L’hard rock duro e puro degli Uriah Heep
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Uriah Heep (U.K. – 1970)
Nel calderone dei gruppi che dopo aver fatto il loro tempo hanno voluto continuare in maniera indefessa a produrre album, col risultato di fare del male a loro stessi, sicuramente vanno inseriti gli Uriah Heep.
Il genere proposto dalla band è il tipico hard rock britannico degli anni ’70, niente di più, niente di meno.
L’esordio “Very ‘Eavy, Very Umble” magari non è il miglior album hard rock della storia, ma non mi vergogno a ritenerlo il più rappresentativo dell’intero genere: i riff di chitarra sono distorti fino all’inverosimile, i pezzi sono veloci ed incisivi, la voce è altissima (almeno per gli standard del periodo); l’album, nella sua semplicità, è veramente eccezionale.
Dopo un buon riscontro di critica e pubblico, la band provò ad evolvere il proprio sound, ed il seguente “Salisbury” è sicuramente l’episodio più atmosferico ed orchestrale della carriera della band; le metriche sono più sofisticate, ma il disco perde di quella rabbia primordiale che era stata la carta vincente dell’esordio. In definitiva, l’album è bello ed originale, ma il gruppo dimostra di non essere molto adatto per le alchimie tecniche.
Il seguente “Look at Yourself” rappresenta una decisa marcia indietro: nonostante la rabbia dell’esordio si sia un po’ persa, ritornano i ritmi prettamente hard rock che rendono il disco veloce e vivace all’ascolto.
Nel 1972 il quarto album “Demons & Wizards” rappresenta il maggior successo commerciale della band; personalmente preferisco la primordialità dell’esordio, ma è vero che artisticamente rappresenta un ottimo lavoro, ed il singolo “Easy Livin’” rimarrà il loro più grande successo e con gli anni diventerà uno dei pezzi più coverizzati della storia. La formula è quella vincente: hard rock, niente di più.
Raggiunto l’apice del successo, la band inizia a mischiare il loro stile tipico con ritmi più tendenti al blues, senza però trascurare l’energia sprigionata in ogni disco; di questo periodo è meritevole di una citazione “The Magician’s Birthday” del 1972. Cinque anni dopo, la band propone con “Firefly” un ritorno alle sonorità degli esordi discretamente riuscito. Questo rimarrà, purtroppo, l’ultimo disco degno di nota della band.
I seguenti lavori partono da un periodo in cui vengono abbracciati i ritmi del folk rock (i lavori fino agli anni ’80), per arrivare poi ad intraprendere la strada dell’heavy metal, che tuttora percorrono. Di questo periodo non c’è molto da salvare, anche a causa dei continui cambi di formazione: il cantante David Byron lasciò il gruppo nel 1976 e da lì ai giorni nostri l’unico album degno di nota è stato il già citato “Firefly”. Gli avvicendamenti alla voce furono numerosissimi, e questo chiaramente non giovò al gruppo, ma la vera mazzata la band la ebbe nel 1980, quando il tastierista Ken Hensley, fino a quel momento forse il vero leader della band, decise di lasciare.
Nel 2008, dieci anni dopo, il gruppo è tornato a produrre un nuovo album da studio, ma questo non ha fatto altro che screditare ulteriormente il nome della band. Peccato, perché quanto fatto all’inizio degli anni ’70 vale di più di quanto gli sia stato effettivamente riconosciuto.