Dire Straits: uno dei migliori gruppi rock degli anni ’70-’80
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Dire Straits (U.K. – 1978)
Se il rock è riuscito a sopravvivere agli attacchi bilaterali di punk e pop, questo lo si deve ad alcuni martiri; tra questi, coloro che più di tutti si tennero fedeli alle linee guida classiche furono i Dire Straits, che ebbero l’ulteriore merito di adattare il tutto alle sonorità in voga di quel periodo.
L’omonimo esordio è catalogato (non so veramente perché) come punk; in verità spiegare il genere del gruppo è davvero facile: classico rock anni ’70 che prende spunto sia dai canoni britannici sia da quelli americani; c’è però un particolare che funziona da valore aggiunto della band: la splendida chitarra di Mark Knopfler, che accompagna costantemente tutti i pezzi meglio riusciti del gruppo; l’album si eleva decisamente dal punk dell’epoca, è perfino imbarazzante il paragone; pur vivendo della luce riflessa del singolo “Sultans of Swing” (forse il pezzo più famoso di tutta la loro carriera), bisogna sottolineare che il disco presenta in tutta la sua durata parecchi altri spunti interessanti.
“Making Movies” è il terzo album; nel suo complesso non raggiunge l’esordio, ma comprende alcuni dei pezzi meglio riusciti della band, uno su tutti “Romeo & Juliet”. Nell’album è la chitarra di Knopfler, molto più della voce, ad essere l’io narrante delle canzoni.
Nel 1983, poi, i Dire Straits fanno uscire il quinto “Brothers in Arms”. Questo è sicuramente uno dei punti più alti dell’intero panorama rock degli anni ’80, un capolavoro assoluto. La chitarra di Knopfler è più che mai protagonista assoluta, dando il ritmo ai brani ed esaltandoli al tempo stesso, mischiando in maniera perfetta talento ed orecchiabilità. Le canzoni degne di nota si sprecano, ma, paradossalmente, quelle meglio riuscite sono “Walk of Life”, che segue un riff di tastiera e “Your Latest Trick”, ritmata dal sassofono. La chitarra, comunque, ha modo di farsi notare all’interno di ogni singola canzone.
Tra “Brothers in Arms” ed il successivo album da studio “On Every Street” passano addirittura otto anni, nei quali Knopfler sembra più interessato ai progetti personali che a quelli della band; il disco non ha il successo di pubblico del precedente, ma forse è stato eccessivamente sottovalutato: per le sonorità si può tranquillamente definire il seguito ben riuscito del loro capolavoro, con il difetto che è capitato in un periodo storico in cui all’interno del panorama rock c’era una grandissima ricerca di sonorità alternative, col venir meno di quelle classiche.
Il gruppo, più che sciogliersi, decise di spegnersi lentamente ed in silenzio; Mark Knopfler continuò con la sua carriera da solista, con qualche alto e basso. Egli è tuttora in attività e sembra aver un particolare talento per le colonne sonore: avrà moto di farsi risentire; c’è da ripetere che nessuno è riuscito a tenere vivo negli anni ’80 il puro rock come i Dire Straits.
Luglio 24th, 2009 at 3:00 am
Puoi dire tutto quello che vuoi perchè, per fortuna, oggi abbiamo tutti ancora questa possibilità.
Ma sei sicuro che i Dire Straits siano stati un gruppo rock? e per giunta (secondo te) uno dei migliori?
Viene il dubbio che tu di rock ne abbia ascoltato davvero poco, forse per questo fai confusione.
Comunque niente da dire, nel loro genere i Dire Straits sono sicuramente bravi.
Io non li disdegno, anzi a volte li ascolto, però mi piace molto di più ascoltare rock… ROCK, capisci?
saluti, Riccardo
Luglio 24th, 2009 at 6:20 am
Ciao!
Ho riletto l’articolo, e… confermo che quello che ho scritto è esattamente quello che penso. Non esiste una formula matematica per misurare cosa è rock o cosa non lo è, ed alla mia percezione i Dire Straits rappresentano (con gli adattamenti ai tempi in cui si trovano) un gruppo Rock anche piuttosto canonico. Se mi trovi qualche termine di paragone ti posso rispondere cosa mi suona più Rock, ma ti ripeto, non ho uno strumento di misura.
Novembre 10th, 2009 at 4:47 am
Ciao, sono Shur ed essendomi imbattuto per caso in questo articolo non posso non intervenire…
I Dire Straits sono il gruppo che amo più di ogni altro, grazie al quale sono arrivato alla musica, e penso di conoscere Mark Knopfler abbastanza bene chitarristicamente parlando.
Ebbene, Knopfler è’ indubbiamente uno dei chitarristi più originali degli ultimi vent’anni e uno di quelli che meglio hanno assimilato l’essenza del blues e del country-rock. Lui suona da sempre con i polpastrelli di pollice, indice e medio, senza plettro, mantenendo anulare e mignolo appoggiati alla cassa. Anche dal punto di vista timbrico la chitarra di Knopfler possiede un’originalità assoluta, con un suono pulitissimo.
“Una volta che impari il fingerpicking sulla chitarra acustica”, dice lo stesso Mark, “cambia il modo in cui suoni la chitarra elettrica. Così ho iniziato a suonare la Stratocaster in modo meno distorto differenziandomi dai molti chitarristi che suonano heavy tutto il tempo”.
A mio avviso, ma è solo il mio pensiero del tutto opinablie e non condivisibile, entrambi state commettendo un errore di fondo: i Dire Straits a differenza di altri gruppi non possono essere incasellati in un genre musicale perché durante la loro carriera hanno prodotto canzoni rock – pop – blues – country – ballate di influenza celtica etc…
Lo stesso Mark Knopfler afferma ciò che ho appena scritto in un’intervista alla BBC nel lontano 1987.
Ciao – Shur