Un altro gruppo che ha fatto la storia del Rock: i Doors
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Doors (U.S.A. – 1967)
All’eterna domanda: “Chi è stato il miglior gruppo della storia del rock tra Beatles e Rolling Stones” c’è un gruppo, nemmeno troppo sparuto, di persone che risponde: i Doors. Io mi associo a questo terzo partito.
Autori di un rock maledetto, volto a scandalizzare, lasciare a bocca aperta, e soprattutto pieno di talento, i Doors esordiscono col loro omonimo “The Doors” nel 1967. Vedrete che il mio album preferito in assoluto nella storia del rock è “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson, ma questo si aggiudica la seconda posizione. Già dalle prime note del super classico “Break on Thruough” si capisce che questo, più che un album musicale è un continuo viaggio dal Paradiso all’Inferno e viceversa, senza fermate intermedie. Le ritmiche proposte sono talvolta celestiali, talvolta esoteriche fino all’inverosimile, ma sempre e comunque piene di atmosfera. I protagonisti in tal senso sono il chitarrista Robert Krieger e, ancora di più, il tastierista Raymond Manzarek, sicuramente il più grande tastierista della storia del rock. A tutto questo bisogna aggiungere uno strumento musicale che solo i Doors possono vantare: la voce di Jim Morrison, narratore quanto mai perfetto per descrivere questo viaggio tra Inferno e Paradiso; anche in questo caso stiamo parlando di uno dei più grandi talenti musicali mai esistiti, e probabilmente del più grande leader carismatico della storia della musica. Nel disco ci sono altri due singoli destinati a rimanere nella storia: “Light My Fire” e “The End”, canzoni perfette a sintetizzare la genialità del gruppo, ma è ogni singola canzone del disco a rappresentare un tipo di rock che non ha mai avuto precedenti e probabilmente non avrà mai successori.
“Strange Days” è il secondo album, e anche qui non andiamo lontano dai primissimi posti della classifica dei migliori album della storia; fra i tre strumenti nei quali i Doors primeggiano (chitarra, tastiera, voce) qui è proprio quest’ultima a prendere il sopravvento; questo risulterà essere il lavoro più introspettivo della band.
Nel 1968 esce il terzo “Waiting for the Sun”risposta dei Doors all’intervento americano in Vietnam; loro, considerati come personaggi negativi, propongono l’amore come alternativa alla guerra; è forse il disco più impegnato per quanto riguarda i testi, e musicalmente le peculiarità del gruppo sono ancora espresse al massimo; inutile dire che anche questo è uno dei migliori album della storia.
Il quarto disco è “The Soft Parade”, e qui c’è un primo vero cambiamento: la voce di Jim Morrison mai è stata così tanto protagonista, ed unita alle nuove sonorità di Manzarek, più tendenti a nuove sperimentazioni come anche lo swing, fa sembrare il lavoro una specie di omaggio al talento di Jim Morrison. In questo album si vede anche un netto avvicinamento a quel blues che sarà grande protagonista nell’ultima parte della loro carriera.
“Morrison Hotel” è l’album successivo, e rappresenta, incredibile a dirsi, il primo passo indietro rispetto agli elevatissimi standard del gruppo: la canzone di apertura “Roadhouse Blues” è uno dei pezzi più famosi della storia, ma il resto del disco non soddisfa le aspettative: è un classico blues suonato più che discretamente, con solita protagonista la voce di Jim Morrison, ma è considerabile “solamente” come un ottimo album blues, non come una pietra miliare della musica; il capolavoro, comunque, non tarda a tornare: “L.A. Woman” è il sesto ed ultimo album da studio. Le sonoritò atmosferiche, a tratti celestiali, a tratti maledette del primo album sono state decisamente abbandonate a favore di quello che sembra essere il nuovo amore della band: il blues. La creatività del gruppo qui emerge molto di più che nel suo predecessore; l’unica eccezione musicale, che rappresenta un ritorno alle origini, è la canzone “Raiders on the Storm”, canzone atmosferica che rappresenta, neanche a farlo apposta, il sipario che si abbassa sul gruppo. Il 3 Luglio 1971 Jim Morrison viene trovato morto nella vasca da bagno del suo appartamento di Parigi; il cadavere, a dire il vero, è stato visto solo dalla sua compagna e dal medico, dando così il via ad una serie di leggende metropolitane su una presunta fuga chissà dove.
Non ho voluto parlare di quegli eccessi che hanno sempre accompagnato la vita dei componenti della band, perché li ritengo un dettaglio assolutamente di secondaria importanza rispetto al talento musicale, ma è arcinoto che anche il loro stile di vita sia stato un argomento di interesse per la storia del rock.
Jim Morrison era chiaramente impossibile da rimpiazzare, per cui il gruppo si è limitato a cercare di fare uscire qualche album postumo con la voce presa da registrazioni precedenti; preferirei non dire quello che penso a riguardo. Nel 1973, comunque, arrivò lo scioglimento definitivo, sebbene ci siano continue ristampe, greatest hits o quant’altro.
A mio modesto parere, i Doors hanno rappresentato la pagina più bella della storia del rock
