Il supergruppo degli anni ’80: Asia
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Asia (U.K. – 1982)
Certe volte chi ti ha supportato per tanti anni finisce per diventare il tuo principale denigratore. Così deve aver pensato Steve Howe dopo che “Asia”, l’album di esordio del gruppo, fu universalmente apprezzato dal grande pubblico, ma denigrato da gran parte dei fans del progressive più classico.
Gli Asia sono un supergruppo, inizialmente composto dagli ex Yes Geoff Downes e Steve Howe, dall’ex King Crimson John Wetton, e da Carl Palmer, che già abbiamo visto con Atomic Rooster ed Emerson Lake & Palmer (e già che ci siamo, ribadiamo che ha militato anche nei Crazy World of Arthur Brown). Come detto, questa è la formazione originale e più rappresentativa, il raccontare i numerosi cambi finirebbe con il diventare solo un mero elenco.
Tornando all’album di esordio, si capisce subito che col progressive precedentemente proposto c’è ben poco in comune, ma questo non toglie il fatto che ci troviamo davanti ad un super capolavoro, anzi, uno dei migliori dischi degli anni ’80. Il genere proposto è in perfetta armonia con i gusti del tempo: le tastiere sono pompose ed imperano su ogni canzone, ma senza risultare di cattivo gusto, tutt’altro; dal primo all’ultimo secondo il disco trasmette un’energia tale da far sentire l’ascoltatore come partecipe di un evento galattico. Se le tastiere sono la parte trainante delle canzoni del gruppo, c’è anche da notare la voce di Wetton, molto più alta e trionfante che con i King Crimson. Il risultato finale è un album di facile ascolto e commercialmente azzeccato, per questo diventò un successo assoluto.
Avanti con la stessa formula vincente, gli Asia producono un altro ottimo album, “Alpha”, che ha il solo difetto di essere il successore del loro esordio, per cui, pur essendo molto valido, risulta essere un po’ripetitivo alla lunga. Stesso discorso vale per il terzo “Astra”, accolto eccessivamente male dalla critica, pur essendo un album più che discreto, manca in diversi momenti di quei ritmi di tastiera così coinvolgenti che avevano fatto la fortuna del gruppo.
Andando avanti con gli anni, la band sembrò preoccuparsi più dei cambiamenti di line-up che della musica: per l’album successivo passarono sette anni, ed il risultato finale lascia quanto meno perplessi; le cose non vanno meglio con i successivi, degni di nota soltanto per il fatto che anche questi, come tutti i dischi della discografia, hanno un nome composto da una parola che inizia con la lettera A; di notevole ci sono anche le copertine. “Silent Nation” del 2004 e “Phoenix” del 2008 si distaccano da tutti questi lavori: oltre al fatto che il nome degli album non iniziano con la A, c’è anche da notare il fatto che ai ritmi trionfali dei precedenti vengono preferite delle ballate introspettive, ma anche qui il risultato non è molto positivo.
Degli Asia rimarrà comunque il ricordo che negli anni ’80 hanno dato una vera sferzata di energia, con un rock non eccessivamente complicato, ma di grandissimo impatto.
