto. Una nota a margine: alla batteria, finalmente, troviamo un italiano: Matteo Dainese.

Il gruppo continua con gli anni su questo stile pacifico, finché nel 2005 arrivò a produrre lo splendido “Rodeo Massacre”: cantato come gli altri lavori prevalentemente in inglese e francese, rappresenta l’ottimo sviluppo di “Ego Echo”; le canzoni ed i suoni sono molto più curati, viene lasciato spazio alla fantasia, ma tutto è contenuto all’interno di una metrica musicale ben definita e molto bella da ascoltare.

Il fatto principale che mi ha spinto a mettere gli Ulan Bator in questa classifica è principalmente dato dal fatto che, essendo ancora in attività, possono benissimo migliorare ulteriormente. Le possibilità di staccarsi definitivamente dall’underground ci sono, se continuano a fare lavori come l’ultimo può diventare qualcosa di più che un gruppo di nicchia.

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