La carriera dei R.E.M.
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R.E.M. (U.S.A. – 1983)
Parlare della carriera dei R.E.M. è come percorrere le tappe della via di una persona di successo: gli inizi passati ad interpretare un rock di tipo classico; una seconda parte di carriera dedicata ad esaltare le proprie capacità, diventando così il gruppo preferito nei college americani; una terza fase in cui sperimentano qualcosa di più impegnato, ed una finale nella quale da alunni sono diventati maestri.
I primi album, appunto, pur non essendo male nel complesso, denotano comunque una certa inesperienza da parte della band, che si limita ad eseguire dei pezzi palesemente ispirati al classico folk rock; nonostante ciò, l’album di esordio “Murmur”, pur nella sua semplicità, è veramente notevole.
Il quinto album,“Document” del 1987, rappresenta invece una prima svolta: il gruppo inizia a sperimentare suoni più legati all’alternative rock ed al rock psichedelico, pur lasciando il cordone ombelicale che lo vede legato al folk tradizionale; il risultato è un gran bel lavoro, completo e maturo. La band sfruttò questo lavoro un po’come una tesi di laurea da illustrare al proprio datore di lavoro: la Warner Bros. E’impressionante come il cambio di etichetta discografica possa rappresentare una svolta così netta nella carriera di un artista; “Green” è il primo album con la nuova casa discografica, e pur rimanendo sugli alti livelli di “Document”, fa notare una differenza immensa nella produzione, e tale miglioramento permise ai R.E.M. di iniziare la scalata ad un successo di livello universale, che arriverà col seguente “Out of Time”; l’album è semplicemente eccezionale. Le tematiche proposte sono quelle tipiche di un rock classico, allegro e movimentato, a tratti introspettivo; i singoli “Shinny Happy People” e soprattutto “Losing My Religion” diventano due successi mondiali e rappresentano al massimo la vena creativa del gruppo.
Nel 1992 arriva un ulteriore passo avanti: “Automatic for the People”, la vera punta di diamante del gruppo. Dall’uscita dell’album fino ai giorni nostri non riesco a trovare nessun altro disco che riesca a superarlo. Si tratta di un capolavoro nel quale le tematiche riflessive ed i suoni cupi e rallentati cospargono l’album di una atmosfera del tutto particolare. La band raggiunse una maturità che andò oltre l’immaginabile.
Negli anni successivi, come era normale prevedere, i R.E.M. non riuscirono a ripetere il successo artistico della loro opera magna; commercialmente parlando, però, avevano ottenuto una credibilità tal per cui ogni lavoro da loro prodotto diventava un successo mondiale. Musicalmente hanno continuato a scegliere la linea melodica di “Automatic for the People”, artisticamente i risultati sono stati di gran lunga inferiori. Nei successivi cinque album spiccano soltanto alcuni singoli e nonostante il successo commerciale ottenuto grazie anche al forte carisma del leader, il cantante Mike Stipe, e ad un lodevole impegno del gruppo per il sociale, in particolare per quanto riguarda l’ecologia; artisticamente parlando, però, si trova poco di rilevante.
“Accelerate” del 2008 viene dopo questo periodo, e rappresenta un deciso ritorno alle origini; come dice la parola stessa le canzoni sono molto più veloci che negli ultimi dischi, magari meno impegnate e più facili all’ascolto, ma sicuramente più incisive. Si tratta di un bel ritorno che, si spera e si suppone, avrà ancora seguito.
